Cambio euro-dollaro, perché si è indebolito con vittoria dimezzata della Merkel

Cambio euro-dollaro in calo a 1,18. Dopo la vittoria di una cancelliera Merkel dimezzata sul piano politico, l'Eurozona desta nuovi dubbi sul suo futuro.

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Cambio euro-dollaro in calo a 1,18. Dopo la vittoria di una cancelliera Merkel dimezzata sul piano politico, l'Eurozona desta nuovi dubbi sul suo futuro.

Dalla seduta precedente alla riconferma elettorale della cancelliera Angela Merkel il 24 settembre scorso, il cambio euro-dollaro ha perso l’1,4%, scendendo a poco sopra 1,18. Non siamo certamente in presenza di uno scossone, anche se il grafico delle quotazioni ci suggerisce che dopo avere toccato e più volte superato la soglia di 1,20 contro la divisa americana tra fine agosto e settembre, la moneta unica si sarebbe come ritratta, oscillando nelle ultime sedute attorno ai valori attuali. E da allora, i rendimenti decennali sovrani tedeschi sono scivolati i 7 punti base all’attuale 0,39%, mentre lo spread BTp-Bund è sceso di una decina di punti a 166 bp. I traders sono tornati a riversarsi sulla carta sicura. Cos’è successo e perché? (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, quale direzione dopo il voto tedesco?)

A dirla tutta, il terremoto politico in Germania con l’ingresso degli euro-scettici al Bundestag con 92 deputati e il 12,6% dei consensi e il crollo della SPD e della CDU-CSU rispettivamente ai minimi storici e dal 1949 non sembra destinato a sconvolgere più di tanto il panorama europeo. In fondo, Frau Merkel è titolato a governare per altri 4 anni insieme agli alleati storici liberali e in un’inedita maggioranza a tre, che comprenderà anche i Verdi. I toni anti-Bruxelles rimarranno ben lontani dalla cancelleria, per cui non ci sarebbe ragione per avere paura sul futuro dell’Eurozona.

Scossoni in Germania e Austria … aspettando l’Italia

Tuttavia, la politica è qualcosa di più complesso dei semplici risultati elettorali. Lo dimostrano gli eventi di ieri in Austria, dove a vincere sono stati i popolari di Sebastian Kurz, storica formazione di centro-destra e graniticamente legata alla UE. Sì, ma stavolta il 31-enne ministro degli Esteri è riuscito nell’impresa di scavalcare i socialdemocratici per la seconda volta da oltre 70 anni, puntando sui temi cari all’elettorato della destra euro-scettica, cioè sulla lotta all’immigrazione clandestina e la rivendicazione di maggiori poteri agli stati nazionali. Gli euro-scettici dell’FPOe sono arrivati al 26% dei consensi e dovrebbero governare insieme a Kurz. (Leggi anche: L’Austria di Kurz metterà pressione alla UE)

In Germania, i conservatori della cancelliera non si sono spostati a destra per arrestare l’avanzata dell’AfD, i cui toni contro Bruxelles si sono di molto accentuati dalla sua nascita nel 2013. E, però, il risultato di questa “testardaggine” della cancelliera nel non fare auto-critica sugli errori commessi da Berlino e dall’intera UE nella gestione della crisi dei migranti ha spinto milioni di elettori tedeschi a punirla, votando gli euro-scettici, con la conseguenza che adesso la Merkel è un leader debole in patria e in Europa, che dovrà governare con una maggioranza composita, retta dai liberali dell’FDP, i cui propositi coincidono in larga parte con quelli dell’AfD. Nota, ad esempio, la loro forte opposizione ai salvataggi con soldi pubblici di banche e stati stranieri.

Prospettive a breve per l’euro non positive

L’insieme di quanto accaduto ha già spinto e ancor di più spingerà gli investitori a dubitare sulla capacità dell’Eurozona di riformarsi per rendere più credibile l’architettura su cui poggia la moneta unica. Le proposte del presidente francese Emmanuel Macron di istituire un bilancio comune e un ministro delle Finanze unico nell’area non troveranno orecchie sensibili nel prossimo governo tedesco, aldilà delle posizioni favorevoli di facciata di Frau Merkel. Se proprio con il suo arrivo all’Eliseo, Macron aveva fatto sperare in un cambio di vento in Europa, contenendo le paure per il montante “populismo” tra i vari stati UE, gli ultimi segnali ci confermano che ci siamo entusiasmati forse troppo. Il mondo germanico appare in subbuglio contro le istituzioni comunitarie e ad esso si aggiungerebbe tra qualche mese l’Italia, chiamata a rinnovare il Parlamento e dove le formazioni euro-scettiche – Movimento 5 Stelle e Lega Nord – avrebbero il vento in poppa.

Non ci sono solo ragioni legate all’Eurozona ad avere depresso ultimamente il cambio euro-dollaro. In America, sembra prendere corpo il taglio delle tasse promesso dal presidente Donald Trump per famiglie e imprese, mentre i dati macro suggeriscono un miglioramento dell’economia americana, tale da rafforzare l’ipotesi di una stretta monetaria più veloce delle attese da parte della Federal Reserve per i prossimi mesi. E così, se prima delle elezioni tedesche i Bund a 10 anni rendevano lo 0,46% e i Treasuries il 2,25%, adesso i primi sono scesi allo 0,39% e i secondi sono risaliti al 2,29%, portando lo spread nel periodo da 179 a 190 bp. Era a 173 bp il giorno successivo all’ultimo board della BCE. L’allargamento del differenziale segnala tipicamente un attesa rialzista per i tassi USA e il dollaro, per cui le aspettative imminenti per l’euro sarebbero deboli. (Leggi anche: Che segnala lo spread Treasury-Bund?)

 

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