Cambio euro-dollaro supera quota 1,16, l’oro a $.1300: cosa succede?

Dollaro debole e ai minimi da un anno e oro ai massimi da inizio 2015. L'economia americana appare meno solida e l'euro schizza ai massimi da agosto.

di , pubblicato il
Dollaro debole e ai minimi da un anno e oro ai massimi da inizio 2015. L'economia americana appare meno solida e l'euro schizza ai massimi da agosto.

Il cambio euro-dollaro ha sfondato stamattina la soglia di 1,15 per la prima volta dall’agosto scorso (quando esplosero le tensioni finanziarie globali sulla svalutazione dello yuan da parte della People’s Bank of China), arrivando fino a oltre 1,16 e segnando un rialzo del 6,5% dall’inizio dell’anno. E’ perfettamente in linea con l’indebolimento del biglietto verde contro le principali valute di quest’anno, a conferma che non si tratterebbe di un trend particolare di rafforzamento della moneta unica. Cosa sta accadendo, allora? Da tempo, le voci su una maggiore gradualità della stretta monetaria negli USA hanno iniziato ad attecchire tra gli investire e negli ultimi giorni hanno preso sempre più vigore, dopo la pubblicazione degli ultimi dati macroeconomici, che hanno offerto l’immagine di una crescita del pil americano in rallentamento, mentre la ripresa nell’Eurozona, complici le basse aspettative, non starebbe deludendo, almeno non sinora.

Verso un rinvio del prossimo rialzo dei tassi USA

Per questo, gli analisti si starebbero convincendo che la Federal Reserve potrebbe anche non alzare affatto i tassi per una seconda volta da qui al resto dell’anno, specie considerando che siamo a ridosso delle elezioni presidenziali USA e che ogni singola mossa potrebbe avere effetti negativi sulla sfera politica. Il dollaro ha accentuato la sua debolezza con la decisione della Bank of Japan, al termine della settimana scorsa, di non potenziare gli stimoli già attuati negli ultimi due anni, cosa che sta spingendo lo yen ai massimi dell’ultimo anno e mezzo. Per trovare, invece, un biglietto verde così mediamente debole contro le altre divise bisogna risalire al maggio dell’anno scorso, poco dopo che la BCE iniziasse ad attuare il “quantitative easing” e scatenasse una reazione di pari grado anche presso le altre banche centrali principali del pianeta.      

In rialzo prezzi materie prime, quotazioni oro a +22% quest’anno

Dollaro debole significa materie prime meno costose per gli acquirenti non americani. Ciò sta rafforzandone la domanda e di conseguenza anche le quotazioni, che non a caso sono cresciute in media del 7,6% dall’inizio dell’anno. Vigorosa appare la crescita dei prezzi dell’oro, che quest’anno hanno già registrato un rialzo del 22% e che oggi hanno sfondato la soglia dei 1.300 dollari l’oncia per la prima volta da 16 mesi. Il boom del metallo non ha a che vedere solo con l’effetto-cambio del dollaro, ma anche con la prospettiva di un mantenimento dei tassi USA ai livelli infimi attuali ancora a lungo. Questa materia prima soffre, infatti, la concorrenza delle cedole dei bond, essendone priva, per cui l’allontanarsi della prossima stretta e della prevedibile risalita dei tassi (e delle cedole) sui mercati rappresentano un fattore di sostegno alle sue quotazioni. D’altra parte, i tassi bassi sono di stimolo all’inflazione, contro la quale ci si protegge proprio acquistando oro. Per il resto, però, i guadagni realizzabili dalle materie prime trovano nella crescita globale a rilento un limite, perché la scarsa dinamicità del pil presso le principali economie è sintomatico di un’attività non a pieno ritmo e, quindi, riflette una domanda debole di commodities.  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , , , , ,