Campagna elettorale finita, il voto sui leader: le pagelle della redazione

I voti sui leader politici in questa campagna elettorale. La classifica sui 10 in corsa per la vittoria di domenica presenta qualche sorpresa rispetto alle attese.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I voti sui leader politici in questa campagna elettorale. La classifica sui 10 in corsa per la vittoria di domenica presenta qualche sorpresa rispetto alle attese.

Poche ore e scatterà il silenzio elettorale, al termine di una campagna certamente né entusiasmante, né sentita granché dagli italiani, scarna di reali contenuti e colma di attacchi e insulti, oltre che di violenze di piazza alle quali non eravamo abituati da un pezzo. Ma quale leader è stato capace di comunicare meglio il suo messaggio e di emergere dalla contesa? La redazione di Economia-Politica ha dato le pagelle, che non rappresentano una preferenza, bensì un voto da 1 a 10 per la capacità mostrata nel condurre la campagna elettorale. Iniziamo dal basso:

Pietro Grasso, 2,5: da presidente del Senato avrebbe goduto di una visibilità ambita dai più, essendo seconda carica dello stato. Ma non solo non è riuscito ad emergere sul piano mediatico da quando è leader di Liberi e Uguali, la formazione alla sinistra del PD, egli non è stato nemmeno in grado di portare avanti tematiche proprie della sinistra, come l’abolizione delle tasse universitarie, mentre ha rovinato gli ultimi giorni di campagna elettorale al suo partito con un’intervista-suicida, in cui si è detto pronto a governare insieme a Silvio Berlusconi e Matteo Renzi per riscrivere la legge elettorale. In tanti l’hanno percepita come un via libera all'”inciucio”, non un grande biglietto da visita per chi vorrebbe guidare alle urne la sinistra italiana;

Beatrice Lorenzin, 3: la sua lista Civica Popolare è rappresentata graficamente da un fiore “petaloso”, per dirlo con le parole del ministro della Salute. In queste settimane, tuttavia, non è riuscita a farsi interprete di una sola istanza in grado di lanciarla nella mischia della contesa elettorale. Ha saputo comunicare solo il concetto per cui non sta più con il centro-destra, perché dentro c’è una Lega di Matteo Salvini che non le piace. Nessuno tra i suoi vecchi compagni di coalizione si starebbe strappando i capelli;

Raffaele Fitto, 4,5: a capo di Noi con l’Italia è parso imbarcare disperati in cerca di un seggio in una sorta di arca di Noè, più che guidare una squadra con un programma distinto dal resto della coalizione, cosa che pure gli era riuscito fare fino alla fine dello scorso anno. La quarta gamba del centro-destra è risultata impalpabile;

Matteo Renzi, 5,5: è il vero flop di questa campagna elettorale. Maestro della comunicazione, ci saremmo aspettati fuochi di artificio e, invece, nulla. L’unica sua battuta che lo ha reso al centro delle attenzioni mediatiche per qualche ora è stata fatta nel lontano gennaio, quando ha proposto l’abolizione del canone Rai, scatenando le ire di pezzi del governo e del suo stesso partito. Non ha comunicato alcuna proposta d’impatto, non è stato artefice di una qualche frase memorabile, ha lasciato che gli altri giocassero e risultano penosi persino gli spot sul web interpretati dal segretario democratico con auto-ironia sulle ragioni per cui, tutto sommato, si dovrebbe votare PD. E’ riuscito ad apparire antipatico persino in questa occasione;

Luigi Di Maio, 6: sufficienza meritata, non di più. E’ leader di un partito che si vota da solo, vista la rabbia trasversale tra i cittadini italiani. Ha pasticciato un po’ con l’euro, mentre non è certo colpa sua lo scandalo “rimborsopoli”, che gli avversari sono andati a costruire ad arte. Comunicazione in sé brillante e rassicurante per i suoi 31 anni, ma non sembra avere portato un valore aggiunto al suo Movimento 5 Stelle, che prenderà una barca di voti, ma forse non tanti in più di quelli che avrebbe preso ugualmente senza il giovane di Acerra come candidato premier;

Giorgia Meloni, 6,5: efficace nella comunicazione, preparata, a parte un mezzo scivolone sul Museo Egizio di Torino, non sembra avere sbagliato un colpo. Eppure, resta schiacciata elettoralmente e politicamente dal suo trovarsi al centro tra le posizioni e i toni centristi di Forza Italia e quelli più “ruspanti” della Lega. Di fatto, ha mancato di lanciare una proposta che nell’immaginario nazionale dovrebbe spingere gli italiani a votare lei e non gli altri della sua coalizione;

Emma Bonino, 6,5: ambisce a superare lo sbarramento del 3%. Ha avuto ilap.  coraggio di presentarsi di questi tempi con una lista dal nome +Europa, proponendo maxi-aumenti di IVA e la reintroduzione dell’IMU per tagliare Irpef e Irap. Certo, punta su una nicchia di elettori, per cui si può permettere di essere controcorrente. Ad ogni modo, una buona campagna elettorale per chi sembrava certa candidata del PD fino a qualche mese fa;

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Paolo Gentiloni, 7: non è ufficialmente candidato a queste elezioni, ma nei fatti corre lo stesso per restare a Palazzo Chigi. Non è uomo mediatico, ma si distingue proprio per i suoi toni misurati, la sua proverbiale calma, il suo modo di essere bonario e mai sopra le righe. Ha difeso l’operato del suo governo senza mai eccedere in espressioni che si prestassero all’ironia o agli attacchi degli avversari. Di fatto, è l’anti-Renzi per eccellenza sul piano della comunicazione e funziona;

Matteo Salvini, 8: corre per vincere, per fare il premier. Non sa più come spiegarlo. Ha fatto campagna piazza dopo piazza, studio televisivo dopo studio televisivo. Piacciano o meno le sue idee, le sa esprimere con concetti alla portata di tutti e, soprattutto, ai suoi comizi raduna folle, nella speranza (per lui) che si traducano in voti. Ha polemizzato tanto con l’alleato Silvio Berlusconi, ma proprio per questo si è costruito un’immagine di chi, dalle posizioni di centro-destra, punta a rendersi autonomo dal berlusconismo, con una visione propria sull’Europa, in particolare. Oggetto di attacchi personali anche pesanti, specie dopo i fatti di Macerata, è riuscito a tenere testa a tutti e domenica potrebbe essere premiato;

Silvio Berlusconi, 8,5: ancora lui? Sì. A 81 anni suonati e un cuore che ha ceduto meno di due anni fa, dimostra di essere più arzillo dei suoi avversari trentenni e quarantenni. Ha un fiuto innato per la comprensione degli umori tra gli italiani. Certo, non è quello di un tempo, si affatica di più facendo ben meno. Non ha tenuto comizi in piazza, sostenendo che risulterebbe più efficace parlare in TV e alla radio a milioni di persone in una volta, celando le sue condizioni non sempre ottimali di salute. Eppure, a 25 anni dalla sua “discesa in campo”, è sempre lui che batte i tempi della politica e domina i temi. Tutti gli italiani hanno imparato a pronunciare flat tax, tutti rincorrono le sue pensioni minime (a 1.000 euro al mese), tutti devono fare i conti con i 600.000 rimpatri promessi di clandestini ed è riuscito nel miracolo terreno di spingere l’Europa a tifarlo, quando lo avrebbe benissimo voluto vedere a tempo indeterminato a Cesano Boscone fino a qualche anno fa. Il suo segreto? Non farsi cruccio di quello che dicono e pensano gli altri e spararla anche grossa, purché buchi il tubo catodico.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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