Cambio euro-dollaro in calo dell’1,5% settimanale, vediamo le ragioni e le attese

Cambio euro-dollaro indebolito questa settimana, a causa anche del taglio delle stime di crescita da parte dell'OCSE.

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Cambio euro-dollaro indebolito questa settimana, a causa anche del taglio delle stime di crescita da parte dell'OCSE.

Il cambio euro-dollaro arretra oggi di quasi un paio di decimali di punto percentuale, attestandosi a 1,1086 e cedendo l’1,5% su base settimanale, tenendo conto che al termine di venerdì scorso era ancora a 1,1260. Che la moneta unica stia indebolendosi per ragioni specifiche e attinenti all’Eurozona lo dimostra anche il fatto che il biglietto verde abbia guadagnato mediamente nello stesso lasso di tempo appena mezzo punto percentuale contro le principali divise del pianeta, 3 volte in meno. Dall’inizio dell’anno ad oggi, però, l’euro guadagna ancora il 2% contro il dollaro, 3 volte in più di quanto mediamente la divisa americana abbia perso contro le valute principali. Il clima sta diventando meno bullish intorno alla moneta unica, specie dopo che l’OCSE ha tagliato le stime di crescita mondiale. La revisione al ribasso ha riguardato, a dire il vero, la stessa economia americana, che è attesa espandersi quest’anno del 2%, pur sempre più dell’1,4% dell’Eurozona, dove l’inflazione resta prossima allo zero e, stando ai verbali dell’ultima riunione della BCE, potrebbe scivolare in territorio negativo nei prossimi mesi, necessitando così di nuovi interventi a sostegno della stabilità dei prezzi. Ma i timori sull’andamento dell’economia globale, si sa, avvantaggiano il dollaro, perché gli investitori di ogni angolo del pianeta tendono a ripararsi nei beni-rifugio, come i Treasuries. I rendimenti decennali di questi ultimi, infatti, sono scesi ai minimi da oltre un anno. Questo sta prevalendo al momento sulla previsione di un rallentamento della stretta monetaria appena iniziata negli USA, che in teoria dovrebbe indebolire il cambio americano.

       

Stimoli BCE in arrivo

D’altra parte, la BCE ha confermato negli ultimi giorni (oggi, le dichiarazioni in tal senso del vice-governatore, il portoghese Vitor Constancio) che a marzo potrebbero arrivare nuovi stimoli monetari. Oltre al potenziamento degli acquisti mensili dei titoli di stato con il “quantitative easing”, ad oggi a 60 miliardi di euro insieme agli Abs e ai “covered bond”, il mercato starebbe scommettendo anche su un ulteriore taglio dei tassi sui depositi overnight dal -0,30% attuale al -0,40%. Proprio queste aspettative di un nuovo accomodamento monetario spinge ad acquistare dollari contro euro. La moneta unica è ai minimi dal 2013 anche contro lo yen e anche in questo caso è la fuga verso gli assets considerati sicuri a fungere da bussola. Quanto questo trend possa essere stabile non è facile da comprendere, perché nelle prossime settimane potrebbe inserirsi il discorso dell’allontanamento del prossimo rialzo dei tassi USA.

Da qui al prossimo board della BCE, però, le attese accomodanti del mercato dovrebbero tenere la moneta unica sotto pressione, la quale potrebbe almeno parzialmente venire meno solo se la Fed segnalasse nei giorni successivi di essere meno propensa a proseguire nella stretta.  

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