Cambio euro-dollaro a 1,1376, dove va la moneta unica e perché si rafforza?

Il cambio euro-dollaro sale ai massimi da metà febbraio. Il rafforzamento della moneta unica è temporaneo o destinato a durare? Vediamo gli scenari possibili.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il cambio euro-dollaro sale ai massimi da metà febbraio. Il rafforzamento della moneta unica è temporaneo o destinato a durare? Vediamo gli scenari possibili.

Anche oggi il cambio euro-dollaro cresce e si porta a 1,1376, agli stessi livelli di quasi 3 mesi fa. Su base mensile, l’euro guadagna quasi il 5% contro il biglietto verde, mentre rispetto ai minimi toccati nel corso di quest’anno a metà marzo e a metà aprile, pari 1,0550, il rialzo è attualmente vicino all’8%. In ogni caso, la moneta unica rimane indebolito del 6% rispetto all’inizio dell’anno e la perdita sale a quasi il 19% su base annua. Esattamente un anno fa, infatti, il cambio con l’euro sfiorava la soglia di 1,40; poi, arrivò il board della BCE dell’8 maggio 2014, al termine del quale il governatore Mario Draghi annunciò che sarebbero stati varati nei mesi successivi nuovi stimoli monetari, paventando anche un taglio dei tassi. E il corso cambiò direzione. Il rally dell’euro delle ultime 10 sessioni è il più forte registrato dal settembre del 2010. Attualmente, il cambio si attesta al di sopra della media mobile di 1,1260 degli ultimi 100 giorni e Doug Botwick, head of foreign exchange per Chapdelaine & Co., ritiene che si possa testare livelli più alti, compresi tra 1,15 e 1,20, specie se si registrasse negli USA una lettura debole dei dati sulla creazione di posti di lavoro nel settore privato. Ma cosa starebbe spingendo il cambio? Essenzialmente, la risalita delle quotazioni del petrolio, con il Brent oggi vicino ai 70 dollari al barile, quando era arrivato a scendere a 49 dollari. L’aumento dei prezzi energetici stimola l’inflazione nell’Eurozona, nulla su base annua ad aprile, dopo 4 mesi in cui era stata negativa.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro a 1,1129, annullato l’effetto QE. A rischio il target sull’inflazione?  

Fattore inflazione Eurozona

L’accelerazione dei prezzi spinge gli investitori a ritenere che la BCE possa raggiungere il suo obiettivo sull’inflazione vicina al 2% anche prima delle attese e ciò potrebbe portare a una riduzione degli stimoli monetari (“tapering”), in particolare, del “quantitative easing” prima della scadenza fissata per il settembre del prossimo anno. Sarebbe anche questa la ragione per cui  i rendimenti sovrani nell’Eurozona stanno risalendo vertiginosamente in questi giorni sul tratto a medio-lungo termine. Il mercato si attenderebbe un aumento dell’inflazione e i conseguenti minori acquisti dei bond governativi da parte della BCE. Bisogna chiedersi, a questo punto, se il trend sia sostenibile o se non sia destinato a cedere il passo a una nuova fase di indebolimento dell’euro. I dati a cui bisognerà guardare sarebbero due: i tassi USA e le quotazioni del petrolio.   APPROFONDISCI – L’inflazione in crescita a marzo, ma resta negativa: -0,1%, come nell’Eurozona  

Tassi Fed

Se la Federal Reserve segnalasse nelle prossime settimane e al board di metà giugno un rinvio della stretta anche oltre il mese di settembre (poco probabile), il dollaro tenderebbe a indebolirsi, così come l’attesa di un’ampia divergenza dei tassi tra USA ed Eurozona nel breve termine. Viceversa, si rafforzerebbe sulla prospettiva di una divaricazione imminente delle politiche monetarie tra Fed e BCE. Quanto al petrolio, esistono numerosi dubbi sul fatto che le quotazioni resteranno a questi livelli anche nei prossimi mesi. L’eccesso di offerta esiste e non è venuto meno, i fondamentali sono del tutto simili a quelli del periodo in cui i prezzi sono scivolati ai minimi dal 2009, per cui il rally delle ultime settimane sarebbe connesso a fattori tecnici. E con l’aumento atteso della produzione nell’Iran e l’output ai massimi in Arabia Saudita, in piena estate potrebbe registrarsi un tonfo. Se ciò accadesse, ne risentirebbero le aspettative d’inflazione e l’euro potrebbe apprezzarsi per la previsione degli investitori di un QE duraturo. Poiché, in genere, il dollaro e le quotazioni del petrolio vanno in direzioni opposte, è probabile che assisteremo o a un calo dei prezzi energetici, accompagnato da un indebolimento dell’euro, o a un loro rialzo, concomitante a un euro più forte.   APPROFONDISCI – La Fed sorprende il mercato e non esclude un rialzo dei tassi USA a giugno    

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Argomenti: Bce