Cambio euro-dollaro oltre 1,15, massimi da 14 mesi: perché e dove arriverà?

Cambio euro-dollaro ai massimi da oltre 14 mesi. Superata la soglia di 1,15, cosa attende il cross valutario più importante al mondo?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cambio euro-dollaro ai massimi da oltre 14 mesi. Superata la soglia di 1,15, cosa attende il cross valutario più importante al mondo?

E’ salito a 1,155655 il cambio euro-dollaro, ai massimi da inizio maggio dello scorso anno, segnando una crescita di quasi il 10% quest’anno. Una delle ragioni del consolidamento dei guadagni nelle ultime settimane ha a che vedere con il ripiegamento del cosiddetto Trump trade. I mercati stanno scontando le difficoltà dell’amministrazione americana nel realizzare l’agenda economica promessa in campagna elettorale, specie il taglio delle tasse, su cui il presidente Donald Trump punta buona parte delle sue carte. Ieri, la maggioranza repubblicana al Congresso ha affossato ancora una volta la riforma sanitaria proposta dalla Casa Bianca per sopprimere l’Obamacare, alimentando i dubbi sulla capacità del governo USA di trovare un compromesso con deputati e senatori sul resto del programma economico.

In calo i rendimenti dei titoli di stato nell’Eurozona, con i BTp a 10 anni a rendere al momento il 2,19% e gli omologhi Bund lo 0,58%. Soltanto la settimana scorsa risultavano arrivati rispettivamente al 2,33% e a oltre lo 0,60%. Proprio i movimenti dei bond tedeschi, in relazione a quelli americani, anticiperebbero possibili variazioni per il cambio euro-dollaro. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro verso nuove vette? Il segnale bullish del Bund)

Cosa ci dice lo spread USA-Germania

Il differenziale Treasury-Bund a 10 anni si attesta al momento a 162 punti base, ma all’inizio di quest’anno superava i 220 bp, segnando il livello massimo dal 1990. Cosa ci spiegano tali movimenti? Evidentemente, il restringimento dello spread evidenzia vendite di Bund e acquisti sui Treasuries, conseguenza di aspettative relativamente più restrittive per la politica monetaria della BCE, il cui board si riunisce dopodomani per la quinta volta quest’anno.

Scontando tassi futuri più alti nell’Eurozona, gli investitori stanno vendendo titoli di stato denominati in euro, facendone salire i rendimenti e accorciando le distanze con quelli americani, in previsione di una minore divergenza monetaria, che sta alla base proprio della risalita del cambio euro-dollaro negli ultimi mesi. Non è un caso che con spread Treasury-Bund in allargamento, gli analisti prevedessero il raggiungimento della parità per il cross valutario più importante del pianeta, mentre oggi ci si interroga sui livelli a cui esso si sarà attestato alla fine di quest’anno, tenuto conto che un terzo rialzo dei tassi USA per quest’anno sia stato pressoché scontato dai traders e che per rafforzare il dollaro sarebbero necessarie novità “bullish” sul fronte economico/politico americano o sorprese “hawkish” da parte della Federal Reserve. Superata la soglia di 1,15, punterà a 1,20? (Leggi anche: Board BCE, come Draghi smuoverà i mercati giovedì)

 

 

 

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Argomenti: Bce, bond sovrani, Cambio euro-dollaro, Economia Europa, Economia USA, rendimenti bond, super-dollaro

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