Cambio euro-dollaro scivola sotto 1,09, ma le previsioni di Exane sono più ardite

Cambio euro-dollaro sotto 1,09 per la prima volta in 3 mesi. Ed Exane stima uno scenario più radicale da qua ad un anno.

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Cambio euro-dollaro sotto 1,09 per la prima volta in 3 mesi. Ed Exane stima uno scenario più radicale da  qua ad un anno.

Giornata molto positiva per il biglietto verde, che beneficia in queste ore dell’uscita di diversi dati macro-economici americani, tutti sopra le attese, cosa che sta rafforzando la convinzione degli analisti e del mercato che la Federal Reserve alzerà i tassi USA al board di dicembre. Allo stesso tempo, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha ribadito che Francoforte si tiene pronta ad agire per potenziare gli stimoli monetari nell’Eurozona, mentre un   altro banchiere centrale e membro del board della BCE, Ewald Nowotny, ha lasciato intendere chiaramente che l’istituto non potrà rassegnarsi all’idea di essere impossibilitata ad agire, per cui segnalerà la sua capacità di farlo.

Cambio euro-dollaro scende sotto 1,09

Tutti questi elementi stanno spingendo il cambio euro-dollaro a 1,0864, il livello più basso registrato da 3 mesi a questa parte, ovvero prima che il crollo della Borsa di Shanghai e le conseguenti tensioni finanziarie, specie sui mercati emergenti, facessero svanire l’ipotesi di un imminente avvio della stretta monetaria in America. Su base mensile, la moneta unica perde il 2,8% contro il biglietto verde e guadagna ben il 5,3% dalla metà del mese scorso. Dal canto suo, il dollaro si sta rafforzando ai livelli più alti degli ultimi 3 mesi contro le principali valute del pianeta, guadagnando quasi il 13% su base annua e oltre il 7% dall’inizio del 2015, mettendo a segno un buon +1,4% in appena un mese.  

Previsioni cambio euro-dollaro di Exane

Ma secondo gli analisti di Exane, il cambio euro-dollaro scivolerà a 0,95 entro la fine del 2016, a seguito delle politiche monetarie accomodanti di Eurozona e Giappone. La Fed, continua l’istituto, non dovrebbe ostacolare un tale apprezzamento del dollaro, perché le consentirebbe di riequilibrare il suo bilancio. In realtà, il governatore Janet Yellen non sembra che abbia intenzione di consentire un eccessivo rafforzamento ulteriore del biglietto verde, perché ciò metterebbe a rischio non tanto le esportazioni americane, quanto il target d’inflazione, dato che i prezzi dei beni importati diminuirebbero. Inoltre, un dollaro troppo forte impatterebbe negativamente sulle materie prime, aumentando i timori di deflazione e causando contraccolpi agli investimenti del settore petrolifero, driver principale della crescita USA.

   

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