Cambio euro-dollaro scivola a 1,12 sulle attese di nuovi stimoli BCE

In calo il cambio euro-dollaro. Il mercato si attende il varo di nuovi stimoli BCE. L'indebolimento della moneta unica finora è stato parziale.

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In calo il cambio euro-dollaro. Il mercato si attende il varo di nuovi stimoli BCE. L'indebolimento della moneta unica finora è stato parziale.

Scivola dello 0,42% a 1,12 il cambio euro-dollaro, dopo la diffusione dei dati sull’inflazione nell’Eurozona di settembre, tornata negativa dopo 6 mesi. Le pressioni deflattive starebbero convincendo gli analisti, tra cui l’agenzia Standard & Poor’s, che la BCE aumenterà gli stimoli monetari, prolungando la durata del “quantitative easing”, la cui attuazione è prevista fino al mese di settembre dell’anno prossimo. Stamane, l’Eurostat ha stimato preliminarmente l’inflazione di settembre nell’unione monetaria a -0,1% su base annua. S&P ritiene che il QE sarà prorogato fino alla metà del 2018 e sarà pari complessivamente a 2.400 miliardi di euro, il 120% in più di quanto sinora previsto.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/il-qe-di-draghi-durera-fino-alla-meta-del-2018-per-sp/   Alla base di queste previsioni c’è la consapevolezza che le quotazioni del petrolio rimarranno molto probabilmente basse anche nei prossimi mesi, non contribuendo così a ravvivare l’inflazione nell’Eurozona, così come presso le altre economie avanzate. Per contro, le economie emergenti e produttrici di materie prime vedono indebolire i loro tassi di cambio contro le principali valute, tra cui l’euro, per cui la moneta unica si è tendenzialmente rafforzata, anziché indebolita, negli ultimi mesi.

Deprezzamento euro non contro tutte le valute

Se il cambio euro-dollaro è quello che il mercato tiene maggiormente sott’occhio per valutare la forza della nostra moneta, l’aggiornamento dei pesi utilizzati dalla BCE per valutare l’importanza degli scambi con ciascuna valuta ci segnala come il biglietto verde rappresenti solo il 12,7% per i rapporti commerciali e finanziari dell’Eurozona, meno del 17,7% dello yuan. E tutte le economie emergenti fuori dall’Europa, a parte la Cina, pesano sull’euro per oltre il 22%, da cui si deduce che circa il 40% della forza della moneta unica dipende dalle variazioni registrate dallo yuan e dalle altre valute emergenti. Per capire del perché, quindi, la BCE ipotizzi informalmente nuovi stimoli, nonostante l’euro abbia perso il 20% contro il dollaro dall’8 maggio del 2014, presentiamo solo qualche dato rappresentativo: il real brasiliano ha perso contro la moneta unica su base annua il 30,8%, la lira turca il 15%, il rublo il 32%, il rand sudafricano l’8%.

Per contro, abbiamo perso contro sterlina inglese, yuan, rupia indiana, rupia indonesiana e yen. Insomma, gli effetti del QE sono stati in parte neutralizzati dal rafforzamento del cambio contro alcune valute emergenti. Altra questione è, poi, come spiegato nei giorni scorsi dal banchiere austriaco Ewald Nowotny, se serva indebolire il cambio per sostenere le esportazioni e, quindi, la crescita dell’economia.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/cambio-euro-dollaro-in-zona-105-con-il-qe-potenziato-per-goldman-sachs/  

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