Cambio euro-dollaro ai minimi da fine luglio, c’è forse un “caso Italia”?

Cambio euro-dollaro ai minimi da fine luglio. Vediamo cosa indebolisce la moneta unica e se possiamo temere l'esistenza di un "caso Italia".

di , pubblicato il
Cambio euro-dollaro ai minimi da fine luglio. Vediamo cosa indebolisce la moneta unica e se possiamo temere l'esistenza di un

Il cambio euro-dollaro è sceso ieri sotto 1,11, perdendo oltre mezzo punto percentuale e portandosi in zona 1,1070-80, ai livelli minimi degli ultimi due mesi e mezzo, visto che bisogna risalire alla fine di luglio per trovare un rapporto così basso. Rispetto all’inizio dell’anno, la moneta unica continua a guadagnare circa il 2% contro il biglietto verde. Ma che cosa sta facendo ripiegare il rapporto tra le due principali valute, salito nel maggio scorso a quasi 1,16? C’è forse un “caso Italia”, che starebbe colpendo le quotazioni della divisa europea, come dimostrerebbero alcuni dati?

Il rafforzamento del dollaro non è un fenomeno che riguarda solo l’euro. Contro le principali 16 valute del pianeta, la divisa americana si è apprezzata nell’ultimo mese di oltre il 2%, mentre contro la moneta unica di circa l’1,5%. Dunque, il trend del cambio euro-dollaro risente di un andamento più generale e, anzi, si mostra più resiliente alle variazioni degli umori degli investitori. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, mercati delusi da Draghi)

Attesi tassi USA più alti

A tenere banco è il montare delle aspettative rialziste sui tassi USA. La prossima stretta monetaria potrebbe essere varata dalla Federal Reserve a dicembre, dopo le elezioni presidenziali, che stando ai sondaggi dovrebbero essere vinte dalla candidata democratica Hillary Clinton, più rassicurante per i mercati finanziari. (Leggi anche: Tassi USA ancora fermi)

Tuttavia, a fare da contraltare c’è una tendenziale aspettativa meno accomodante per la futura politica monetaria della BCE, la quale dovrebbe iniziare a ritirare gradualmente gli stimoli dal prossimo aprile e fino alla fine dell’anno prossimo. Al contempo, però, l’Eurozona è oggetto di crescenti timori tra gli investitori, a causa delle tensioni elettorali attese in Italia con il referendum costituzionale, seguito dal voto politico in Olanda, Francia e Germania nel 2017.

 

 

 

C’è un caso Italia

Non è facile comprendere quale sia l’effetto sul cambio euro-dollaro della sola componente legata alla paura per le sorti dell’Eurozona. Ieri sera, quasi in chiusura di seduta, i rendimenti dei BTp a 10 anni erano all’1,44%, +42 punti base rispetto agli omologhi spagnoli e mostrando uno spread con i Bund tedeschi a 140-141 bp.

Nell’ultimo mese, la crescita dei nostri rendimenti sovrani decennali è stata di 16 bp, quando quelli dei Bonos sono scesi di 6 bp e i Bund sono sostanzialmente stabili. E’ il segnale che esiste un caso Italia, almeno percepito dai mercati, che potrebbe in questa fase indebolire la moneta unica contro il biglietto verde. Sul piano dei dati macroeconomici, in entrambe le sponde dell’Atlantico si registra una crescita sottotono, ma meno negativa di quanto temuto nei mesi scorsi, cosa che sosterrebbe, invece, entrambe le divise contro le altre. (Leggi anche: Spread con Spagna al top da due anni, nervosismo da referendum?)

 

Argomenti: , , , , ,