Cambio euro-dollaro e quotazioni del petrolio, ecco i movimenti in attesa della Fed

Cosa accadrà da stasera al cambio euro-dollaro e alle quotazioni del petrolio, dopo il comunicato della Fed e la conferenza stampa del governatore Janet Yellen?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cosa accadrà da stasera al cambio euro-dollaro e alle quotazioni del petrolio, dopo il comunicato della Fed e la conferenza stampa del governatore Janet Yellen?

L’euro si rafforza dello 0,17% a un cambio di 1,06115 contro il dollaro, mentre le quotazioni del petrolio scivolano ancora e i futures sui contratti Wti con consegna a maggio scendono a un prezzo di 42,19 dollari al barile, ai minimi degli ultimi 6 anni, perdendo ben 1,27 dollari, il 3% in meno della chiusura di ieri sera. Il mercato è concentrato su quanto comunicherà stasera alle ore 18 la Federal Reserve, al termine della due giorni del suo braccio operativo, il Fomc, sulla politica monetaria. Non sono attese novità sui tassi USA, ma il board di questa settimana è cruciale per capire quando saranno alzati con ogni probabilità i tassi per la prima volta dopo 9 anni.

Comunicato Fed e conferenza Yellen: le attese

Nel comunicato non dovrebbe più comparire il termine “paziente”, con cui la Fed a dicembre e a gennaio ha comunicato la sua intenzione di non avviare frettolosamente la stretta monetaria. Se tale parola non ci fosse più, il rialzo dei tassi a giugno sarebbe lo scenario di gran lunga più probabile. Se restasse, sarebbe realistico ipotizzare che la stretta inizierà a luglio o a settembre. Il dollaro ha guadagnato mediamente il 20% contro le altre valute negli ultimi 6 mesi. E’ evidente che ciò impatterà negativamente sull’inflazione, rendendo meno costosi i beni importati. A ciò si aggiunge un prezzo del petrolio ai minimi dal 2009 e che potrebbe registrare ulteriori cedimenti, date le alte scorte di greggio negli USA e la produzione record a livello mondiale.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro, la previsione di Goldman Sachs: scenderà a 0,80 entro 2 anni   Tuttavia, gli analisti ritengono che non ci siano più ragioni per tenere i tassi nel range 0-0,25%, in cui si trovano da ben 6 anni e mezzo. L’economia americana dovrebbe crescere almeno del 2,7% quest’anno, la disoccupazione a febbraio è scesa al 5,5%. Se è vero che l’indice dei prezzi monitorato dalla Fed è cresciuto solamente dello 0,2% il mese scorso e se è prevedibile una debolezza anche nei prossimi mesi, questi dati non potranno che essere considerati transitori dall’istituto, che deve guardare al medio termine. Dunque, il rialzo dei tassi a giugno dovrebbe esserci, mentre è probabile che per evitare un eccessivo rafforzamento del dollaro, che allontanerebbe l’obiettivo di un’inflazione al 2% e metterebbe a rischio il consolidamento della ripresa americana, il governatore Janet Yellen segnali alla conferenza stampa delle ore 19,30 che il ritmo con cui la stretta procederà nei mesi successivi sarà meno veloce che in passato.   APPROFONDISCI – Tassi USA, vediamo le attese su cosa dirà la Yellen domani   Se il termine “paziente” sarà eliminato dal comunicato e se la Yellen si mostrerà solo limitatamente preoccupata dall’apprezzamento del dollaro, il cambio con l’euro non dovrebbe registrare scossoni. Il rialzo dei tassi a giugno è stato pressoché già scontato sui mercati e forse nemmeno un rinvio ipotizzabile a settembre impatterebbe granché sul cambio euro-dollaro. Al contrario, si potrebbe registrare qualche guadagno per la lira turca o per il rand sudafricano, sostiene Deutsche Bank, qualora la Fed si mostrasse più accomodante delle attese. Quanto alle quotazioni del petrolio, sappiamo che esse sono legate direttamente alla forza del dollaro con una correlazione negativa. L’impennata del biglietto verde sui mercati valutari di questi mesi ha contribuito decisamente ad affievolire il prezzo del greggio, la cui debolezza attesa anche nei prossimi mesi, però, ha più a che fare con i fondamentali, ovvero con la persistente sovrapproduzione globale e la quantità elevata anche delle scorte, che lascia presupporre un’offerta ancora più abbondante già da inizio estate.  Certo che se la Fed non sarà più “paziente”, sarebbe un elemento di ulteriore indebolimento delle quotazioni energetiche, per quanto l’avvio imminente della stretta USA sia stata scontata anche su questo mercato.   APPROFONDISCI – Petrolio: quotazioni ai minimi dal 2009, ecco tutte le ragioni del nuovo crollo    

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Argomenti: Crisi Euro