Cambio euro-dollaro e oro giù con la stretta Fed e la Svizzera vede incertezze

Cambio euro-dollaro ai minimi da 21 mesi, mentre l'oro scende ai livelli di inizio febbraio. La stretta della Fed sui tassi USA, per quanto scontata, mostra conseguenze.

di , pubblicato il
Cambio euro-dollaro ai minimi da 21 mesi, mentre l'oro scende ai livelli di inizio febbraio. La stretta della Fed sui tassi USA, per quanto scontata, mostra conseguenze.

Nonostante fosse la stretta monetaria più scontata di sempre, il rialzo dei tassi USA da parte della Federal Reserve ha provocato diversi movimenti sui mercati. La divisa americana si è rafforzata ancora di quasi mezzo punto percentuale in media contro le principali valute e il cambio euro-dollaro è arrivato a scendere fino a 1,04705, anche se in questo istante è risalito a 1,05, restando ai minimi dal marzo del 2015.

Male anche per le quotazioni dell’oro, che risultano scivolate a 1.136,64 dollari, segnando un calo ai minimi da inizio febbraio e riducendo i guadagni del 2016 al 7,2% dal +25% messo a segno nel cuore di questa estate.

Dicevamo, la stretta della Fed era stata scontata dal mercato con probabilità del 100%. Cosa ha messo in moto questi movimenti? Anzitutto, gli stessi funzionari dell’istituto hanno alzato le previsioni sui tassi attesi entro la fine del 2017, facendo intravedere non più due, bensì tre nuovi rialzi nel 2017 e un altro in più rispetto alle stime precedenti per il biennio 2018-’19. Il tasso Fed di lungo periodo viene innalzato, poi, dal 2,9% al 3%, così come migliorano le previsioni di crescita per l’economia americana nel 2017. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, che segnala lo spread Treasury-Bund?)

Cresce la divergenza tra Fed e BCE

A fronte di queste cifre, sappiamo che la BCE ha allungato a tutto l’anno prossimo gli stimoli monetari, aggiungendovi 540 miliardi di euro e portando a oltre 2.300 miliardi la portata del “quantitative easing”. La divergenza sarà palese ancora di più nei mesi prossimi tra la politica monetaria della Fed e quella della BCE e ciò spinge in basso il cambio euro-dollaro, tanto che non si esclude il raggiungimento della parità. (Leggi anche: Quantitative easing prorogato al dicembre 2017)

Se la Fed vara una seconda stretta a distanza di un anno dalla prima, la banca centrale svizzera (SNB) mantiene inalterati i suoi tassi, ma ribadendo di tenersi pronta a intervenire sui mercati valutari per indebolire il franco, considerato “sopravvalutato”. Ulteriori apprezzamenti della valuta elvetica, ha spiegato il governatore Thomas Jordan, saranno consentiti, a patto che si abbia un contestuale indebolimento contro il dollaro.

 

 

 

 

La Svizzera avverte contro il super-franco

La SNB vede pressioni rialziste sul franco anche nel prossimo futuro, a causa sia della fragilità dei sistemi finanziari di alcuni paesi, sia dei loro alti debiti e sia ancora per la loro bassa crescita potenziale. A ciò si aggiungono le incertezze politiche, tra il nuovo corso dell’amministrazione USA sotto Donald Trump, le elezioni in diversi stati-chiave della UE e il negoziato sulla Brexit tra Londra e Bruxelles. Insomma, motivi per puntare sugli assets svizzeri non ne mancherebbero nemmeno l’anno prossimo, cosa che preoccupa l’istituto di Zurigo, che stima una crescita dei prezzi solo dello 0,1% per il 2017 e allo 0,5% per l’anno successivo, dopo un biennio intero già trascorso in deflazione. (Leggi anche: Franco svizzero si rafforza dopo la BCE)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , , , ,
>