Cambio euro-dollaro ai massimi da 6 mesi, ma la svolta sarà nel 2019

Il cambio euro-dollaro è già salito ai massimi da inizio novembre, guadagnando quasi il 7% quest'anno, ma la vera svolta arriverà nel 2019.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il cambio euro-dollaro è già salito ai massimi da inizio novembre, guadagnando quasi il 7% quest'anno, ma la vera svolta arriverà nel 2019.

Sono baste poche, quanto ovvie parole della cancelliera Angela Merkel a mandare il cambio euro-dollaro ai massimi da circa sei mesi e mezzo, fino a un massimo di 1,124765. Parlando a un gruppo di studenti a Berlino, il capo del governo tedesco ha spiegato loro che il surplus commerciale della Germania sarebbe alto, perché “l’euro è troppo sottovalutato” e ciò rende le merci tedesche relativamente più a buon mercato, sostenendone le esportazioni. In un solo colpo, la cancelliera ha giustificato l’enorme avanzo commerciale accumulato di anno in anno dalla Germania ed esploso a quasi il 9% del pil nel 2016, nonché inviato un segnale alla BCE del governatore Mario Draghi, affinché metta mano quanto prima a una svolta di politica monetaria, ora che per stessa ammissione di Francoforte i rischi al ribasso per l’inflazione e l’economia nell’Eurozona si starebbero bilanciando. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai massimi da 6 mesi, ecco perché Draghi è contento)

Gli analisti non si fanno sorprendere dalle dichiarazioni di Frau Merkel. Lo stategist di Crédit Agricole, Manuel Oliveri, afferma che avrebbe detto “l’ovvio”. Il rafforzamento del cambio euro-dollaro, pertanto, non sarebbe sostenibile, almeno non sulla base di parole scontate. Il fatto è che in questa fase, qualsiasi notizia “bullish” nell’Eurozona non trova uguale contrappeso dall’altra parte dell’Atlantico, dove il cosiddetto “Trump trade” si è quasi del tutto affievolito, in attesa che arrivino segnali concreti dall’agenda economica dell’amministrazione americana, al netto della crisi politico-istituzionale seguita al Russiagate.

Il 2019 anno della svolta?

Quest’anno, il cambio euro-dollaro ha guadagnato il 6,7%. Che possa chiudere il 2017 a 1,15 sembra un’ipotesi abbastanza plausibile, anche perché dovrebbe arrivare una qualche sorpresa positiva dalla Federal Reserve e/o dal governo americano per sostenere il biglietto verde, essendo state scontate dal mercato altre due strette monetarie negli USA entro la fine dell’anno. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro più lontano dalla parità, ma dove va?)

Ma l’anno della svolta potrebbe essere il 2019. Perché lo spieghiamo sinteticamente. Salvo sorprese, dall’inizio del 2018 e fino alla metà di esso, il “quantitative easing” della BCE verrà progressivamente ridotto di mese in mese fino all’azzeramento. Già in previsione di questo passo, l’euro dovrebbe continuare ad apprezzarsi contro il dollaro. Un primo rialzo dei tassi, però, non dovrebbe arrivare prima della fine del 2018, ma più realisticamente all’inizio del 2019, ultimo anno di Draghi in carica.

Dopo Draghi un governatore BCE tedesco

Proprio tra due anni da oggi, i governi europei inizieranno la girandola di consultazioni per trovare il nuovo governatore della BCE e non ci sarebbero molti dubbi che il posto spetti a un tedesco, dopo che è stato ad oggi occupato da un olandese (Wim Deusenberg), un francese (Jean-Claude Trichet) e l’attuale italiano. Si scalderebbe per la successione il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che non a caso da almeno un anno a questa parte limita le sue esternazioni pubbliche contro l’operato di Draghi, finendo più di una volta per difenderlo, al fine di accreditarsi quale candidato pacificatore e non divisivo.

Cosa volete che accada al cambio euro-dollaro, quando tra un paio di anni sarà reso ufficiale che a succedere a Draghi sarà un “falco”, ovvero un propugnatore del ritorno alla politica monetaria convenzionale, caratterizzata da tassi più alti e dall’assenza di stimoli? Piano piano, esso si riporterà là dove si trovava prima che la BCE annunciasse la svolta ultra-accomodante nel maggio di tre anni fa, ovvero a ridosso della soglia di 1,40. Peraltro, il “lavoro sporco” per quando Weidmann o chi per lui si sarà insediato a Francoforte sarà stato avviato da mesi, una ragione in più per credere che nel 2019 ci saranno i fuochi di artificio per il cambio euro-dollaro. E forse non solo per esso. (Leggi anche: Dopo Draghi un tedesco alla BCE, richiesta di Berlino)

 

 

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Argomenti: Bce, Cambio euro-dollaro, Economia Europa, Mario Draghi

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