Cambio euro-dollaro: rialzo a breve probabile, ma non nel medio termine

Cambio euro-dollaro in risalita dopo il discorso del presidente Trump all'insediamento di venerdì. Ma le prospettive restano deboli nel medio termine.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cambio euro-dollaro in risalita dopo il discorso del presidente Trump all'insediamento di venerdì. Ma le prospettive restano deboli nel medio termine.

Si mostra tonico il cambio euro-dollaro, che si rafforza in questa prima seduta dopo l’inaugurazione della presidenza Trump dello 0,22% a 1,07266, pur restando del 2,7% più basso rispetto ai livelli registrati l’8 novembre scorso, giorno delle elezioni USA, quando i mercati scommettevano su una vittoria della candidata democratica Hillary Clinton. Il biglietto verde si sta indebolendo mediamente dello 0,4% oggi contro le principali valute del pianeta, perdendo l’1% dal momento in cui il nuovo presidente ha iniziato a parlare venerdì scorso. La ragione del ripiegamento appare logica: il discorso di Donald Trump può riassumersi nello slogan “America First”, ovvero in una logica apparentemente protezionistica sul piano delle relazioni commerciali. Gli analisti ritengono che tali politiche danneggerebbero il commercio mondiale e colpirebbero indirettamente lo stesso dollaro.

In realtà, il discorso appare un po’ più complesso. Dopo l’inaugurazione di una nuova presidenza, nel 90% del tempo il dollaro si muove in calo fino alla metà di marzo. Da qui, la scommessa che il cambio euro-dollaro, a maggior ragione per quello che ha detto Trump venerdì sera (ore italiane), dovrebbe rafforzarsi nelle prossime sedute, anche se difficilmente, in assenza di spunti in tale direzione, si muoverà al di sopra di 1,08. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro sottovalutato del 20%, ce lo dice il panino)

Attesa per Fed e dati pil USA

Questo venerdì, gli USA dirameranno i dati sul pil nel quarto trimestre, che dopo un roboante +3,5% messo a segno su base annua nel trimestre precedente, dovrebbero segnalare una crescita più contenuta, stimata al +1,7%. A fine mese, poi, la Federal Reserve terrà il suo primo board di politica monetaria, al termine del quale è improbabile che alzi ancora i tassi, avendolo fatto dopo un anno esatto a dicembre, ma fornirà certamente spunti interessanti per valutare l’intensità del ciclo restrittivo avviato 13 mesi fa.

E’ vero che la stretta è stata gran parte scontata dai mercati, ma le prime mosse della presidenza Trump potrebbero rafforzare il dollaro ulteriormente, se si tradurranno in un taglio alle tasse sulle imprese e le famiglie americane e/o in un aumento degli investimenti nelle infrastrutture. Attesa anche l’abbassamento dal 35% al 15% dell’imposta sui capitali rimpatriati, che potenzialmente tonificherebbe il dollaro, specie se comportasse la conversione di utili da altre valute. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, parità o rimbalzo?)

 

 

 

 

Prospettiva negativa per cambio euro-dollaro nel medio termine

A meno che il governatore della BCE, Mario Draghi, non sfoderi un linguaggio “bullish” nelle prossime settimane (improbabile, dopo i toni utilizzati il giovedì scorso), la direzione del cambio euro-dollaro nel medio termine sembra improntata più al ribasso, anche perché l’Eurozona sarà attraversata da tensioni politiche, come le elezioni in tutti i suoi stati-chiave, forse Italia compresa, nonché le trattative tra UE e Regno Unito sulla Brexit. (Leggi anche: Germania risponde a Draghi: ci crei problemi politici)

Riassumendo: cambio euro-dollaro intorno o poco sopra ai livelli attuali da qui alle prossime settimane, ma in ripiegamento nel medio termine, testando forse nuovamente i minimi dal 2002 toccati a inizio gennaio. D’altronde, rispetto all’andamento medio contro le altre valute, il dollaro ha fatto meno bene dal giorno delle elezioni USA contro la moneta unica, salendo del 2,7% contro il +4,8%. L’euro mostrerebbe una maggiore resilienza, quindi, essendo il mercato consapevole che gli stimoli monetari della BCE starebbero volgendo al termine.

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Argomenti: Cambio euro-dollaro, Economia Europa, Economia USA, Presidenza Trump

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