Cambio euro-dollaro a +3,5% da inizio mese, la parità si allontana dopo la Fed

Il cambio euro-dollaro vira verso la soglia di 1,10 e guadagna il 3,5% dall'inizio del mese.

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Il cambio euro-dollaro vira verso la soglia di 1,10 e guadagna il 3,5% dall'inizio del mese.

Partiamo da un dato: dall’inizio del mese a oggi, il cambio euro-dollaro è salito del 3,5%, attestandosi in questi minuti a 1,0958. Al termine della seduta di mercoledì 16, quando la Federal Reserve annunciava l’avvio della storica stretta monetaria negli USA, il rapporto tra le 2 valute era di 1,0913. Dunque, la moneta unica si è apprezzata anche rispetto alla data del primo aumento dei tassi americani, un fatto non di poco conto.

Dollaro s’indebolisce

Si consideri che molti analisti prevedevano e continuano a prevedere anche oggi che entro il 2016 si arrivi alla parità o, addirittura, che il cambio euro-dollaro scenda anche ben al di sotto di essa. Dalle prime reazioni dei mercati, pare che si stia tornando ai livelli pre-Fed e non soltanto con riferimento al rapporto tra le 2 principali divise del pianeta. Il dollaro, infatti, oggi si è portato esattamente al suo valore medio del 15 dicembre scorso, il giorno prima dell’annuncio Fed, contro le principali 16 divise mondiali, dopo avere toccato un massimo nelle ore precedenti all’emanazione del comunicato dell’istituto. Viste così le cose, sembra la conferma del detto “buy rumors and sell news” (“compra sulle indiscrezioni e vendi sulle notizie”). In pratica, il mercato avrebbe anticipato e scontato la stretta USA, dalla quale non sarebbe rimasto colpito, come dimostra l’appena -2% accusato dal Dow Jones in questi giorni, mentre l’Eurostoxx 50, indicatore dell’andamento del mercato azionario europeo, è rimasto pressoché stabile. I rendimenti dei Treasuries a 10 anni sono oggi inferiori a quelli della seduta precedente alla Fed di 5 punti base al 2,21%.      

Verso la parità o 1,10?

La Fed non ha incoraggiato dal canto la speculazione rialzista sul biglietto verde, paventando un ritmo lento nei successivi innalzamenti dei tassi. D’altra parte, la BCE a inizio mese aveva aggiornato al rialzo le stime sul pil nell’Eurozona, ostentando un ottimismo inatteso e potenziando gli stimoli monetari meno di quanto scontato dagli investitori. Nonostante le tensioni politiche, relative all’esito caotico delle elezioni in Spagna, la banca centrale di Madrid ha da poco migliorato le sue stime sulla crescita dell’economia nazionale al +3,2% quest’anno e al +2,8% l’anno prossimo, contribuendo a spronare il mercato verso l’ottimismo sull’Eurozona. Come anticipato, quindi, anziché virare verso la parità, il cambio euro-dollaro sembra attirato dalla soglia di 1,10 a cui tende e che potrà essere infranta, in assenza di novità rilevanti dalle due principali banche centrali del pianeta e di tensioni internazionali di peso.    

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