Cambio euro-dollaro ai minimi dal 6 gennaio sui toni “dovish” di Draghi

I toni accomodanti di Mario Draghi in conferenza stampa mettono le ali alle borse e il cambio euro-dollaro scende ai minimi da oltre 2 settimane.

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I toni accomodanti di Mario Draghi in conferenza stampa mettono le ali alle borse e il cambio euro-dollaro scende ai minimi da oltre 2 settimane.

Cede lo 0,85% in questi istanti il cambio euro-dollaro, scendendo poco al di sotto di 1,08, ossia ai minimi dal 6 gennaio scorso, subito dopo l’inizio della conferenza stampa della BCE, tenuta dal governatore Mario Draghi. Questi ha lasciato invariati i tassi e ha avvertito che l’inflazione resterà bassa o ridiventerà persino negativa nell’Eurozona nei prossimi mesi, pur definendo “adeguate” le misure varate a dicembre, ammettendo, però, che esse si siano basate su variabili nel frattempo mutate. I rischi sono ritenuti in aumento nel 2016, ragione per cui il numero uno di Francoforte ha annunciato che la politica monetaria potrebbe rivista già a partire dalla prossima riunione di marzo e ribadendo che non esisterebbero limiti a quanto la BCE possa fare per innalzare l’inflazione al target (di quasi il 2%).

Crollo prezzi petrolio abbassano le aspettative d’inflazione

Nonostante la ripresa nell’Eurozona sia proseguita anche nel quarto trimestre del 2015, i rischi per l’outlook sono peggiorati, anche in considerazione per le turbolenze sui mercati e presso le economie emergenti, tali da far dire a Draghi che i tassi resteranno bassi ancora per un periodo prolungato. Nei giorni scorsi aveva detto lo stesso anche il governatore austriaco, Ewald Nowotny, membro del board della BCE. Le “variabili” a cui si riferiva Draghi sono chiaramente i prezzi delle materie prime e, in particolare, del petrolio. Quando a dicembre sono stati potenziati gli stimoli monetari, l’istituto prevedeva per quest’anno quotazioni medie a 52 dollari al barile, mentre da qualche giorno sono scese sotto i 30 dollari, perdendo intorno al 25% dall’inizio dell’anno.      

Mercato stavolta apprezza

Fatto sta che i toni “dovish” del governatore, per quanto ampiamente attesi, stanno mettendo le ali alle borse europee e a Wall Street. Piazza Affari corre e l’indice Ftse Mib balza del 4%, mentre anche Wall Street è attesa in deciso rialzo in apertura. Benissimo anche i titoli bancari, con MPS che segna un rialzo del 48%, recuperando grossa parte delle perdite accusate durante le sedute precedenti. E scende lo spread BTp-Bund, che per la scadenza decennale si porta sotto i 100 punti base a 99 bp, tanto che i rendimenti decennali italiani si riducono di ben 16 bp rispetto ai livelli di apertura all’1,53%. Il mercato, dunque, starebbe reagendo alle parole di Draghi in maniera del tutto opposta a quanto fece 6 settimane fa, quando rimase contrariato per lo scarso potenziamento degli stimoli, specie per il mancato aumento degli acquisti mensili dei bond governativi con il QE. Infine, sulle banche italiane, il governatore ha smentito che siano in corso nuovi aumenti di capitale, chiarendo che l’identificazione dei crediti deteriorati è già avvenuta lo scorso anno con l’Assets quality review (Aqr) e che serve una loro gestione graduale, come dimostra il caso “di successo” dell’Irlanda. L’invio del formulario, continua, mira a far sì che presso tutta l’Eurozona vi sia una sola pratica della gestione dei crediti problematici, ma la valutazione che la BCE ha dei sistemi bancari europei non diverge da quella dei mercati, c’è solo stata confusione, ammette.  

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