Cambio euro-dollaro ben sopra 1,10, se la BCE non sorprende i mercati

Il cambio euro-dollaro potrebbe risalire, se il mercato restasse contrariato dai nuovi stimoli della BCE?

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Il cambio euro-dollaro potrebbe risalire, se il mercato restasse contrariato dai nuovi stimoli della BCE?

La moneta unica ha perso il 6,6% da quando il governatore della BCE, Mario Draghi, annunciava al board del 22 ottobre a Malta l’eventualità di un potenziamento degli stimoli monetari sin dalla successiva riunione di dicembre, che si terrà a Francoforte dopodomani. Da allora, diversi commenti sorprendentemente “ultra-dovish” sia dello stesso Draghi che di altri membri del board, oltre che del capo-economista dell’istituto, Peter Praet, hanno irrobustito le aspettative del mercato per un taglio dei tassi sui depositi overnight di altri 10 punti base al -0,35%, così come per un allungamento della durata del “quantitative easing” oltre alla scadenza prevista del settembre 2016, nonché per un aumento degli acquisti mensili dagli attuali 60 miliardi a 75-80 miliardi di euro. Non si esclude, infine, che sia limato persino il tasso di riferimento, da 15 mesi fermo allo 0,05%, sconfinando forse in territorio negativo.

Rischio delusione dietro l’angolo

In seguito a queste attese, il cambio euro-dollaro si è portato da 1,1339 del 21 ottobre scorso, il giorno prima dell’ultimo board della BCE, all’attuale 1,0589 di questi minuti, scendendo ai livelli più bassi da 8 mesi e mezzo. A questo punto, l’attenzione si concentra tutta sulla riunione di giovedì dell’istituto, seguita il giorno successivo dai dati sulla disoccupazione USA a novembre e dai commenti di diversi membri della Federal Reserve sullo stato dell’economia americana. Cosa accadrà al cambio euro-dollaro, se la BCE dovesse effettivamente varare gli stimoli attesi? La risposta immediata sarebbe che la moneta unica dovrebbe indebolirsi ulteriormente contro il biglietto verde. Tuttavia, se abbiamo appena detto che tali stimoli sono stati grosso modo tutti scontati dal mercato, la reazione degli investitori sarebbe illogica e persino rischiosa.        

Cambio euro-dollaro potrebbe rafforzarsi

Dunque, o la BCE sorprende i mercati o il cambio potrebbe andare in direzione opposta a quella desiderata. A prevederlo è Barclays, secondo cui esiste un rischio “upside”, verso l’alto, ovvero di un rafforzamento brusco dell’euro contro il dollaro sopra la soglia di 1,10. Gli analisti dell’istituto ritengono, però, che si tratterebbe di una correzione temporanea, destinata a dissolversi per il prevalere della spinta dei nuovi stimoli, che surriscalderebbero le aspettative d’inflazione nell’Eurozona. In effetti, Barclays continua a consigliare ai suoi clienti di tenersi “short” sull’euro, magari tramite opzioni, cioè di scontare un ribasso e non un rialzo. Barclays o meno, vale la pena ripercorrere quanto accaduto all’inizio dell’anno, quando la BCE varò prima (22 gennaio) e attuò successivamente (dal 9 marzo) l’attuale QE. Il cambio euro-dollaro aveva aperto l’anno a 1,21 e chiudeva ancora sopra 1,16 nella seduta precedente il primo board dell’anno, quello che annunciò stimoli ben più potenti del previsto. L’euro scese a 1,1366 contro il biglietto verde e solo con l’avvicinarsi della data di partenza per il QE si portò sotto la soglia di 1,10, chiudendo a un minimo di 1,0495 il 13 marzo scorso. Ma alla fine di aprile si era riportato sopra 1,12 e tra alti e bassi si collocava mediamente intorno a 1,1150 a maggio. In sostanza, possiamo individuare 2 fasi: la prima di tipo speculativa, caratterizzata dall’indebolimento dell’euro sulle attese del varo di stimoli all’americana; la seconda di sorpresa dinnanzi all’annuncio di un QE più ampio delle previsioni, con l’euro a indebolirsi ulteriormente fino alle settimane successive alla partenza del piano di acquisti dei bond governativi e privati; la terza è di riassestamento, con l’euro a rafforzarsi, pur sostando a livelli più bassi della fase pre-QE.        

Quale trend a breve?

Sulla base di questa esperienza storica, che si riscontra in maniera del tutto simile sul mercato dei titoli di stato, possiamo supporre che se il QE2 di Draghi dovesse deludere le attese, il cambio euro-dollaro potrebbe anche risalire, come paventa Barclays, giusto il tempo di assistere al primo rialzo dei tassi USA il 16 dicembre prossimo, che per quanto scontatissimo dal mercato, resta pur sempre la prima stretta americana da 9 anni con contraccolpi psicologici evidenti. Quand’anche dovesse sorprendere positivamente gli investitori, il rally del dollaro potrebbe avere vita breve, perché la Fed segnalerebbe già all’ultimo board dell’anno che non intende rafforzare il cambio ulteriormente, in quanto ciò impatterebbe negativamente sull’inflazione. E, peraltro, cos’altro dovrebbe annunciare la BCE per sorprendere il mercato, date anche le resistenze interne all’istituto contro eventuali misure eccessive?  

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