Cambio euro/dollaro a 1,8-2? Forse non è fanta-economia

I mercati potrebbero presto perdere fiducia nella Federal Reserve e nel dollaro. Il mancato "tapering" e l'economia reale debole potrebbero fare implodere il biglietto verde fino a un cambio di 2 contro l'euro. Sarebbe la fine degli USA.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I mercati potrebbero presto perdere fiducia nella Federal Reserve e nel dollaro. Il mancato

Dopo il mancato “tapering” di mercoledì scorso, il cambio euro/dollaro si è portato fin sopra il tasso di 1,35, non lontano dai massimi raggiunti nell’anno dalla moneta unica di 1,37. Il rapporto di causa-conseguenza è immediato da rilevare: la previsione che la Federal Reserve continuerà a pompare liquidità sui mercati allo stesso ritmo attuale (85 miliardi di dollari al mese) inevitabilmente porta a un indebolimento del dollaro, ma anche alla consapevolezza che la finanza stia diventando sempre più dipendente dagli stimoli di Bernanke, mentre l’economia reale si espande a un tasso ancora debole e inferiore ai livelli pre-crisi.

Secondo un grafico Hescaton sul cambio euro/dollaro, non sarebbe impossibile immaginare che il rapporto tra le due valute si porti fino in area 1,80 o anche 2. In sostanza, il dollaro USA si potrebbe deprezzare di un altro 35-50% rispetto alla moneta unica, in seguito alla sfiducia che potrebbe colpirlo nei prossimi mesi.

Lo scenario più negativo per la divisa americana potrebbe realizzarsi nel caso in cui il “tapering” inizierà in ritardo, magari gestito da una “colomba” al timone della Fed, come sarebbe l’attuale vice di Bernanke, Janet Yellen. In una prima fase, il crollo del dollaro potrebbe essere frenato dalle debolezze dell’euro, anche per ragioni politiche.

 

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Dollaro valuta di riserva fino a quando?

Dollari in abbondanza, inevitabile rialzo dei tassi ed economia più debole del previsto potrebbero fare esplodere la situazione in America, portando al collasso del biglietto verde. In pochi, infatti, hanno fiducia che si arrivi a Washington a una soluzione politica per il taglio strutturale del deficit, tanto che il “no taper” della settimana scorsa viene visto come un’arma di ricatto puntata contro il Congresso da parte della Fed.

E l’elemento fiducia è essenzialmente per la tenuta del dollaro, visti i fondamentali pessimi su cui la valuta americana si regge. Se una fuga vera e propria dal dollaro non c’è ancora stata è solo perché si tratta di una valuta di riserva a livello mondiale e gli investitori finora si sono convinti nel mondo che il dollaro dovrebbe reggere. Ma un’impennata dei tassi porterebbe all’esplosione del debito pubblico USA (120% del pil). Altro che tagli “sequester” e liti sul tetto del debito (“debt ceiling”).

Che siano analisi affatto strampalate lo dimostrano i timori crescenti nella comunità finanziaria. E’ di pochi giorni fa la lunga dichiarazione del magnate canadese Ned Goodman, ceo della Dundee Corp.

 

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Goodman ha preconizzato la fine degli USA come super-potenza mondiale, a seguito di una fase di alta inflazione e della fine del dollaro come valuta di riserva nel pianeta. Il tutto sarebbe la conseguenza della politica “demenziale” della coppia Bernanke-Obama, che ha pompato una quantità eccessiva di dollari nel sistema, sulla convinzione che quando esiste un problema si risolve stampando moneta. Per questo, Goodman invita ad investire in tutto ciò che protegge dall’inflazione, come oro, altri metalli e beni immobili.

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Argomenti: Fed