Cambio euro-dollaro, ecco i 3 eventi a cui guardare nei prossimi mesi

Cambio euro-dollaro sulla vetta dei mercati valutari quest'anno. Ecco i 3 eventi che ne segneranno la direzione nei prossimi mesi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cambio euro-dollaro sulla vetta dei mercati valutari quest'anno. Ecco i 3 eventi che ne segneranno la direzione nei prossimi mesi.

E’ un buon momento per il cambio euro-dollaro, che dall’inizio dell’anno ha guadagnato il 5,7%, la percentuale più alta tra tutte le principali valute del pianeta, superiore al 5% perso mediamente dal biglietto verde contro le altre divise. Poco meno meglio della moneta unica ha fatto lo yen, che quest’anno si è apprezzato del 5%, seguito dal dollaro australiano (+4,7%) e dal franco svizzero (+3,8%). I guadagni per la sterlina risultano nell’ordine del 2,5%, mentre per la corona norvegese e il dollaro canadese non vanno oltre l’1%. Con un +1,7%, pone fine al trend calante lo yuan, che nel 2016 aveva perso contro il dollaro il 6,6%. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai massimi da 6 mesi, ma la svolta sarà nel 2019)

Se all’inizio dell’anno si scommetteva sul raggiungimento della parità euro-dollaro, Goldman Sachs ha mutato le sue previsioni, stimando che il minimo a cui potrebbe giungere il cambio tra le due valute sarebbe adesso di 1,05 e intravedendo un apprezzamento a 1,10 entro la fine dell’anno prossimo, mentre Ubs stima 1,14 da qui a 3 mesi e a 1,16 a 6 mesi.

Peserà di nuovo la divergenza monetaria

Capire l’esatta direzione del cambio euro-dollaro nei prossimi mesi non è facile. A pesare dovrebbe tornare ad essere la divergenza monetaria tra la Federal Reserve e la BCE, dopo mesi passati sui mercati a concentrarsi sui rischi geo-politici nell’Eurozona, a seguito di importanti voti popolari in stati-chiave come Olanda, Francia, Germania e Italia. I primi due si sono già tenuti e hanno esitato la vittoria delle formazioni europeiste, allontanando lo spettro di una vittoria degli euro-scettici. In Germania, la cancelliera Angela Merkel è lanciata per conquistare il quarto mandato di fila, ma anche se dovesse perdere, la guida del governo passerebbe nelle mani dei socialdemocratici, una collaudata formazione europeista. (Leggi anche: Rialzo tassi Fed, quale impatto sul cambio euro-dollaro)

Diverso è il caso dell’Italia, che tornerà alle urne al più tardi tra 11 mesi. La confusione politica da noi regna sovrana e il timore dei mercati è che o si vada incontro a una fase di ingovernabilità, negativa per un paese con un’economia stagnante e con un debito pubblico al 133% del pil, oppure che in Parlamento si trovino i numeri per dare vita a un governo di impronta euro-scettica. Trattandosi della terza economia dell’Eurozona, le vicissitudini interne al nostro paese pesano e peseranno ancora di più nei prossimi mesi sull’euro.

In pratica, qualsiasi movimento che vada nella direzione di rendere più probabile un governo euro-scettico o l’assenza di un nuovo governo a breve incoraggia posizioni “short” per la moneta unica, mentre tutto ciò che viene percepito come rassicurante per il dopo elezioni sprona a puntare sull’euro, ovvero all’apertura di posizioni “long”.

L’agenda Trump

Prima di arrivare alle elezioni italiane, però, probabilmente incideranno sulle previsioni sul cambio euro-dollaro altre considerazioni. La prima riguarda la politica fiscale dell’amministrazione Trump. Il presidente americano dovrebbe presentare entro agosto un piano di riduzione delle tasse sulle imprese e le famiglie. Gli investitori vorrebbero capire quante probabilità avrebbe di passare al Congresso, date le divisioni interne alla maggioranza repubblicana, che vorrebbe anche evitare che il taglio delle tasse sia attuato in deficit. (Leggi anche: Taglio tasse targato Trump)

Dopo l’ottimismo dei primi mesi seguenti alla vittoria di Donald Trump, i mercati hanno ripiegato, scontando le difficoltà della Casa Bianca, anche in considerazione dell’affaire Russiagate, che sta tenendo occupate le cronache politiche a stelle e strisce e non solo. La vittoria di ieri dei repubblicani in Georgia per coprire un seggio rimasto vacante (di un altro deputato repubblicano) segnalerebbe una presa sull’opinione pubblica di Trump superiore a quello che i suoi avversari democratici speravano e potrebbe dare alla maggioranza quella fiducia in sé stessa, che da qualche tempo sembra un po’ essere svanita.

L’impatto del petrolio

Perché il taglio delle tasse negli USA inciderebbe sul cambio euro-dollaro? Gli analisti scommettono sul fatto che esso sosterrebbe l’economia americana e i prezzi, inducendo la Fed ad aumentare i tassi più in fretta di quanto non abbia ancora in mente, rafforzando per tale via il biglietto verde. Meno probabile e cospicua sarà la riduzione delle aliquote, minore l’impatto positivo che si avrebbe sulla parità.

Infine, il petrolio. Le quotazioni sono scese a 45 dollari, segnando un calo mensile del 15%, riflettendo le preoccupazioni per l’eccesso di offerta permanente, nonostante gli sforzi dell’OPEC per ridurlo. Un petrolio meno caro finirebbe per tenere bassa anche l’inflazione nelle economie importatrici, allontanando la fine degli stimoli monetari nell’Eurozona e rallentando il ritmo della stretta negli USA. (Leggi anche: La BCE guarda al petrolio, ecco perché ha ragione)

Direzione del cambio a breve impressa dai 3 eventi

In teoria, si direbbe che le variazioni delle quotazioni del petrolio sarebbero neutrali sul cambio euro-dollaro, ma le cose non sarebbero proprio così. L’economia americana è già in piena occupazione e con un’inflazione prossima al target del 2%, mentre quella dell’Eurozona registra ancora prezzi attesi sotto il target persino al 2019. Un calo delle quotazioni potrebbe, quindi, spingere la BCE a non tagliare gli stimoli nel breve, mentre per la Fed si tratterebbe solo di continuare ad alzare i tassi USA con maggiore distanza temporale tra una stretta e l’altra. In definitiva, il calo dei prezzi petroliferi dovrebbe indebolire il cambio euro-dollaro.

Come sempre, non un singolo evento, ma un mix di accadimento inciderà sulla parità tra le due valute. Le tensioni politiche in Italia e il basso costo del greggio tenderanno a deprimere il cambio, così come l’implementazione delle promesse fiscali di Trump. Al contrario, un aumento delle quotazioni petrolifere, una riduzione dei rischi percepiti sull’Italia e la realizzazione di un’agenda economica di Trump meno ambiziosa delle aspettative lo sosterrebbero. (Leggi anche: Petrolio, tonfo prezzi a 45 dollari)

 

 

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Argomenti: Cambio euro-dollaro, Economia Europa, Economia USA

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