Cambio euro-dollaro giù a 1,12 e spread BTp-Bund sotto 100 bp sugli stimoli di Draghi

I mercati festeggiano le parole del governatore della BCE, Mario Draghi, che apre a nuovi stimoli monetari nell'Eurozona.

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I mercati festeggiano le parole del governatore della BCE, Mario  Draghi, che apre a nuovi stimoli monetari nell'Eurozona.

Soddisfano i mercati le parole che il governatore della BCE, Mario Draghi, ha pronunciato all’inizio della sua conferenza stampa a La Valetta, capitale di Malta, sopo la riunione del board, che ha lasciato i tassi fermi. Egli ha annunciato che la politica monetaria dovrà essere rivista a dicembre, quando saranno pronte le nuove stime sul pil e l’inflazione nell’Eurozona per il triennio 2015-2017, sostenendo che l’inflazione resterà molto bassa nei prossimi mesi, ma che l’outlook sui prezzi dovrebbero migliorare dalla fine dell’anno. Tuttavia, ha ammesso che i rischi al ribasso sono aumentati, sia per l’indebolimento della congiuntura delle economie emergenti, Cina inclusa, di quelle avanzate, che per il calo delle quotazioni delle materie prime. Per questo, l’istituto ha incaricato alcuni comitati a verificare l’adozione di nuovi strumenti per le possibili scelte da compiere a dicembre. Il governatore ha dichiarato anche che l’alto grado di indebitamento pubblico e privato rappresenta un ostacolo alla crescita dell’economia. La reazione degli investitori non si è fatta attendere. Il cambio euro-dollaro perde al momento l’1% su base giornaliera, scendendo a 1,1225 da 1,1307 dell’istante prima che Draghi iniziasse a parlare.

I titoli di stato tedeschi a 2 anni hanno toccato un nuovo rendimento minimo record al -0,293%, mentre lo spread BTp-Bund a 10 anni scende fin sotto i 10o punti base a 98,3 bp, con i rendimenti dei nostri titoli decennali all’1,48%. E festeggiano anche le borse, tra cui Piazza Affari, il cui Ftse Mib, anemico durante l’arco della seduta, guadagna istantaneamente lo 0,90%.      

Ecco cosa suggeriscono le parole di Draghi

In effetti, la conferenza del governatore offre molti spunti per gli analisti e il mercato. Egli ha affermato che tra le misure prese oggi in considerazione c’era anche quella del taglio dei tassi sui depositi overnight e ha legato la bassa inflazione all’apprezzamento dell’euro (“dell’8% negli ultimi 3-4 mesi, se non mi sbaglio”). Queste due frasi hanno un significato economico spaventosamente importante.

La prima segnala l’intenzione della BCE di ampliare la gamma degli acquisti dei titoli di stato, effettuati con il “quantitative easing”, tagliando la soglia minima del rendimento, sotto la quale i bond non sono più acquistabili. Sappiamo, infatti, che anche volendo, allo stato attuale la BCE non avrebbe molte speranze di successo nell’aumentare la portata del QE, per cui starebbe cercando di ammorbidirne le condizioni fissate a gennaio, tra cui quella dei rendimenti minimi accettabili, che non possono essere inferiori ai tassi overnight per evitare perdite a carico del bilancio dell’istituto. Resta il problema del circolo vizioso tra i tagli dei tassi sui depositi e il calo dei rendimenti sovrani, che sembrano inseguirsi tra di loro come un cane che si morde la coda, vanificando probabilmente quasi sin da subito l’effetto dell’eventuale misura. Quando, poi, Draghi ricollega l’inflazione zero all’euro in risalita, intende segnalare la volontà non dichiarata espressamente della BCE di perseguire in modo indiretto un cambio-obiettivo informale più debole (“non era e non è un nostro obiettivo, ma risulta determinante per la stabilità dei prezzi e la crescita”), attraverso il varo di nuovi stimoli o il potenziamento di quelli già in corso di attuazione. A tale proposito, ha ribadito che il QE durerà almeno fino al settembre dell’anno prossimo, tranne che non si renda necessario un suo prolungamento.      

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