Cambio euro-dollaro, posizionarsi short o long con il board BCE di giovedì?

Il cambio euro-dollaro subirà variazioni con il prossimo board della BCE. Vediamo in quale direzione nel breve e medio-lungo termine?

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Il cambio euro-dollaro subirà variazioni con il prossimo board della BCE. Vediamo in quale direzione nel breve e medio-lungo termine?

Tra due giorni, la BCE tiene la riunione del board, la penultima dell’anno e quasi certamente la più importante da quasi 3 anni a questa parte. In quell’occasione, l’istituto dovrà comunicare, infatti, cosa ne sarà degli stimoli monetari, quel programma di acquisto di assets per 60 miliardi al mese, noto come “quantitative easing”, che formalmente scade a fine anno.

Nessuno si aspetta un’interruzione brusca, sia perché l’inflazione nell’Eurozona resta inferiore al target di “poco inferiore al 2%”, sia anche per l’impatto che una simile decisione avrebbe sui mercati finanziari, specie sui titoli di stato. In vista di questo appuntamento, come dovremmo regolarci con il cambio euro-dollaro? Dovremmo posizionarci short o long, ovvero scommettere al ribasso o al rialzo?

Premettiamo che la quota di 1,20 non viene più toccata da oltre un mese e fondamentalmente per due ragioni: l’economia americana si mostra solida e sull’agenda economica dell’amministrazione Trump si respira un’aria di maggiore ottimismo nelle ultime settimane, con il taglio delle tasse a diventare uno scenario abbastanza concreto sin dall’anno prossimo. Il dollaro ha così guadagnato mediamente il 2% contro le altre valute, euro incluso; preoccupano le tensioni politico-istituzionali in Spagna sulla Catalogna, così come pure l’indebolimento della leadership della cancelliera Angela Merkel dopo le elezioni in Germania e altri risultati elettorali poco entusiasmanti per i fautori dell’integrazione politica europea (si vedano Austria e Repubblica Ceca). (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, perché si è indebolito con vittoria dimezzata della Merkel)

Che il cambio euro-dollaro non riesca più da settimane a toccare quota 1,20 è anche conseguenza di una precisa strategia mediatica della BCE, tesa a non rafforzare la moneta unica al di sopra di tale rapporto, intravedendo il rischio che altrimenti l’inflazione torni a decelerare (i beni importati costerebbero di meno nell’area) e che la crescita economica rallenti (le esportazioni sarebbero penalizzate). I mercati si aspettano che la BCE estenda il QE di 6-9 mesi, ma a un ritmo di 30-40 miliardi al massimo al mese.

L’ipotesi alternativa lanciata dal Financial Times sarebbe di 20 miliardi al mese fino a tutto il 2018.

Posizione short o long?

Dando per scontato uno di questi scenari, nei fatti equivalenti quanto a impatto finanziario nel medio termine, come reagirebbe il cambio euro-dollaro all’annuncio ufficiale? In teoria, dovrebbe apprezzarsi, venendo segnalata dalla BCE una minore divergenza monetaria con la Federal Reserve, ma molto dipenderà dalle parole che il governatore Mario Draghi proferirà in conferenza stampa dalle 14.30. E’ probabile che i toni saranno ancora abbastanza “dovish”, improntati alla sottolineatura di come la ripresa economica nell’Eurozona si stia consolidando e con essa quella dei prezzi, ma notando che appare ancora insufficiente a fare tendere l’inflazione al target, rimanendo necessario il supporto monetario con una buona dose di accomodamento.

E così, se all’uscita del comunicato delle 13.45 si potrebbe registrare un rafforzamento del cambio euro-dollaro, dalle 14.30 si avrebbe un indebolimento, tanto più intenso, quando più Draghi rimarcherà lo stato di bassa inflazione e l’insufficiente crescita salariale nell’area, condizione necessaria per una decisa e stabile accelerazione dei prezzi. Questo sarebbe, però, lo scenario di breve termine, corroborato probabilmente nelle settimane successive dal terzo rialzo dei tassi USA quest’anno, per quanto ampiamente scontato. Viceversa, nel medio termine ha senso puntare long, al rialzo, sul cambio euro-dollaro, perché possiamo chiamarla come vogliamo – svolta graduale, “tapering”, etc. – ma con giovedì la BCE inizierà a porre fine alla lunga fase degli stimoli, riducendo il distacco con la Fed e sostenendo così la moneta unica contro la divisa americana. Il +11,5% messo a segno quest’anno si deve proprio a questa prospettiva. Si tenga conto, infine, che il prossimo governo tedesco sarà meno propenso ad appoggiare la linea espansiva di Francoforte, essendosi la politica federale in Germania spostatasi decisamente verso destra. Per quanto la BCE sia un istituto indipendente, non potrà ignorare simili input. (Leggi anche: Bassi tassi, Draghi si difende dagli attacchi tedeschi)

 

 

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