Cambio euro-dollaro ai minimi dell’anno, ma il trend negativo durerà a lungo?

Il cambio euro-dollaro scende ai minimi dell'anno sull'accelerazione del petrolio sopra i 75 dollari. Ecco perché le minacce di inflazione non depongono per ora in favore della moneta unica.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il cambio euro-dollaro scende ai minimi dell'anno sull'accelerazione del petrolio sopra i 75 dollari. Ecco perché le minacce di inflazione non depongono per ora in favore della moneta unica.

Il cambio euro-dollaro si è indebolito ai minimi dal dicembre scorso, scendendo a 1,1875 nei minuti in cui scriviamo, avendo toccato un minimo “intraday” di 1,18233. Il trend si confa all’andamento generale del dollaro, che è salito mediamente ai massimi da 5 mesi, guadagnando il 5% nell’ultimo mese e mezzo contro le altre valute. Cosa sta succedendo di preciso? Per capirlo, bisogna anche guardare ai Treasuries. I decennali del Tesoro americano oggi rendono poco più del 3%, soglia psicologica di riferimento per i mercati e che segnala aspettative rialziste tra gli investitori sui tassi USA. L’economia americana continua a mostrarsi solida, tanto che in aprile il tasso di disoccupazione è sceso al 3,9%, il livello più basso dal 2000. Vero è, però, che l’inflazione nella prima economia mondiale non si mostra in accelerazione decisamente sopra il target e che nemmeno i salari orari, pur in un mercato del lavoro in piena occupazione, stiano crescendo sostanzialmente al di sopra della media degli ultimi anni.

Resta il fatto che il petrolio sia arrivato ai massimi da fine 2017, sostenuto anche dalla rottura dell’accordo sul nucleare con l’Iran da parte degli USA di Donald Trump. La crescita delle quotazioni di circa il 12% in appena un mese lascia immaginare una possibile reflazione più accentuata delle attese, con inevitabile rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a ritmi più veloci.

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L’impatto dell’inflazione

Ci si chiederà come mai il fattore petrolio stia giocando un ruolo positivo per il dollaro e non per valute come l’euro, nonostante la Fed sia nettamente più avanti delle altre grandi banche centrali in tema di tassi. In sostanza, se prevediamo che il rincaro delle materie prime porti inflazioni presso le economie importatrici, perché non dovremmo scontare un cambio di rotta ben più accentuato da parte di istituti come la BCE, che non hanno ancora nemmeno cessato di attuare gli stimoli monetari? La risposta starebbe nei dati macro. L’Eurozona non segnala tassi di inflazione ancora minimamente vicini al target, anzi ad aprile si è registrata una decelerazione tendenziale nella crescita dei prezzi, adesso più vicina all’1% che non al 2%. Dunque, prima che Francoforte si decida per uscire dal “quantitative easing” e ad alzare i tassi, dovranno trascorrere mesi e l’inflazione dovrà stabilizzarsi in area poco inferiore al 2%, ovvero in linea con il tasso-obiettivo. E con una disoccupazione ancora all’8,5%, con punte a doppia cifra in economie come Grecia, Spagna e Italia, c’è la sensazione che servirà tempo per notare una crescita salariale soddisfacente.

Questo starebbe spingendo i trader a concludere che il cambio euro-dollaro sia destinato ad arretrare ancora, come ci chiarirebbe anche lo spread Treasury-Bund a 10 anni, oggi pari a 242 punti base, vale a dire ai massimi da quasi un trentennio. Dovremmo, cioè, attenderci un trend a U, una discesa ulteriore prima di una ripresa, perché man mano che l’inflazione dovesse attecchire anche nell’Eurozona, le previsioni sulle misure della BCE si faranno più restrittive e le distanze con la Fed si ridurranno. Anche perché con il dollaro in netta ascesa, l’impatto del caro greggio sull’inflazione negli USA verrà mitigato, contrastato dal minore costo dei beni importati in valuta estera. Ciò nei mesi renderà meno restrittiva l’azione della Fed, contrariamente a quanto accadrebbe a Francoforte, dove l’effetto del rincaro delle quotazioni sarà amplificato dal ripiegamento dell’euro contro il dollaro. Per il breve termine, però, il cambio euro-dollaro sembra destinato a restare debole, al netto delle tensioni politiche, come le ripercussioni della nascita di un eventuale governo Lega-5 Stelle nell’aria, in queste ore.

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Argomenti: Cambio euro-dollaro, Economia Europa, Economia USA, Fed, Presidenza Trump, super-dollaro, tassi USA

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