Cambio euro-dollaro, quali previsioni per il 2017

Il cambio euro-dollaro sta ripiegando verso la parità in quest'ultimo scorcio del 2016, ma per l'anno prossimo quali sono le previsioni?

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Il cambio euro-dollaro sta ripiegando verso la parità in quest'ultimo scorcio del 2016, ma per l'anno prossimo quali sono le previsioni?

Il 2016 si sta per chiudere con un calo del 4% per il cambio euro-dollaro, che venerdì scorso si attestava sopra 1,04, dopo essere sceso nell’arco della settimana fino a un minimo di 1,3559, il livello più basso degli ultimi 14 anni. La discesa sotto 1,10 è avvenuta con le elezioni USA, il cui risultato ha accresciuto le aspettative rialziste sia sull’inflazione che dei tassi negli USA.

Questi ultimi sono stati effettivamente aumentati di altri 25 punti base il 14 dicembre scorso, salendo nel range 0,50-0,75% e con la prospettiva di altri 3-4 aumenti nel corso del 2017.

Quali sono le prospettive per l’anno prossimo? Davvero dobbiamo aspettarci il raggiungimento della parità? Le variazioni saranno legate all’ampliamento o alla restrizione dell’attuale divergenza tra la politica monetaria della Federal Reserve e quella della BCE. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, ecco cosa lo terrà debole)

La divergenza attesa tra Fed e BCE

Come detto, l’istituto americano dovrebbe alzare i tassi 3-4 volte nel 2017, mentre la BCE si è appena impegnata a prorogare il “quantitative easing”, il piano di acquisto di assets (titoli di stato, Abs, covered e corporate bonds) nell’Eurozona, fino a tutto il 2017, ma decelerando dagli attuali 80 a 60 miliardi mensili dal mese di aprile.

L’inflazione nell’Eurozona sta risalendo, ma restando ancora lontanissima dal target di quasi il 2%. La crescita resta modesta nell’area, sebbene non si notino segnali di decisa frenata con la Brexit. Tuttavia, l’unione monetaria resta esposta a rischi al ribasso, per stessa ammissione della BCE. Molti di questi riguardano le elezioni in stati-chiave, come Olanda, Francia e Germania, nonché forse l’Italia. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro verso i minimi dal 2002, ma da Berlino notizie contrastanti)

 

 

 

 

Il fattore petrolio

Poiché questi appuntamenti si dispiegheranno nell’arco di vari mesi ed almeno fino a settembre, è probabile che la moneta unica confermi la sua debolezza fin quasi tutto il 2017. Il cambio euro-dollaro, per intenderci, dovrebbe restare nei pressi dei livelli attuali. Ma occhio a un dato: il prezzo del petrolio.

L’OPEC ha raggiunto un accordo al suo interno e con undici produttori esterni, tra cui la Russia, per tagliare l’offerta di greggio e farne risalire le quotazioni. Se dovesse avere successo, il costo di un barile potrebbe impennarsi ulteriormente, oltre al +25% messo a segno da metà novembre, anche se il rafforzamento del dollaro ne delimita i guadagni. (Leggi anche: Petrolio, accordo OPEC tutto da realizzare)

Parità legata a successo o meno dell’accordo OPEC

A seconda delle variazioni delle quotazioni, l’euro potrebbe rafforzarsi o indebolirsi, secondo una correlazione diretta. Un petrolio più caro lascerà intravedere un surriscaldamento dell’inflazione nell’Eurozona, quindi, pure un’uscita più veloce dall’era dei tassi zero e degli stimoli monetari a pioggia. Ciò allontanerebbe il cambio euro-dollaro dalla parità, spingendolo verso livelli probabilmente superiori a 1,10, quelli vigenti prima delle elezioni USA.

Viceversa, se l’implementazione dell’accordo risultasse difficoltosa e le quotazioni scendessero, le pressioni deflazionistiche nell’Eurozona tornerebbero in auge e con esse la prospettiva di stimoli più lunghi e di una divaricazione più ampia tra BCE e Fed, a tutto discapito dell’euro, che verrebbe spinto verso la parità. (Leggi anche: Ecco perché parità cambio euro-dollaro non è un miraggio)

 

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