Cambio meno rigido, liberalizzazione appena iniziata per questa economia

Cambio indebolito, niente drammi per questa economia emergente, che cresce ordinatamente e punta a diventare un centro finanziario a quattro passi da casa nostra.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cambio indebolito, niente drammi per questa economia emergente, che cresce ordinatamente e punta a diventare un centro finanziario a quattro passi da casa nostra.

Bank al-Maghreb, com’è conosciuta la banca centrale del Marocco, ha annunciato venerdì scorso che il tasso di cambio tra il dinaro da una parte e l’euro e il dollaro dall’altro sarà parzialmente liberalizzato, con il “peg” a consentire oscillazioni giornaliere del 2,5% in alto e in basso dallo 0,3% attuale. La decisione è stata accolta favorevolmente dalla comunità finanziaria internazionale, perché segnala l’intenzione di Rabat di proseguire il cammino delle riforme economiche e non avviene in un clima di urgenza per squilibri nelle partite correnti, com’è accaduto nel novembre 2016 con la piena liberalizzazione in Egitto, quando la lira locale è arrivata a crollare di oltre il 50%, facendo schizzare l’inflazione a più del 30% su base annua. (Leggi anche: Lira egiziana svalutata, boom dei prezzi)

L’economia marocchina è cresciuta del 4,1% nel 2017 e con un’inflazione di appena lo 0,7%. La stabilità dei prezzi è stata centrata perfettamente nell’ultimo decennio e il Fondo Monetario Internazionale prevede una loro crescita tendenziale del 2% nel lungo periodo. Anche a fronte della parziale liberalizzazione del “peg”, date le oscillazioni massime contenute consentite, non dovrebbe esservi un impatto così significativo sull’inflazione.

Lo scorso anno, la banca centrale aveva riformato il suo “peg”, modificando i pesi con cui il cambio è agganciato a euro e dollaro, portandoli rispettivamente da 80% e 20% a 60% e 40%, in sostanza riflettendo lo spostamento dei commerci con le nuove realtà economiche mondiali, tra cui la Cina. Secondo la stampa locale, una piena liberalizzazione del dinaro avverrà solo nell’arco di un quindicennio, per cui quello a decorrere da oggi può essere considerato un primo passo di un lungo cammino. E stando alle prime indicazioni fornite dai mercati, sarebbe stato recepito senza drammi, se è vero che il dinaro risulta indebolitosi contro l’euro dello 0,4% a un tasso di cambio di 11,32.

Economia marocchina in crescita ordinata

Il Marocco detiene riserve valutarie per circa 23,5 miliardi di dollari, sufficienti a consentire importazioni per 5 mesi e 24 giorni. Tra l’aprile e il giugno scorsi, quando iniziarono a diffondersi voci di un imminente aumento della banda di oscillazione per il tasso di cambio, le riserve crollarono di oltre 4 miliardi, a causa delle speculazioni ribassiste contro il dinaro, ma da allora sono risalite di circa il 10%. Del resto, a differenza che in altri casi recenti di “depegging”, come la lira egiziana, il kwanza angolano e il peso argentino, il dinaro marocchino riflette un’economia sana e partite correnti in forte attivo, pari al 3,6% del pil nel 2017. (Leggi anche: Questa economia cerca di non fare la fine del Venezuela con la crisi del petrolio)

La misura annunciata venerdì scorso consentirebbe al Marocco di affrontare meglio la fase rialzista dei prezzi delle materie prime, essendo Rabat un importatore, in particolare, di petrolio e avendo al suo attivo voci come il turismo, le esportazioni di derrate agricole (al 15% del pil il peso del comparto primario) e le rimesse degli emigranti. Riuscirà adesso a diventare quel centro finanziario nell’area, come punta ad essere? Per raggiungere l’obiettivo dovrà rendere il suo mercato più appetibile, ovvero aumentando il grado di liquidità dei titoli negoziati presso la sua borsa, ad oggi carenti, essendo le società quotate perlopiù controllate da grossi investitori, che mantengono il possesso del capitale azionario. L’economia nordafricana gode di un rating “investment grade” da parte delle agenzie di valutazione e riesce così a mostrare rendimenti piuttosto contenuti per i suoi bond sovrani: 3,19% per i decennali e 2,45% per i biennali.

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Argomenti: Altre economie, economie emergenti, valute emergenti

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