Cambio euro-dollaro oltre 1,13 dopo i dati USA sulle vendite ad aprile, le conseguenze

Il cambio euro-dollaro sale a 1,13. In un mese, la moneta unica ha guadagnato il 7%. Quale sarà l'impatto sull'inflazione nell'Eurozona?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il cambio euro-dollaro sale a 1,13. In un mese, la moneta unica ha guadagnato il 7%. Quale sarà l'impatto sull'inflazione nell'Eurozona?

Il dato deludente sulle vendite al dettaglio negli USA ha indebolito il dollaro. Ad aprile, sono rimaste invariate su base mensile, mentre gli analisti si aspettavano mediamente una crescita dello 0,2%. Ciò contribuisce ad alimentare aspettative accomodanti sulla politica monetaria della Federal Reserve, che ha segnalato all’ultimo board che ogni riunione sarà l’occasione valida per procedere al primo rialzo dei tassi dal 2006. Il disorientamento sui tempi dell’avvio della stretta monetaria ha portato prima a un brusco apprezzamento del biglietto verde, tanto che il cambio euro-dollaro è scivolato fino a un minimo di 1,05, facendo parlare di raggiungimento a breve della parità. In realtà, il trend si è invertito da almeno un mese e mezzo, come dimostra il rafforzamento della moneta unica contro la divisa americana del 7% nelle ultime 4 settimane. Dall’inizio dell’anno, l’euro ha perso comunque il 6,6%, ma ha recuperato la metà delle perdite accusate dall’1 gennaio ad oggi, pur restando in calo del 18% su base annua.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro a 1,1376, dove va la moneta unica e perché si rafforza?  

Obiettivo inflazione Eurozona a rischio?

L’apprezzamento dell’euro abbassa tendenzialmente l’inflazione, rendendo meno costosi i beni importati dai paesi al di fuori dell’Eurozona. Ciò allontanerebbe, in teoria, l’obiettivo della BCE di una crescita annua dei prezzi quasi del 2%. Determinante appaiono i movimenti dei prezzi energetici, il cui tonfo ha provocato nei mesi scorsi lo scivolamento dell’Eurozona verso una fase di lieve deflazione. Alle quotazioni attuali del Brent, un barile di petrolio costa più di 59 euro. Nel giugno del 2014, quando il petrolio toccò un massimo di 115 dollari al barile, il costo era di 78 euro. Un mese fa era di 56 euro e di 55 euro 2 mesi fa. Riepilogando, si ottiene che: il greggio è oggi il 25% meno caro su base annua, ma il 5% più costoso di un mese fa e il 7% in più di 2 mesi fa.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro a 1,1129, annullato l’effetto QE. A rischio il target sull’inflazione?   Un ulteriore apprezzamento della moneta unica in area 1,15-1,20 contro il dollaro, sempre alle quotazioni attuali, stabilizzerebbe i prezzi del greggio in euro, rendendo più difficile la risalita dell’inflazione, visto che l’energia rappresenta una componente fondamentale per l’intera struttura dei prezzi dei beni e dei servizi nell’Eurozona.

Il rapporto tra cambio e quotazioni petrolio

Tuttavia, è anche vero che un indebolimento del dollaro tende generalmente a sostenere le quotazioni del petrolio, in quanto stimola la domanda degli acquirenti non americani. Se ciò è vero, è realistico ipotesi, al contrario, che l’abbondante sovrapproduzione sul mercato petrolifero possa arrestare il rally delle ultime settimane e tramutarsi in un nuovo tonfo, magari meno accentuato di quello di un anno fa, ma in grado potenzialmente di bilanciare gli effetti positivi derivanti da un dollaro più debole. D’altronde, il rafforzamento dell’euro potrebbe essere sostenuto a sua volta dal miglioramento dell’outlook economico nell’Eurozona e dalla risalita incipiente dell’inflazione, che fa pensare agli investitori che gli stimoli monetari della BCE siano ritirati prima del mese di settembre del 2016, la scadenza annunciata da Francoforte per il QE.   APPROFONDISCI – Petrolio, l’OPEC è pessimista sulle quotazioni. Goldman Sachs: ci sarà un nuovo calo

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Argomenti: Bce