Cambio euro-dollaro in risalita su tassi Fed e Pmi Eurozona, attesa una certa volatilità

Il cambio euro-dollaro si è portato nuovamente sopra 1,11, dopo la pubblicazione dei verbali della Fed e i dati sul Pmi manifatturiero e dei servizi nell'Eurozona. Per i prossimi mesi, il trend potrebbe essere volatile.

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Il cambio euro-dollaro si è portato nuovamente sopra 1,11, dopo la pubblicazione dei verbali della Fed e i dati sul Pmi manifatturiero e dei servizi nell'Eurozona. Per i prossimi mesi, il trend potrebbe essere volatile.

Dopo due sedute in calo, il cambio euro-dollaro sta risalendo nella giornata di oggi e attualmente si attesta a 1,1150, in crescita dello 0,52%. Resta in calo del 2% rispetto alla chiusura di lunedì, mentre su base mensile registra un rialzo del 3,9%. A rinvigorire la moneta unica hanno concorso in poche ore due eventi. Il primo riguarda la Federal Reserve, che ieri sera ha pubblicato i verbali dell’ultima riunione del Fomc a fine aprile, dai quali è emerso che l’istituto non avrebbe alcuna fretta di alzare i tassi negli USA, anche se non ha escluso che la stretta monetaria possa essere avviata in un qualunque prossimo board. Allontanandosi la prospettiva di un rialzo dei tassi a giugno, i mercati scommettono che ciò avverrà solo nei mesi successivi. Stando a un sondaggio realizzato tra diversi analisti dal Wall Street Journal giorni fa, i 3 quarti si aspettano che avverrà a settembre, mentre gli investitori punterebbero, addirittura, su dicembre. In ogni caso, sembra che non vi sia spazio per una ripresa imminente del balzo del dollaro, che a marzo si era portato fino a un minimo al di sotto di 1,05 contro l’euro.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro sempre sopra 1,14, ecco qual è la brutta notizia per Draghi  

Ripresa Eurozona e maggiori stimoli temporanei

Stamane, poi, l’indice Pmi manifatturiero e dei servizi per l’Eurozona ha segnato una crescita, segnalando che la ripresa dell’unione monetaria continua a maggio, anche se in rallentamento. Tanto è bastato, però, per allontanare i timori di uno spegnimento della crescita incipiente nell’area e per rinvigorire l’euro, sulla prospettiva che gli sforzi della BCE stiano avendo effetto, per cui non sarebbero necessarie proroghe degli attuali stimoli monetari, oltre le scadenze temporali sinora indicate dall’istituto. Anche l’inflazione nell’Eurozona, peraltro, appare in ripresa, pur lontanissima dal target di quasi il 2%, restando ancora negativa. D’altro canto, a rallentare la corsa dell’euro ci ha pensato 2 giorni fa la stessa BCE, che ha comunicato di aumentare gli acquisti a maggio e giugno dei titoli di stato dell’Eurozona realizzati con il “quantitative easing”, in modo da anticipare le prevedibili difficoltà che si riscontreranno in estate, quando il mercato sarà poco liquido e di conseguenza diventerà più complicato centrare l’obiettivo degli acquisti mensili per 60 miliardi di euro.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, la BCE annuncia maggiori acquisti di bond prima dell’estate  

Previsioni cambio euro-dollaro entro l’estate

Riassumiamo le considerazioni sopra svolte e cerchiamo di fare una previsione sul possibile andamento del cambio euro-dollaro nei prossimi mesi. Nelle prossime settimane, i mercati finanziari dovrebbero essere dominati da 3 temi principali: il rinvio del rialzo dei tassi Fed, l’accelerazione temporanea degli stimoli monetari della BCE e il caso Grecia. Considerando che l’ipotesi più probabile per quest’ultimo punto sarebbe di un accordo parziale, che sblocchi la tranche degli aiuti, impedendo il default e l’uscita dall’euro di Atene, l’insieme dei 3 punti spingerebbe a ipotizzare un rafforzamento dell’euro, anche se probabilmente non molto accentuato, magari restando al di sotto della soglia di 1,15. In piena estate, invece, tra luglio e agosto, gli acquisti della BCE rallenteranno, il mercato (salvo sorprese negative sul fronte dell’economia americana) inizierà ad attendersi un imminente rialzo dei tassi USA e i timori sulla Grecia saranno sia alle spalle che ancora lontani, essendo prevista in autunno la prossima scadenza per un accordo. Tutti questi elementi ci spingono a ipotizzare un rafforzamento del dollaro, ma nemmeno in questo caso molto brusco, se nel frattempo l’inflazione nell’Eurozona si sarà riportata sopra lo zero e le quotazioni del greggio non avranno subito un nuovo ripiegamento. Non sarà inverosimile, tuttavia, tornare ai livelli di marzo, ossia in zona 1,05-1,07. Per il momento sembrerebbe azzardato, però, prevedere il raggiungimento della parità del cambio.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro ai massimi da febbraio, vi spieghiamo perché non sorprende  

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