Cambio euro-dollaro ai minimi da 7 settimane su Fed e rischi politici

Cambio euro-dollaro ai minimi da inizio gennaio. Il mercato avverte rischi politici crescenti sul calendario elettorale europeo, nonché sconta un possibile nuovo rialzo dei tassi USA a marzo.

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Cambio euro-dollaro ai minimi da inizio gennaio. Il mercato avverte rischi politici crescenti sul calendario elettorale europeo, nonché sconta un possibile nuovo rialzo dei tassi USA a marzo.

Mentre avanza sempre più l’ipotesi che la Federal Reserve alzi i tassi USA per la terza volta dal dicembre 2015 a marzo e il mercato si mostra cauto sui rischi politici percepiti con le differenze scadenze elettorali in programma in Europa, specie in relazione alla Francia, il cambio euro-dollaro stamattina è arrivato a scivolare per qualche istante sotto 1,05 e al momento è risalito a 1,051585 (ore 10.50), pur restando in calo dello 0,2% rispetto alla chiusura di ieri. Che si tratti di debolezza della moneta unica, lo spiega anche il fatto che il dollaro oggi si mostra mediamente invariato contro le altre principali valute, guadagnando intorno allo 0,9% dall’inizio del mese, mentre contro l’euro ha messo a segno un rafforzamento del 2,2% nello stesso lasso di tempo. (Leggi anche: Possibile rialzo tassi USA a marzo)

Lo spread BTp-Bund si avvicina nuovamente alla soglia dei 200 punti base per la scadenza decennale, attestandosi a 196 bp, con i rendimenti a 10 anni dei nostri BTp in risalita al 2,25%. Male anche i bond francesi, che sulla medesima scadenza rendono l’1,10%, +52 bp da inizio 2017.

Pesano rischi politici

In effetti, proprio la Francia sta offrendo agli investitori maggiori ragioni di preoccupazione, date le maggiori probabilità di vittoria alle presidenziali di aprile-maggio della candidata euro-scettica Marine Le Pen. Per il resto, in Italia va in scena la scissione del PD, che non potrà che provocare una nuova ondata di stabilità politica e che dai mercati viene percepita come un aumento del rischio di un prossimo governo guidato dal fronte euro-scettico, Movimento 5 Stelle in testa.

Tornando all’euro, le testate internazionali riportano alcune espressioni utilizzate dal presidente USA, Donald Trump, che a proposito della moneta unica avrebbe detto “non mi è mai piaciuto e non inizia certo a piacermi adesso”. Secondo alcune indiscrezioni, la visita del vice Mike Pence a Monaco per la conferenza sulla sicurezza, nel corso del quale ha rassicurato sul sostegno americano ai partner europei, sarebbe stata preceduta da una riunione concitata tra il capo dello staff della Casa Bianca, Steve Bannon, e alcuni funzionari UE, durante la quale il primo avrebbe segnalato con durezza ai secondi il mutamento di politica dell’amministrazione USA, che non vedrebbe di buon occhio le istituzioni comunitarie, percepite come una schermatura degli interessi tedeschi e una soppressione delle singole realtà nazionali. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai minimi da un mese sugli attacchi di Trump alla Germania)

Trump tuona contro l’euro

Al netto del calendario elettorale e dei ragionamenti sulla divergenza attesa tra la politica monetaria della Fed e quella della BCE, proprio il nuovo atteggiamento di Washington potrebbe avere impensierito gli investitori sulla tenuta dell’euro, nonostante l’obiettivo dichiarato dell’amministrazione USA sia che il cambio di questi si rafforzi, essendo considerato troppo debole per la Germania. Già, ma rafforzare la moneta unica implica un’accentuazione delle divergenze economiche e del forte malcontento tra le varie economie, per cui non sarebbe probabilmente compatibile con la sua stessa sopravvivenza.

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