Cambio euro-dollaro ai massimi da 3 settimane, cosa significa per i tassi USA?

Cambio euro-dollaro oltre 1.09. C'è attesa per quanto comunicherà domani la Fed sui tassi negli USA, ecco quali sono le aspettative.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cambio euro-dollaro oltre 1.09. C'è attesa per quanto comunicherà domani la Fed sui tassi negli USA, ecco quali sono le aspettative.

Inizia oggi la due giorni della Fomc, il braccio operativo della Federal Reserve, che domani sera comunicherà le sue decisioni in materia di politica monetaria. Non c’è dubbio alcuno che il governatore Janet Yellen non annuncerà un rialzo dei tassi USA, ma c’è grande confusione su cosa conterrà il comunicato circa le prossime mosse dell’istituto e quali indicazioni fornirà il governatore in conferenza stampa. In attesa di avere notizie ufficiali, il cambio euro-dollaro è salito in queste ore ai livelli più alti dallo scorso 6 aprile, attestandosi a 1,09282, in netto rialzo dal minimo del 13 aprile scorso, quando chiudeva a 1,0552. La risalita delle ultime sedute suggerisce attese accomodanti sulla Fed, che adesso si ritiene possa alzare i tassi solo da settembre in poi. I trader stimano che la stretta monetaria possa iniziare a dicembre.   APPROFONDISCI – Tassi USA: la Fed teme il super-dollaro, ma la stretta a giugno resta probabile  

Dati economia USA contrastanti

A far parlare di rinvio sono stati i dati deludenti dell’economia americana nelle ultime settimane, dopo la ripresa raggiante dell’ultimo semestre dello scorso anno. Il clima freddo di questo inverno potrebbe avere abbassato la crescita del pil all’1% su base annua, ma si consideri che nel primo trimestre del 2014 si ebbe un calo per le medesime ragioni. A marzo sono stati creati 126 mila posti di lavoro, il dato più basso degli ultimi 15 mesi. Oggi, però, l’indice S&P/Case-Shiller segnala una crescita dei prezzi immobiliari a febbraio nelle principali 20 città americane dello 0,5% mensile e del 5% annuo, in accelerazione dal +4,6% di gennaio e al di sopra delle attese, pari a un +4,7%.   APPROFONDISCI – Tassi Fed, il rialzo a giugno resta probabile dopo i dati USA sui sussidi e le costruzioni  

Rialzo tassi Fed a giugno possibile?

La domanda delle domande è la seguente: nonostante i segnali contrastanti sul fronte dell’economia, esiste ancora spazio per un rialzo dei tassi Fed a giugno? A tale proposito, c’è da notare che il consenso nel board per una svolta monetaria tra 2 mesi sta scemando, ma la Yellen e gli altri membri baseranno le loro decisioni sui dati, principalmente quelli legati all’inflazione e all’occupazione. Il dimezzamento delle quotazioni del petrolio rispetto all’apice del giugno 2014 non viene guardato con preoccupazione dall’istituto, perché dovrebbe tradursi in un rallentamento temporaneo della crescita dei prezzi. Si pone, invece, maggiore attenzione alla dinamica dei salari orari, che negli ultimi 5 anni salgono in America al ritmo del 2% annuo, così come al mercato del lavoro. Oltre al dato sulla disoccupazione, stabile a marzo al 5,5%, l’istituto monitora anche il tasso di occupazione e la percentuale dei lavoratori part-time, indizi per valutare l’effettivo stato di salute del mercato del lavoro americano.   APPROFONDISCI – Per Pimco il rialzo dei tassi USA sarà a settembre e la Grexit è probabile al 30%  

La minaccia del super-dollaro

Infine, il dollaro è esso stesso una variabile a cui la Fed guarda per valutare i rischi effettivi di indebolimento dell’economia americana. Se a giugno contrariasse le attese dei mercati e alzasse anche simbolicamente i tassi, il biglietto verde si porterebbe nuovamente ai massimi degli ultimi 12 anni contro le principali valute, come a metà marzo, arrivando possibilmente alla parità con l’euro. Questo la Yellen vorrà evitarlo, perché azzannerebbe le esportazioni già deboli degli USA e, soprattutto, renderebbe meno costosi i beni importati, allontanando l’obiettivo di un ritorno all’inflazione tendenziale del 2%. Per tutte queste ragioni, il rialzo dei tassi a giugno resta possibile, ma le sue probabilità non sono alte. Più probabile che la stretta sia avviata entro settembre, ma allo stato attuale sembra esagerata la previsione degli investitori per un rinvio a fine anno o, addirittura, agli inizi del 2016. La Fed asseconderà il mercato solo fino a quando ciò marci in linea con i suoi obiettivi sull’inflazione e la ripresa.   APPROFONDISCI – Tassi USA, domani si riunisce la Fed e la stretta monetaria sembra più lontana    

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Argomenti: Fed