Per il cambio euro-dollaro in Germania non cambierà quasi niente

Il cambio euro-dollaro non segnala movimenti marcati dopo l'annuncio delle larghe intese in Germania, le terze dell'era Merkel. Cosa significa?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il cambio euro-dollaro non segnala movimenti marcati dopo l'annuncio delle larghe intese in Germania, le terze dell'era Merkel. Cosa significa?

Non sarà Martin Schulz il prossimo ministro degli Esteri in Germania, contrariamente a quanto trapelato al termine delle lunghe trattative per formare il terzo governo di Grosse Koalition nell’era Merkel. Il segretario socialdemocratico ha rinunciato alla carica, dopo le critiche ricevute dal suo stesso partito per le presunte ambizioni personali, che sarebbero prevalse in fase di negoziato. I delegati dell’SPD nel Nordreno-Vestfalia, che contano per un quarto di tutta l’assemblea nazionale, avevano minacciato la loro contrarietà all’intesa raggiunta con estrema difficoltà la settimana scorsa. L’attuale ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel, già segretario del partito fino a un anno fa, aveva avuto parole durissime contro Schulz, sostenendo che non avrebbe tenuto fede alla parola data e di non essere stato, quindi, sincero. Sta di fatto che persino la guida del partito passa all’attuale ministro del Lavoro, Andrea Nahles, che sarà così la prima donna a guidare l’SPD, forse nella speranza che possa replicare a sinistra il successo di Angela Merkel. Prima di pensare al futuro, Schulz dovrà quanto meno sperare di superare lo scoglio del voto della base sull’accordo, il cui esito sarà reso noto il 4 marzo. Ed essendo 464.000 gli interpellati, nulla appare scontato.

Ma critiche si hanno anche all’interno della CDU-CSU, la coalizione della cancelliera. I giovani conservatori si mostrano contrari alle concessioni “eccessive” che sarebbero state offerte ai socialdemocratici, tra cui la potente poltrona di ministro delle Finanze. Andrà all’attuale sindaco di Amburgo, Olaf Scholz, il quale già rassicura che la stabilità dei conti pubblici rappresenta un fattore assodato per il suo partito, anche se spiega la reale differenza con il suo predecessore Wolfgang Schaeuble, che in 8 anni alla guida delle Finanze tedesche si è fatto una fama di falco dell’austerità in tutto il mondo. La Germania, afferma, non deve assumere il ruolo di maestrina in Europa sulle politiche fiscali.

Gli analisti di tutto il mondo si stanno sbizzarrendo sul significato di questa concessione alla sinistra: la Germania farà una politica fiscale più espansiva, ovvero spenderà di più? I conti pubblici lo consentirebbero, avendo chiuso per il quarto anno di seguito in attivo nel 2017, mostrando un avanzo di circa 35 miliardi di euro. A tanto ammonterebbe il raggio di manovra di Scholz, fatto salvo il principio del pareggio di bilancio, che nessuno metterebbe in discussione a Berlino.

Cambio euro-dollaro poco mosso

Non pare, però, che il mercato stia comprando la storia di un mutamento significativo nella politica economica della prima potenza europea. Il cambio euro-dollaro si aggira in area 1,2265 in questi minuti, circa mezzo punto percentuale in meno rispetto all’annuncio dell’esito delle trattative, per certi versi clamoroso. Domanda: come si sarebbe dovuto muovere? Una politica fiscale più espansiva implicherebbe un maggiore ricorso all’indebitamento, ma non sarebbe così nel caso della Germania, che vanta conti pubblici in attivo e dove semmai si tratterebbe solamente di pareggiare spese ed entrate. In ogni caso, più spesa pubblica equivale a una maggiore domanda interna, cosa che spingerebbe l’inflazione e i rendimenti dei bond, i quali a loro volta sosterrebbero l’euro.

In sostanza, avremmo dovuto attenderci un cambio euro-dollaro più forte sull’annuncio di un prossimo ministro delle Finanze socialdemocratico nella prima economia europea. Detto ciò, si potrebbe immaginare esattamente il contrario, ovvero un sostegno di Scholz all’operato della BCE, affinché mantenga una politica monetaria espansiva più a lungo. Schaeuble è stato un fiero oppositore di Mario Draghi sul “quantitative easing” e nel 2016 ebbe ad accusarlo esplicitamente di fomentare l’euro-scetticismo in Germania con la sua politica dei tassi zero e gli acquisti di bond. Se avesse dovuto prevalere questa seconda lettura, allora sarebbe stato corretto un discreto ripiegamento dell’euro contro il biglietto verde.

In queste ultime sedute, a dire il vero il dollaro è rimasto mediamente stabile contro le altre divise, mentre con l’euro, come sopra scritto, ha ceduto circa mezzo punto. Pertanto, il mercato non starebbe scontando un cambiamento nella politica fiscale in Germania, bensì forse una maggiore comprensione tedesca verso la linea di Draghi. In ogni caso, parliamo di variazioni così tenue, che la lettura realmente emergente dal caos politico teutonico sarebbe l’inconsistenza del cambiamento atteso, se non nel senso di un prosieguo del declino politico di Frau Merkel, alla quale  dopo oltre 12 anni da cancelliera viene apertamente chiesto dal suo partito di iniziare a pensare alla successione. Mutti smentisce un suo logoramento e alla stampa estera conferma la volontà di servire la Germania per un altro mandato “intero”. Ma sembra uno scenario poco probabile. (Leggi anche: Germania, accordo di governo scontenta destra e sinistra: Merkel a rischio?)

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Argomenti: Cambio euro-dollaro, Germania, Politica, Politica Europa

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