Cambio euro-dollaro a -4,5% in 20 giorni, pesano le attese per la BCE

Cambio euro-dollaro in calo nelle ultime settimane sulle attese di nuovi stimoli della BCE. Ma durerà?

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Cambio euro-dollaro in calo nelle ultime settimane sulle attese di nuovi stimoli della BCE. Ma durerà?

Mancano 8 giorni al prossimo board della BCE, che quasi certamente annuncerà il varo di nuovi stimoli monetari, quando saranno trascorsi appena 3 mesi dall’ultimo potenziamento di dicembre e un anno dall’attuazione del “quantitative easing”. In conferenza stampa, il governatore Mario Draghi comunicherà anche le nuove stime macroeconomiche per l’Eurozona su pil e inflazione, attese in ribasso rispetto alle ultime di fine 2015. Sono svariati i segnali di un ennesimo intervento di Francoforte, preoccupata per il calo dell’inflazione al di sotto dello zero a febbraio (-0,2%), ma soprattutto dalla non reazione dei prezzi alle misure già molto accomodanti dell’istituto e attuate da diverso tempo. Draghi ha avvertito più volte, che l’inflazione sarebbe tornata negativa in questi mesi, principalmente per il ribasso ulteriore dei prezzi delle materie prime, petrolio in testa.

Gli strumenti della BCE

Quanto agli strumenti che verranno utilizzati, poco fa il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, in audizione davanti ai deputati di Parigi, ha spiegato come ve ne sarebbero numerosi a disposizione e che i tassi negativi, sui quali si concentrano le polemiche, non sarebbero un obiettivo in sé. Invece, il banchiere ha citato le aste Tltro, ovvero quelle attraverso le quali la BCE già dal settembre del 2014 eroga 4 volte l’anno alle banche commerciali dell’Eurozona liquidità fino a 4 anni e al costo di appena lo 0,05% all’anno, uguale a quello dei tassi di riferimento. L’obiettivo sarebbe ancora una volta stimolare l’accelerazione dei prezzi, in modo che convergano verso il target di quasi il 2%, ormai non centrato da 3 anni nell’unione monetaria. Villeroy rassicura che non vi sarebbe in atto alcuna deflazione, che la risalita dell’inflazione dovrebbe arrivare nella seconda metà del 2016, ma aggiunge che bisogna evitare che il calo tendenziale dei prezzi deprima le aspettative in direzione eccessivamente pessimistica. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Nuovi stimoli BCE in arrivo, Draghi teme la #deflazione[/tweet_box]        

Margini delle banche intaccati per BCE

Per il resto, parla di un possibile aumento del piano di acquisti dei titoli di stato con il QE e di un miglioramento della “forward guidance”, attraverso la quale la BCE segnala l’orizzonte temporale in cui i tassi saranno mantenuti bassi. Ma se Villeroy si mostra cauto sui tassi negativi, il collega Benoit Coeuré, membro del board esecutivo, spiega come l’allentamento della politica monetaria non abbia inciso sui margini delle banche, rigettando le interpretazioni della stampa europea, secondo cui i nostri istituti sarebbero in difficoltà in questi mesi proprio per l’adozione dei tassi negativi della BCE. Stando ai dati in possesso di Francoforte, lo spread tra interessi attivi e passivi sarebbe nell’Eurozona attualmente di 240 punti base, lo stesso livello del 2009 e dl 2009. Dallo scoppio della crisi ad oggi, il tasso medio non ponderato applicato dalle banche nell’area sui prestiti si sarebbe quasi dimezzato, ma anche quello sui depositi remunerati dei risparmiatori è sceso ad appena l’1,2%.

Tassi overnight più bassi?

Dunque, avanti tutta anche con un nuovo taglio dei tassi sui depositi overnight, ossia sulla liquidità parcheggiata dalle banche presso la BCE, in modo da indurle a impiegare diversamente e in maniera più produttiva tali eccessi di cash. A dicembre, sono già stati abbassato di 10 punti base al -0,30%. Adesso, il mercato scommette su una riduzione al -0,40%. Le aspettative sono alte, tanto che il cambio euro-dollaro è tornato ai livelli di inizio anno, attestandosi al momento a 1,0844 e segnando un calo del 4,5% rispetto ai livelli toccati l’11 febbraio scorso. Che si tratti di un indebolimento della moneta unica e non solamente di un rafforzamento del dollaro lo dimostra il fatto che la divisa americana ha nelle ultime 3 settimane guadagnato mediamente appena l’1,3% contro le prime 16 valute principali del pianeta, ovvero meno di un terzo di quanto non abbia fatto contro l’euro.        

Cambio legato anche alla Fed

Ciò è dovuto anche ai dati macro abbastanza deludenti per l’Eurozona nelle ultime settimane, dopo che anche l’OCSE ha limato di 4 punti decimali le stime di crescita per quest’anno, evidenziando come la ripresa nell’area resti incerta e poco dinamica. D’altro canto, quanto possa durare e fin dove potrà spingersi questa fase calante dell’euro non è dato sapere. A metà mese si riunisce anche la Federal Reserve, le cui decisioni sulla stretta monetaria avviata nel dicembre scorso potrebbero far assumere al cambio euro-dollaro una direzione ben più stabile in un senso o nell’altro. Il governatore Janet Yellen potrebbe segnalare l’intenzione di fermare il rialzo dei tassi USA per diversi mesi, cosa che spingerebbe agli acquisti di euro e alla vendita di dollari, rafforzando il nostro cambio. Poco probabile, invece, che mostri un tono “hawkish” in conferenza stampa, date le tensioni finanziarie globali delle settimane scorse, la crescita più lenta della Cina e le previsioni meno ottimistiche per la stessa economia americana, tutti elementi che sconsiglierebbero all’America di continuare a procedere nel breve verso un cammino restrittivo, quando tutti gli altri allentano la loro politica monetaria. E anche l’andamento delle quotazioni dell’oro, sui massimi dell’anno e in rialzo di quasi il 17% rispetto alla fine del 2015, ma stabile proprio nelle ultime settimane, dimostrerebbe come il mercato si sia assestato su aspettative meno rialziste sui tassi USA, anche se attende di saperne di più con il prossimo board della Fed.

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