Cambio euro-dollaro verso nuove vette? Ecco il segnale “bullish” del Bund

Cambio euro-dollaro verso nuovi guadagni, ora che il Bund rende più dello 0,50%? Analizziamo le prospettive.

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Cambio euro-dollaro verso nuovi guadagni, ora che il Bund rende più dello 0,50%? Analizziamo le prospettive.

In attesa della pubblicazione delle minute della BCE sulla riunione dell’8 giugno scorso del board, il mercato ha scommesso su toni “hawkish”  dei banchieri centrali dell’Eurozona, a presagio di un imminente avvio del “tapering”, il ritiro graduale degli stimoli monetari. I rendimenti del Bund decennali sono schizzati oggi allo 0,55%, il livello più alto da un anno e mezzo a questa parte, toccando poco dopo le ore 11:30 l’apice dello 0,56%.

Su base mensile, si tratta di più che un raddoppio e l’ascesa appare ancora più eclatante, se il confronto avviene con i livelli di un anno fa, quando sui 10 anni il titolo di stato tedesco rendeva il -0,17%, ovvero viaggiava marcatamente in territorio negativo.

In lieve rialzo anche il cambio euro-dollaro, ma sotto i massimi da oltre un anno, toccati alla fine di giugno. Al momento, esso si attesta a 1,136895, segnando un guadagno mensile dello 0,8% e uno annuo del 2,7%, variazioni tutt’altro che eclatanti. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai massimi da un anno)

Eppure, il Bund rappresenta un ottimo segnale per valutare quale direzione futura possa assumere il cambio euro-dollaro. Leggendo il grafico di quest’ultimo dell’ultimo quinquennio, ci accorgiamo che la discesa della moneta unica verso il biglietto verde sia stata temporalmente preceduta dal crollo dei rendimenti tedeschi, entrambi avvenuti nella prima parte del 2014.

Bund come segnale per cambio euro-dollaro

Mercati scontano avvio tapering BCE

L’inizio del crollo dei rendimenti tedeschi si realizzò sin dall’inizio di quell’anno, che aveva aperto con il Bund decennale all’1,95%, ma chiudendo a fine dicembre a meno dello 0,50%. Alla fine di aprile, invece, il cambio euro-dollaro era ancora prossimo a 1,39, salvo concludere l’anno a 1,20, dopo che la BCE aveva annunciato sin da maggio l’avvio di un piano di stimoli monetari per contrastare i rischi di deflazione nell’Eurozona.

I rendimenti tedeschi rimangono in agghiaccio fino alla fine del settembre scorso, quando iniziano una lenta risalita, pur arrestata nei primi mesi di quest’anno dalla percezione dei rischi geo-politici nell’area, che ha spinto parecchi investitori a rifugiarsi nei Bund, in qualità di assets considerati sicuri.

Sempre con qualche mese di ritardo, anche il cambio euro-dollaro ha iniziato a risalire la china, rompendo gli indugi dopo le elezioni presidenziali in Francia, quando lo spettro di un capo di stato euro-scettico per la seconda economia dell’Eurozona risultava essersi allontanato definitivamente. (Leggi anche: Rendimenti Bund, quando saliranno con l’inflazione in Germania al 2%?)

Cambio euro-dollaro negli ultimi 5 anni

Adesso, sembriamo essere entrati in una fase più avanzata, dopo che dalla BCE sono arrivati segnali apparentemente espliciti sulla fine dell’accomodamento monetario eccezionale di questi ultimi anni, a seguito del processo di reflazione in corso nell’unione monetaria. Il governatore Mario Draghi ha ammesso che il rischio deflazione sarebbe alle spalle. I mercati hanno interpretato tali parole, pur dopo le precisazioni della stessa BCE, quale segnale per una preparazione generale a un ritiro dagli stimoli.

Verso quale soglia il cambio euro-dollaro?

L’accelerazione dei rendimenti dei Bund dovrebbe anticipare, quindi, un andamento simile anche per il cambio euro-dollaro. Ma verso quale soglia? Immediato pensare che punti a toccare 1,15, che rispetto ai livelli odierni implicherebbe un apprezzamento di appena un altro 1%. Dovremmo supporre, quindi, che la vera resistenza sarebbe in area 1,20, ma bisogna considerare che a stringere sulla politica monetaria non sarà solo la BCE, perché già la Federal Reserve lo sta facendo da oltre 18 mesi e continuerà a farlo almeno una volta ancora nel resto dell’anno.

Dunque, nel medio termine non sarebbero in vista guadagni elevati per il cambio euro-dollaro, limitati dalla tendenziale minore divergenza monetaria tra le due principali banche centrali del pianeta e dalle tensioni politiche in Italia, terza economia dell’area, che al più tardi andrà alle urne tra 7 mesi. Di certo, però, salvo sorprese ad oggi imprevedibili, ci staremmo allontanando definitivamente dalla parità. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, ecco i 3 eventi a cui guardare)

 

 

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