Cambio euro-dollaro stabile, ecco perché può ripartire dalle convulsioni tedesche

Cambio euro-dollaro stabile, nonostante la crisi politica in Germania. E senza la cancelliera Merkel, potrebbe persino rafforzarsi.

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Cambio euro-dollaro stabile, nonostante la crisi politica in Germania. E senza la cancelliera Merkel, potrebbe persino rafforzarsi.

Dalla chiusura di venerdì scorso, prima che fallissero le trattative per formare il nuovo governo in Germania – il quarto a guida Angela Merkel – il cambio euro-dollaro ha perso lo 0,4%, scendendo a 1,1742. Il tonfo per via della peggiore crisi politica tedesca degli ultimi 70 anni non c’è stato. Certo, siamo forse ancora solo agli inizi di un epilogo per la cancelliera, che potrebbe arrivare a giorni con sviluppi inattesi a Berlino, dove non si escludono elezioni anticipate entro pochi mesi per superare lo stallo istituzionale. Da quando i tedeschi hanno votato nel settembre scorso, il cambio euro-dollaro ha perso l’1,8%, ma allo stesso tempo il dollaro ha guadagnato mediamente il 2% contro le altre valute, per cui non è nemmeno detto che il ripiegamento della moneta unica abbia avuto a che vedere con i risultati elettorali in Germania. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai minimi da 3 mesi, ma sicuri che c’entri Draghi?)

Le prospettive, anzi, appaiono più improntate all’ottimismo. L’Eurozona quest’anno dovrebbe crescere del 2,2%, che se non sarebbe certo un boom, rappresenta pur sempre un tasso superiore a quello medio annuo dell’1,6% da quando è nata l’unione monetaria. La disoccupazione è scesa sotto il 9%, tornando ai livelli di inizio 2009, cosa che dovrebbe sostenere nei prossimi mesi i consumi interni, quando ancora l’area gode di un surplus commerciale superiore ai 170 miliardi di euro nei soli primi 9 mesi di quest’anno.

Quanto ai rischi politici, essi sono notevolmente diminuiti con la vittoria di Emmanuel Macron in Francia tra maggio e giugno, quando il candidato centrista ed europeista ha conquistato prima l’Eliseo, sconfiggendo la nazionalista ed euro-scettica Marine Le Pen, e dopo la maggioranza all’Assemblea Nazionale. All’orizzonte, è vero, vi sono alcune nubi abbastanza fitte, a cominciare dalle elezioni in Italia, che rischiano di sortire risultati instabili nel migliore dei casi, una maggioranza euro-scettica nello scenario peggiore, almeno dal punto di vista della forza dell’euro. E adesso ci si mette incredibilmente pure la stabilissima Germania, che non affrontava una crisi politica dai tempi in cui alla cancelleria arrivò il Fuehrer nel 1933.

Crisi politica tedesca a scarso impatto sull’euro

Dobbiamo avere paura dell’instabilità tedesca? Se dovessimo basarci sui casi di instabilità più recenti, risponderemmo proprio di no. La Spagna è rimasta senza un governo nel pieno delle funzioni per 10 mesi e ha dovuto tenere elezioni anticipate sei mesi dopo le ultime, salvo assistere a risultati quasi fotocopia per i vari gruppi politici. Eppure, la crescita economica nella quarta economia dell’area non ha subito alcuna decelerazione nel 2016, rimanendo al di sopra del 3%, così come la disoccupazione ha continuato a scendere. Anni prima, tra il 2010 e il 2011, era accaduto qualcosa di simile nel Belgio, dove il pil crebbe come se nulla fosse accaduto sul piano politico.

La Germania ha fondamentali solidi e ancora meno dovrebbe impattare uno stallo politico-istituzionale, anche se durasse mesi, anche perché nel frattempo a guidare il governo resterebbe la cancelliera Merkel o una figura autorevole del suo stesso partito. Colpi di testa appaiono quasi del tutto improbabili a Berlino. Dunque, nessun problema? Non esattamente. L’euro potrebbe risentire negativamente dell’impasse tedesca, perché senza una forte leadership della Germania, l’Eurozona rimarrebbe decapitata. La Francia di Macron non sarebbe una sostituta perfetta, essendo molto meno credibile sul piano sia politico che economico. Senza la Germania, nessuna riforma delle istituzioni europee sarebbe possibile, nessun avanzamento su temi come Unione bancaria e politiche fiscali verrebbe compiuto. (Leggi anche: Perché l’era Merkel è finita e cosa c’è dietro)

Cambio euro-dollaro più forte senza la Merkel?

Detto ciò, la crisi politica tedesca potrebbe avere uno sbocco alquanto positivo per l’euro. Se la cancelliera riuscisse a fare pressione sui socialdemocratici, affinché non abbandonino la Grosse Koalition e non passino all’opposizione, l’esito verrebbe accolto favorevolmente dai mercati, in quanto sarebbe all’insegna della stabilità. A deporre in favore di soluzioni come queste vi sarebbe l’ultimo sondaggio SPON, secondo il quale i conservatori della CDU-CSU scenderebbero oggi sotto il 30% dei consensi se si tornasse a votare, il dato peggiore di sempre. Rispetto alle ultime elezioni, perderebbero pure i socialdemocratici, arretrando sotto il 20%, mentre avanzerebbero liberali ed euro-scettici, che nel complesso otterrebbero circa il 27% dei voti. A queste condizioni, siamo sicuri che i due partiti principali preferiranno farsi massacrare ulteriormente alle urne e rischiare persino di non avere seggi a sufficienza per formare un governo insieme?

E allora, la crisi della leadership di Frau Merkel paradossalmente potrebbe rinvigorire l’euro, sia nel caso in cui il suo quarto governo fosse appoggiato dall’SPD, sia anche nello scenario non più improbabile di sue dimissioni e dell’arrivo alla cancelleria di qualche altro esponente conservatore. In queste ore, avanzerebbero le quotazioni di Wolfgang Schaeuble, ex ministro delle Finanze e da poco a capo del Bundestag, pronto a sostituire la cancelliera nel caso in cui non riuscisse a formare un governo entro i prossimi giorni. Che sia Schaeuble o altri a prenderne il posto, è probabile che la prima economia dell’Eurozona subisca uno spostamento a destra sia in termini di leadership, sia di programmi. D’altra parte, la Merkel sta sbattendo proprio contro le istanze derivanti dagli ambienti della destra tedesca nelle sue varie forme, da ultimo quelle dei liberali.

Un eventuale governo non guidato da Mutti sarebbe forse capace di recuperare terreno su quel fronte, anche se resta da vedere su quale maggioranza si reggerebbe. E lo spostamento a destra, già avvenuto alle urne, non farebbe che rafforzare il cambio euro-dollaro, lasciando intravedere pressioni imminenti sulla BCE, affinché esca il prima possibile dal piano degli stimoli monetari e alzi i tassi. Le divisioni con il resto dell’area monterebbero, ma a quello i mercati si sono abituati a convivervi. La tenuta dell’euro non sarebbe a rischio, semmai a Berlino si tornerebbe alle parole d’ordine di sempre: rigore fiscale e tassi più alti. (Leggi anche: Euro-scettici in Germania sposteranno a destra la cancelliera Merkel)

 

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