Cambio euro-dollaro sulla parità la settimana prossima? Vediamo i market-mover

Il cambio tra euro e dollaro potrebbe scendere sulla parità già la prossima settimana. Intanto, nei prossimi giorni, un evento sopra tutti muoverà i mercati in una o nell'altra direzione.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il cambio tra euro e dollaro potrebbe scendere sulla parità già la prossima settimana. Intanto, nei prossimi giorni, un evento sopra tutti muoverà i mercati in una o nell'altra direzione.

Il cambio tra euro e dollaro è sceso fin sotto il rapporto di 1,05 nelle primissime battute stamane, salvo al momento risalire a 1,0594, ai minimi degli ultimi 12 anni. In appena una settimana si sono persi 4 centesimi, oltre 7 in un mese e più di 13 da inizio anno. Per non parlare del crollo letterale negli ultimi 10 mesi, dopo che il cambio aveva sfiorato la soglia di 1,40 l’8 maggio del 2014, poco prima che la BCE annunciasse il varo futuro di nuovi stimoli monetari. A questo punto, sembra proprio che sia solo una questione di tempo, prima che un euro valga appena un dollaro. Si moltiplicano gli analisti che stimano una discesa fino alla parità, così come coloro che ritengono che il cambio euro-dollaro potrebbe esplorare territori anche ben inferiori al rapporto 1:1. In sostanza, tra non molto un euro potrebbe valere meno di un dollaro.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro a 0,85 per Deutsche Bank: ecco le ultime previsioni scioccanti  

Parità euro-dollaro la settimana prossima?

Nel frattempo, Commerzbank prevede che la parità tra le due valute sarà raggiunta già la prossima settimana. Se la profezia fosse confermata, stupirebbe la rapidità con cui il cambio si è indebolito nelle ultime settimane, quando pensavamo che il mercato avesse grosso modo già scontato gli effetti del QE. Invece, la veloce discesa delle ultime sedute suggerisce che gli investitori starebbero fuggendo dalla moneta unica per ripararsi sotto il dollaro, in previsione anche del rialzo dei tassi della Federal Reserve. A tale proposito, la Fed terrà la sua riunione la prossima settimana, nei giorni di martedì e mercoledì. Si tratta di un appuntamento molto atteso, perché a questo punto il comunicato post-Fomc potrebbe rappresentare il principale market-mover di questo periodo. L’attenzione sarà rivolta, in particolare, a una parola specifica: “paziente”. Se l’istituto la inserirà, ciò significa che non ha fretta di alzare i tassi e che si mostra paziente, appunto, rispetto all’avvio della stretta monetaria.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro ai minimi dal 2003, ecco perché il biglietto verde è così forte  

Il fattore tempo

  Come lo stesso governatore Janet Yellen ha già chiarito anche in audizione al Congresso USA, dal momento in cui il termine scompare dal comunicato, passerebbero almeno 2 board, prima che i tassi USA siano alzati, anche se non esiste un vincolo formale. Quindi: se la Fed manterrà il termine, il rialzo dei tassi potrebbe avvenire a luglio e non a giugno, come molti analisti prevedono. Ciò potrebbe rallentare momentaneamente la corsa del dollaro e l’euro potrebbe apprezzarsi un pò. Se, invece, nel comunicato non sarà contenuto il termine, gli investitori già da mercoledì sera potrebbe davvero spingere il cambio verso la parità.   APPROFONDISCI – Tassi Fed, cosa cambia dopo le parole di Yellen al Congresso USA   Ma oltre alla tempistica dell’avvio della stretta, quel che rileverà anche dai comunicati prossimi sarà il ritmo con cui la Fed deciderà di proseguire i rialzi dei tassi successivi al primo. E’ probabile, ad esempio, che sulla spinta di un evidente miglioramento dell’economia americana e, in particolare, del mercato del lavoro, la Yellen accetti di alzare i tassi tra giugno e luglio, ma allo stesso tempo moderi le tappe della stretta, tenendo conto che tra quotazioni del greggio stabilizzatesi sotto i 50 dollari al barile e il super-dollaro, salito ai massimi degli ultimi 11 anni e mezzo contro le principali valute, l’inflazione USA potrebbe allontanarsi ancora di più dall’obiettivo del 2%, potendo tramutarsi anche in deflazione.

Un nuovo QE Fed?

La Fed non accetterà mai, specie sotto la guida della Yellen, che il dollaro si rafforzi troppo e metta in pericolo l’obiettivo dei prezzi. Per quanto la politica monetaria americana sia destinata a una svolta restrittiva, contrariamente a quanto farà la BCE da qui ai prossimi 2 anni, l’istituto non si spingerà fino a mettere a rischio la ripresa dell’economia USA e la stabilità dei prezzi. Le tendenze speculative potranno nel breve portare il cambio euro-dollaro fin sotto la parità, ma la Yellen non gradirà e potrebbe segnalarlo già in un qualche prossimo comunicato. E dalle parole potrebbe passare ai fatti. Ricordiamoci che il QE americano è cessato nel novembre scorso, ma il governatore aveva avvertito che potrebbe sempre essere riesumato all’occorrenza.   APPROFONDISCI – La Fed alzerà ancora i tassi a metà anno? Ecco un’interpretazione dei verbali  

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Argomenti: Crisi Euro