Cancellazione del debito e uscita dall’euro, perché da oggi i mercati sull’Italia ballano

Lega e 5 Stelle chiederanno alla BCE di condonarci 250 miliardi di euro di debito pubblico. E a Bruxelles proporranno di rendere possibile l'uscita dall'euro sul piano legale. Siamo all'antipasto di uno scontro con l'Europa, massima attenzione ai mercati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lega e 5 Stelle chiederanno alla BCE di condonarci 250 miliardi di euro di debito pubblico. E a Bruxelles proporranno di rendere possibile l'uscita dall'euro sul piano legale. Siamo all'antipasto di uno scontro con l'Europa, massima attenzione ai mercati.

E’ quasi pronto l’accordo sul programma tra Lega e Movimento 5 Stelle, mentre avanza l’ipotesi di una staffetta tra i due leader per la guida del governo. Insomma, l’intesa riguarderebbe l’intera legislatura, altrimenti non si capirebbe come Matteo Salvini possa cedere la premiership a Luigi Di Maio o viceversa per tutta questa fase iniziale. Sfiorata la rottura lunedì, bisogna ricordare come nella legislatura appena iniziata dovrà eleggersi il nuovo capo dello stato, occasione ghiotta per le due formazioni euro-scettiche per rivoluzionare tutti i vertici istituzionali italiani. Andando al programma, ieri Huffington Post ne ha pubblicato una bozza datata 14 maggio, ovvero l’altro ieri. E i contenuti appaiono esplosivi nella parte che riguarda l’economia. Vi proponiamo i tratti più salienti, anticipandovi che già da oggi i mercati finanziari potrebbero iniziare a scontare uno scenario di scontro aperto tra Roma e Bruxelles con la nascita in vista di un governo populista in Italia.

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Cancellazione del debito, richiesta choc alla BCE

Il programma penta-leghista ambisce a tagliare il rapporto debito/pil. Sin qui, quasi una mano tesa alla UE. Ma è sul come che ai commissari e alle altre cancellerie europee drizzeranno i capelli. Già, perché gli sherpa di Salvini e Di Maio chiedono la cancellazione di 250 miliardi di debito italiano che saranno in mano alla BCE entro il termine del “quantitative easing”, il programma di acquisto di vari assets di Francoforte, che dovrebbe concludersi entro settembre. Secondo M5S e Lega, così verrebbe abbattuto il 10% del nostro debito. Il punto è un altro: la cancellazione di quello in mano alla BCE appare problematica sul piano politico. Non la avallerebbero certamente le altre banche centrali nazionali dell’Eurozona, tutte azioniste dell’istituto. Perché mai, a quel punto, il governatore Mario Draghi dovrebbe condonare i bond all’Italia e non, ad esempio, alla Grecia? E perché non anche a economie come la Germania, che hanno fatto molto bene i compiti sul piano fiscale? Insomma, corriamo solamente il rischio di fare esplodere tensioni politiche e finanziarie da oggi stesso. Non a caso, ieri sono scesi in campo due “falchi” della Commissione, i vice-presidenti Valdis Dombrovskis e Jyrki Katainen, i quali hanno avvertito proprio sul rispetto del Patto di stabilità e si sono appellati anche sul mantenimento delle attuali politiche migratorie.

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Possibile uscire dall’euro

Non è finita, perché si parla anche di modificare i trattati europei, inserendo una clausola di “opt-out” permanente, in base alla quale ciascuno stato aderente all’Eurozona possa uscirne. Non si chiede l’uscita dall’euro, bensì la possibilità legale di farlo. Altro fatto esplosivo, perché porrebbe fine alla “irrevocabilità” dell’euro, secondo la definizione più volte reiterata da Draghi, mentre sarebbe come se ai mercati si dicesse che l’Italia e le altre economie più economicamente deboli dell’area, in casi estremi, opterebbero per uscire dall’unione monetaria. Inoltre, servirebbe un accordo politico europeo, che sul tema non esiste ad oggi affatto.

Restando sempre in Europa, il programma penta-leghista punterebbe anche a rivedere il contributo dell’Italia nel prossimo bilancio. In che senso? Poiché sono in vista tagli al fondo agricolo e ai contributi erogati alle aree depresse, tra cui il Meridione, probabile che il governo giallo-verde voglia ridurre gli stanziamenti alla UE, che annualmente ammontano a circa 4-5 miliardi di euro in più di quanto l’Italia incassi. Insomma, si andrebbe allo sconto di thatcheriana memoria. Altro probabile ragione di scontro con Bruxelles, per quanto la richiesta stavolta non sarebbe insensata: i nostri fondi sostengono quella stessa Europa dell’est, che con una mano prende e con l’altra ci alza il dito medio, abbandonandoci al nostro destino su capitoli come l’immigrazione.

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L’aiutino della Cdp

E in tema ancora di debito, Lega e 5 Stelle parlano di vendere 200 miliardi di euro del patrimonio immobiliare pubblico alle stesse famiglie italiane, attraverso la pratica delle cartolarizzazioni. In sostanza, lo stato venderebbe quote dei propri immobili, “impacchettandolo” in un titolo finanziario. La misura abbatterebbe il debito pubblico di oltre il 10% del pil. Questo punto, per quanto di non facile attuazione (tanto da non essere in sé nemmeno originale), sarebbe tra i più condivisibili e risulterebbe eventualmente apprezzato anche in sede europea.

E la Cassa depositi e prestiti si confermerebbe la “longa manus” dello stato in economia. Si accollerebbe quote di società partecipate, tra cui Enel, Eni, Fincantieri, Poste, etc., per un valore di 70 miliardi. Obiettivo: abbattere anche in questo caso il debito pubblico, stavolta per un altro 5% circa del pil. Non è chiaro se la Cdp debba rivendere successivamente tali quote. Se così non fosse, si tratterebbe di una partita di giro tra i bilanci delle partecipate statali, anche se contabilmente aiuterebbe a fare cassa.

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Le misure su tasse e lavoro

Novità importante sul lavoro: verrebbero reintrodotti i voucher, quelli tanto contestati dall’M5S, in particolare. Cambierebbero di nome, con l’obiettivo di agevolare le assunzioni temporanee delle imprese, purché non si prestano ad abusi ai danni del lavoratore. Quanto alla legge Fornero, più che di cancellazione si parla di 5 miliardi stanziati per sostenere l’uscita dal lavoro di chi possegga almeno 41 anni di contributi o di chi rientri nella quota 100 (somma tra età anagrafica e contributi). E sul reddito di cittadinanza, il punto più saliente riguarda la richiesta di utilizzare gli stanziamenti UE al fondo sociale, come da provvedimento dell’Europarlamento A80292/2017. Infine, sulle tasse: “pace fiscale” tramite stralcio delle cartelle con il pagamento di un minimo subito, ma carcere per gli evasori. E la “flat tax” prevederebbe aliquote fisse e deduzioni legate al reddito.

Se il programma fosse attuato nella sua interezza, il debito pubblico verrebbe abbattuto per oltre 500 miliardi, ovvero per qualcosa come quasi 30 punti percentuali rispetto all’attuale pil. Solo in parte, però, tale riduzione sarebbe perseguibile con le sole forze del governo, perché la cancellazione del debito da parte della BCE richiede, appunto, che sia la stessa creditrice ad avallare una misura contraria al suo statuto, che vieta pratiche di monetizzazione dei debiti sovrani. Certo, i tedeschi sospettavano che si sarebbe potuti arrivare a tanto in sede di approvazione del “quantitative easing”, tanto che la Bundesbank non avallò il programma di acquisto dei bond. Ripudiare il debito appare una misura così scioccante sul piano politico-finanziario, che già in queste ore ci aspettiamo che lo spread BTp-Bund e il cambio euro-dollaro ci segnalino nervosismo. Se non si percepirà la tempesta finanziaria del 2011-’12 per il momento sarà solo per la presenza della BCE sul mercato dei nostri bond. La stessa di cui vorremmo approfittarci per trovare la scorciatoia verso il risanamento fiscale.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia, Politica, Politica italiana

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