Cambio euro-dollaro ai minimi da agosto, caro petrolio oscurato dalla super America di Trump

L'America di Trump continua a correre e nonostante il petrolio a 85 dollari, il cambio euro-dollaro scende ai minimi da agosto, scontando la forza dell'economia USA.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'America di Trump continua a correre e nonostante il petrolio a 85 dollari, il cambio euro-dollaro scende ai minimi da agosto, scontando la forza dell'economia USA.

I posti di lavoro non agricoli creati a settembre sono stati 134.000, meno delle 185.000 unità attese dagli analisti. Cionondimeno, il tasso di disoccupazione negli USA è sceso al 3,7%, il livello più basso dal dicembre 1969, quasi 50 anni a questa parte. Ad agosto, si era attestato al 3,9%. E i posti di lavoro creati nel bimestre precedente sono stati rivisti complessivamente in rialzo di 87.000 unità. Altro dato interessante riguarda l’aumento dei salari orari, che su base annua è stato del 2,8% il mese scorso, in lieve decelerazione dal 2,9% di agosto. Nel complesso, questi dati offrono diversi spunti: l’America continua a creare posti di lavoro a ritmi sostenuti, per quanto a settembre l’uragano Florence potrebbe avere influito negativamente sulla dinamica, rallentando la crescita degli occupati. Poco importa ai fini del ragionamento: la Federal Reserve non ha scuse per non continuare ad alzare i tassi, sebbene non si stia verificando ancora quell’accelerazione salariale che si dovrebbe registrare con un mercato del lavoro in piena occupazione.

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E queste riflessioni stanno mandano i rendimenti dei Treasuries ai livelli massimi dal 2011. Mercoledì, i decennali hanno chiuso al 3,21%, mentre ieri scendevano appena al 3,19%, salvo risalire oggi dopo il report del Dipartimento del Lavoro al 3,23%. I trentennali hanno anch’essi toccato punte massime da oltre 4 anni a questa parte, attestandosi nel primo pomeriggio di oggi al 3,38%. Naturale che sia scattato l’allarme per le borse, con l’indice S&P 500 a chiudere ieri sera in calo dello 0,82%. Male anche le piazze finanziarie europee quest’oggi, con Francoforte a perdere lo 0,80%, Parigi poco oltre mezzo punto percentuale e Piazza Affari a sfiorare il -1%.

Giù l’euro, nonostante il petrolio a 85 dollari

Il cambio euro-dollaro è sceso a quota 1,15, il livello più basso dal tardo agosto, segno che i mercati starebbero scontando una crescente divergenza monetaria tra Fed e BCE, nonostante l’impegno espresso da Mario Draghi per uscire dall’accomodamento monetario, ignorando per ora le tensioni finanziarie e politiche e il rallentamento economico in atto nell’area. Negli USA ci si prepara a un quarto rialzo dei tassi quest’anno entro dicembre e ad almeno un paio l’anno prossimo, se non di più. Al momento, lo spread Treasury-Bund a 10 anni si attesta a ridosso dei 270 punti base e come vi abbiamo anticipato nei giorni scorsi, trattasi non solo del divario più ampio degli ultimi 30 anni, ma apparentemente insostenibile. Da qui in avanti, qualsiasi movimento rialzista dei rendimenti americani sarà verosimilmente accompagnato da una lievitazione anche dei rendimenti tedeschi. Al netto delle tensioni sull’Italia, ciò dovrebbe consentirci di restringere lo spread, pur restando altissimo.

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E quest’oggi, il petrolio si mostra contrastato sui mercati internazionali, con il Brent sotto gli 84 dollari e il Wti americano in lieve crescita a poco meno dei 75 dollari. Ma l’altro ieri il primo aveva sfondato gli 86 dollari, che unitamente a dati macro positivi negli USA, stanno dipingendo un quadro assai favorevole a una stretta monetaria più rigida da parte della Fed. A dire il vero, ciò ridurrebbe gli spazi di manovra anche per la BCE e dovrebbe sostenere il cambio euro-dollaro, essendo i nostri tassi ben più indietro di quelli americani. Ma lo stato dell’economia nell’Eurozona appare tutt’altro che roseo come Oltreoceano, per cui sembra che i mercati stiano scontando più il rialzo dei tassi USA che l’accelerazione dell’uscita dal QE di Draghi, anche perché le tensioni di queste settimane nell’area potrebbero indurre il governatore a rivedere i suoi piani.

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Argomenti: Cambio euro-dollaro, Economia Europa, Economia USA, Fed, tassi USA