Cambio euro-dollaro sempre sopra 1,14, ecco qual è la brutta notizia per Draghi

Il cambio euro-dollaro rimane sopra 1,14 e segnala un possibile "floor" in assenza di sorprese da parte della Federal Reserve sui tassi negli USA. Sono a rischio gli obiettivi della BCE.

di , pubblicato il
Il cambio euro-dollaro rimane sopra 1,14 e segnala un possibile

Il cambio euro-dollaro si mantiene sopra la soglia di 1,14 oggi, dopo essere sceso a 1,1390, perdendo lo 0,34% rispetto ai livelli della chiusura di venerdì scorso. Il lieve rafforzamento del dollaro, che risale così dai minimi di oltre 3 mesi, si deve alla prospettiva di una divergenza tra le politiche della BCE e della Federal Reserve, con quest’ultima ad alzare probabilmente i tassi negli USA entro settembre. In un solo mese, la moneta unica ha guadagnato il 6% contro la divisa americana, allontanandosi dalla parità, alla quale sembrava essere destinata a giungere già a marzo. Invece, dopo che il cambio si era portato fin sotto il minimo degli ultimi 12 anni a 1,049, c’è stata la risalita. E’ accaduto così che chi si è lanciato nel “carry-trade” abbia perso nelle ultime 6 settimane il 3,5%. Parliamo della tendenza degli investitori a indebitarsi in una valuta attesa in calo per acquistare valuta dai rendimenti in crescita. Poiché il trend si è clamorosamente invertito, chi ha venduto euro per comprare dollari ci ha rimesso negli ultimi tempi qualcosa.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro ai massimi da febbraio, vi spieghiamo perché non sorprende  

Le ragioni dell’apprezzamento dell’euro

In sé, non sarebbe una cattiva notizia per la BCE. La risalita dell’euro si deve essenzialmente a 3 ragioni: 1) l’economia nell’Eurozona è stimata oggi in crescita più delle previsioni invernali per il biennio in corso, in parte anche grazie all’attuazione degli stimoli monetari di Mario Draghi; 2) il varo del “quantitative easing” sta facendo risalire i prezzi nell’Eurozona, cosa che spinge da un lato gli investitori a chiedere rendimenti nominali maggiori rispetto a quelli infimi toccati a marzo, dall’altro a prevedere che gli stimoli della BCE possano durare meno di quanto annunciato; 3) la Fed potrebbe alzare i tassi dopo le attese, magari verso la fine dell’anno, restando ancora ultra-accomodante. Se le prime due ragioni, in particolare, dovrebbero soddisfare Francoforte, trattandosi di riscontri positivi per il suo operato, il rafforzamento dell’euro segnala anche due conseguenze possibili. In primis, l’apprezzamento del cambio potrebbe impattare negativamente sull’inflazione, quando ancora si attesta sotto lo zero nell’Eurozona, attraverso il minore costo dei beni importati, specie con riferimento ai beni energetici, che si acquistano in dollari. Secondariamente, il fatto che il cambio stia stazionando intorno a 1,13-1,14 sulle attese di un rinvio della stretta monetaria negli USA costituirebbe una sorta di “floor” per il rapporto euro-dollaro.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro oltre 1,13 dopo i dati USA sulle vendite ad aprile, le conseguenze  

Le conseguenze

In pratica, gli stimoli di Draghi non potrebbero essere più efficaci di quanto non lo siano già stati, tranne che la Fed non sorprenda il mercato con un rialzo dei tassi entro l’estate.

Chi sperava, quindi, che il QE avrebbe in sé risolto il problema della bassa inflazione e della mancanza di crescita nell’Eurozona potrebbe doversi ricredere. Anche perché la prosecuzione del piano potrebbe subire qualche inceppamento in estate, quando notoriamente la liquidità dei mercati è già in sé bassa. Con i rendimenti già nei pressi dei minimi record e sempre meno titoli disponibili per gli acquisti, come farà la BCE a centrare il target dei 60 miliardi mensili? Se aggiungiamo che proprio in estate potrebbe verificarsi un nuovo calo sostenuto dei prezzi energetici, Draghi potrebbe vedere a rischio l’obiettivo di un’inflazione del 2% e avrebbe pochi strumenti per raggiungerlo, data la quantità sempre più scarsa di bond governativi sul mercato. Lo shock del cambio potrebbe arrivare solamente nel caso in cui la Fed avviasse con anticipo la stretta, ma a quel punto da essa dipenderebbe la buona riuscita della politica monetaria messa in piedi dalla BCE.
  APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro a 1,1129, annullato l’effetto QE. A rischio il target sull’inflazione?  

Argomenti: