Cambio euro-dollaro, previsioni a lungo termine sul mercato forex più deboli dalle elezioni italiane

Cambio euro-dollaro sotto 1,14, tornato ai livelli di 16 mesi fa. Ecco le ragioni e come si stanno raffreddando nel tempo le aspettative del mercato forex.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cambio euro-dollaro sotto 1,14, tornato ai livelli di 16 mesi fa. Ecco le ragioni e come si stanno raffreddando nel tempo le aspettative del mercato forex.

Il cambio euro-dollaro ha perso esattamente il 5% quest’anno, scendendo da 1,20 di inizio 2018 a 1,14 di oggi. Si consideri che a febbraio, il cross tra le due principali valute mondiali si era rafforzato a 1,25. Da allora, l’indebolimento sfiora il 9%. Cos’è accaduto? Anzitutto, la vigorosa crescita dell’economia nell’Eurozona ha iniziato a rallentare sin dai primi mesi di quest’anno, tanto che nel terzo trimestre si è attestata allo 0,2% congiunturale, meno di un terzo dello 0,7% segnato in ciascuno dei quattro trimestri del 2017. Viceversa, l’economia americana ha preso slancio dal taglio delle tasse voluto dall’amministrazione Trump. Il pil USA è cresciuto del 4,2% nel secondo trimestre, rallentando solo al +3,5% nel terzo. Il tasso di disoccupazione a stelle e strisce è sceso ai minimi da quasi mezzo secolo e formalmente sul mercato del lavoro americano risultano esservi più posti disponibili che disoccupati. Con un’inflazione già poco sopra il target sin dal marzo scorso, il mercato sconta da mesi un dollaro sempre più forte contro le altre divise. Questa appare essere la principale spiegazione del ripiegamento per il cambio euro-dollaro.

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Da notare, tuttavia, che il calo dell’euro abbia coinciso con le elezioni politiche italiane, celebrate il 4 marzo scorso. Le tensioni tra Roma e Bruxelles sul rispetto dei vincoli di bilancio non stanno aiutando la moneta unica, spingendo semmai gli investitori a ripararsi in porti sicuri come i Bund. E proprio lo spread Treasury-Bund segnala le aspettative del mercato sul cambio euro-dollaro. Il differenziale di rendimento a 10 anni tra titoli americani e titoli tedeschi si è portato ai massimi da 30 anni a questa parte, attestandosi ormai in prossimità dei 280 punti base. In effetti, un decennale del Tesoro USA offre oggi il 3,19% contro lo striminzito 0,42% dell’omologo emesso da Berlino.

Con questi dati, un investitore perderebbe oggi quasi il 2,8% all’anno per 10 anni comprando un Bund anziché un Treasury. Se lo fa, evidentemente sconta un apprezzamento del cambio euro-dollaro, che lo compensi del minore rendimento offerto dalla Germania, che ricordiamo emettere i suoi bond in euro, facendo parte dell’unione monetaria. Tale compensazione sarebbe piena con un cambio euro-dollaro alla scadenza, ossia tra 10 anni, in area 1,4560. Se tra un decennio per comprare un euro serviranno circa 1,46 dollari, il Bund si sarà rivelato perfettamente equivalente al Treasury per via dell’effetto cambio, avendo offerto quasi il 28% cumulato in meno di quest’ultimo, ma in una moneta che si sarà apprezzata altrettanto contro il biglietto verde. Da qui, desumeremmo che il mercato si attenda oggi un cambio euro-dollaro prossimo a 1,46 tra 10 anni.

Cosa accadrà allo spread?

Andando indietro ai mesi scorsi e cercando di captare le aspettative del mondo forex attraverso lo spread Treasury-Bund, otteniamo quanto segue: nella primavera scorsa, il cambio euro-dollaro previsto tra un decennio si attestava a 1,50. Successivamente, le aspettative si sono un po’ “raffreddate”, toccando il minimo di 1,44 a luglio, risalendo dopodiché in area 1,45-6. Sarà un caso, ma proprio in piena estate, quando tutto il mondo è stato costretto a parlare di “super dollaro”, il presidente Donald Trump ha sfoggiato una retorica ostile ai tassi d’interesse alti e favorevole al cambio più debole, contribuendo almeno in minima misura a contenerne l’apprezzamento sui mercati. Resta il fatto che il cambio euro-dollaro si sia riportato ai livelli dell’estate 2017, quando era in corso il rally seguito alla vittoria di Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali in Francia e la ripresa nell’Eurozona si mostrava più robusta delle previsioni.

Per quanto il metodo della misurazione dello spread Treasury-Bund non abbia alcunché di assolutamente scientifico per valutare l’andamento atteso del cross negli anni futuri, esso segnala qualcosa di importante, ovvero che se il cambio euro-dollaro reggesse almeno sui livelli attuali, un aumento dei rendimenti americani dovrà necessariamente essere accompagnato da un pari rialzo in Germania, altrimenti il Bund apparirebbe troppo avido per attirare domanda, a meno di scontare un maggiore apprezzamento alla scadenza della moneta unica contro la divisa a stelle e strisce, cosa che sfiderebbe la storia della pur giovane unione monetaria; solo per una frazione minima del suo primo ventennio di vita, infatti, il cross si è portato in prossimità o al di sopra di 1,50. E con le tensioni politiche e finanziarie di questi anni, che hanno messo in dubbio la stessa sopravvivenza dell’euro, difficile che il mercato riesca a convincersi che il cambio contro il dollaro tra una decina di anni salga a livelli poco conosciuti persino negli anni d’oro dell’era pre-crisi.

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Argomenti: Cambio euro-dollaro