Cambio euro-dollaro stabile è messaggio a Draghi: stimoli BCE non più credibili

Cambio euro-dollaro sempre sulla soglia di 1,10. Nemmeno la conferenza di Mario Draghi cambia le aspettative dei traders.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cambio euro-dollaro sempre sulla soglia di 1,10. Nemmeno la conferenza di Mario Draghi cambia le aspettative dei traders.

Il cambio euro-dollaro era sceso leggermente al di sotto della soglia di 1,10 nel tardo pomeriggio di ieri, successivamente alla conferenza stampa del governatore della BCE, Mario Draghi, che ha segnalato, come da attese, di essere pronto a varare nuovi stimoli monetari, pur dichiarandosi soddisfatto per la resilienza dimostrata dai mercati dopo il referendum sulla Brexit. La parte più interessante del discorso ha riguardato le banche, quando ha affermato che le attuali norme del bail-in conterrebbero le soluzioni adatte per provvedere ai casi di risoluzione senza la necessità di un intervento pubblico, anche se questo non può essere escluso “in circostanze eccezionali”.

Qualcuno tra gli analisti ha captato un endorsement del governatore alla posizione negoziale dell’Italia con la Commissione europea sul tema, ma le sue parole, in realtà, non aggiungono nulla di nuovo al dibattito, visto che il vero cruccio di Roma è se il salvataggio pubblico avverrà condividendo o meno l’onere con i piccoli investitori privati.

Stimoli BCE non più così credibili

Nella mattinata di oggi, il cambio euro-dollaro si mostra abbastanza stabile con tendenza al rafforzamento, attestandosi al momento a 1,10364. Sta di fatto che la moneta unica non si smuove granché. Se contro il dollaro ha fluttuato quest’anno da un minimo di 1,0742 di inizio 2016 a un massimo di 1,1569 di due mesi e mezzo fa, dall’inizio dell’anno mostra così la variazione minori tra le principali 16 valute del pianeta: +1,4%, quando nello stesso arco di tempo si passa dal -10,5% per la sterlina al +19% del real brasiliano.

La volatilità a tre mesi dell’euro è scesa sotto il 9% oggi, ai livelli più bassi degli ultimi 20 mesi, a conferma che nonostante la politica monetaria della Federal Reserve sia stata attesa nei mesi scorsi divaricante da quella della BCE, gli effetti sul cambio non si stanno esplicando.

 

 

 

Scetticismo mercati su banche centrali

Alla base dello stretto range, all’interno del quale ormai oscilla il cambio euro-dollaro da almeno un paio di mesi, ci sarebbe la convinzione sui mercati che la politica monetaria sarebbe ormai sempre meno efficace nel raggiungere i target perseguiti e che la BCE, in particolare, stia esaurendo le munizioni a sua disposizione, benché ne dica.

I rendimenti sovrani sono ai minimi di sempre nell’Eurozona, negativi per oltre un terzo dei titoli del debito negoziabili nell’area, così come sono scesi a livelli record anche quelli delle obbligazioni private corporate. L’inflazione, però, complici i bassi prezzi delle materie prime, non riesce a risalire e a schiodarsi dallo zero percento, mentre la crescita del pil resta moderata e con rischi tendenti al ribasso, come dimostrano le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, tra l’altro.

Il solo fatto che, pur tra smentite e riflessioni semi-serie, a Francoforte si accenni all’“helicopter money”, la forma più estrema e mai varata nella storia di politica monetaria, segnalerebbe non già la forza della BCE nel disporre di strumenti idonei a stimolare l’inflazione e a sostenere la crescita economica, bensì la quasi disperazione imperante tra i banchieri centrali europei, che non sanno più cosa fare per dare risposte alla domanda crescente di crescita posta dagli elettori di tutti i paesi euro. La scarsa fluttuazione del cambio euro-dollaro suggerisce per l’appunto la mancata attesa di ulteriori sorprese, in grado di provocare variazioni sensibili nell’una o nell’altra direzione.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: bail in, Cambio euro-dollaro, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia USA, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari, super-dollaro