Cambio euro-dollaro senza direzione tra Fed “dovish” e Draghi preoccupato

Cambio euro-dollaro oscillante intorno alla soglia di 1,14, risentendo delle dichiarazioni in arrivo sia dalla Federal Reserve che dalla BCE.

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Cambio euro-dollaro oscillante intorno alla soglia di 1,14, risentendo delle dichiarazioni in arrivo sia dalla Federal Reserve che dalla BCE.

Il cambio euro-dollaro oscilla ampiamente attorno a 1,14 anche oggi. Stamane, è arrivato a 1,4050, quando la Federal Reserve ha pubblicato i verbali sull’ultima riunione di marzo, dai quali è emerso che i governatori centrali USA non avrebbero intenzione di alzare i tassi a breve per la seconda volta, dopo il primo aumento del dicembre scorso. Il board è apparso diviso, dato che alcuni componenti hanno posto l’accento sulla buona performance dell’economia americana, mentre altri hanno puntato sull’esigenza di non mostrare alcuna urgenza ingiustificata di effettuare una nuova stretta a breve. In generale, non sono emerse novità, ma il senso di queste minute è stato quello di un allontanamento della prospettiva di un rialzo dei tassi Fed quanto prima. Sempre nella mattinata odierna, a parlare sono stati Mario Draghi e Vitor Constancio, rispettivamente governatore e vice della BCE. Entrambi hanno difeso il “quantitative easing”, il piano di acquisto di titoli di stato, Abs e “covered bond”, che da questo mese di arricchisce anche dei corporate bond. Esso avrebbe accelerato la crescita del pil nell’Eurozona dell’1,5% nel quadriennio 2015-2018 secondo l’italiano, il quale conferma anche gli effetti positivi che esso avrebbe avuto sulla domanda interna, la cui ripresa ha allontanato lo spettro della deflazione, sebbene rimanga quello delle tendenze disinflazionistiche, rispetto alle quali la BCE, spiega, non intende arrendersi. Draghi vede rischi al ribasso sull’inflazione e la crescita nell’unione monetaria. Il risultato di queste affermazioni è stato un lieve ripiegamento della moneta unica, che contro il biglietto verde si attesta poco dopo mezzogiorno a 1,13865, lievemente sotto la parità. Ancora una volta, le variazioni del cambio euro-dollaro risentono delle aspettative instillate dai governatori di Fed e BCE.

E oggi è accaduto esattamente questo: i toni “dovish” trapelati dai verbali della prima hanno inizialmente rafforzato l’euro, ma i dubbi espressi dalla seconda sulla ripresa nell’area e la conferma che sarebbero in atto tendenze disinflazionistiche hanno aumentato le probabilità di un nuovo intervento di Francoforte, ovvero di un ennesimo potenziamento degli stimoli monetari.          

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