Cambio euro-dollaro a 1,1129, annullato l’effetto QE. A rischio il target sull’inflazione?

Il cambio euro-dollaro sfonda anche 1,11. L'obiettivo della BCE di un'inflazione prossima al 2% nell'Eurozona è a rischio?

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Il cambio euro-dollaro sfonda anche 1,11. L'obiettivo della BCE di un'inflazione prossima al 2% nell'Eurozona è a rischio?

Dopo la riunione di ieri della Federal Reserve, che qualcuno ha già definito un “non evento”, dato che il comunicato non contiene novità rispetto alle attese sul rialzo dei tassi negli USA, il cambio euro-dollaro è salito nettamente al di sopra della soglia di 1,10, attestandosi nel tardo pomeriggio di oggi a 1,1129. La moneta unica risulta così rafforzatasi contro il biglietto verde del 5,5% rispetto alla chiusura dello scorso 13 aprile, mentre sale del 3,5% rispetto ai livelli di apertura di questo mese. Attualmente, il cambio tra le due valute è tornato ai livelli del 4 marzo scorso, cioè a prima della data d’inizio dell’attuazione del “quantitative easing”, il 9 marzo scorso. Sembrano lontane le previsioni di un raggiungimento della parità entro l’anno o, addirittura, di un rapporto di 0,85-0,90. Il dollaro sembra avere sospeso la sua corsa, anche perché non si riesce davvero più a comprendere quando avverrà il rialzo dei tassi da parte della Fed, dato per scontato a giugno fino a poche settimane fa, mentre adesso si scommette sull’ultima fase dell’anno, se non sul 2016.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro ai massimi da 3 settimane, cosa significa per i tassi USA?  

Obiettivo inflazione Eurozona a rischio?

Intanto, il rafforzamento dell’euro contro il dollaro potrebbe pregiudicare l’obiettivo della BCE di una risalita dell’inflazione a quasi il 2% dai cali tendenziali dei mesi scorsi. Questo mese, stando ai dati di questa mattina pubblicati dall’Eurostat, l’inflazione sarebbe stata pari allo 0% nell’Eurozona dal -0,1% di marzo. In Italia, il dato è stato uguale su base annua e la crescita dei prezzi è stata dello 0,3% su marzo. A dire il vero, però, le quotazioni del petrolio sono rimbalzate già di oltre il 20% dai minimi toccati nell’anno e si attestano adesso ai livelli più alti degli ultimi 4 mesi e mezzo. E la componente energetica ha un forte peso sulle variazioni dei prezzi, come dimostra anche lo scivolamento verso un’inflazione negativa sia nell’Eurozona che negli USA, a seguito del crollo delle quotazioni.   APPROFONDISCI – Le quotazioni del petrolio schizzano ai massimi da 4 mesi, ma questo trend durerà?  

Quotazioni petrolio e cambio determinanti

Tuttavia, se sia i prezzi energetici che il cambio sostassero ai livelli attuali, il rischio per la BCE che l’inflazione non si smuova dallo zero sarebbe reale. In realtà, lo scenario più probabile potrebbe essere che le quotazioni del greggio tornino per una fase breve in calo nelle prossime settimane, mentre il cambio euro-dollaro scivoli verso la parità, quando la Fed alzerà i tassi, presumibilmente a luglio o a settembre. A quel punto, un euro indebolitosi del 10% rispetto a oggi peserebbe sui prezzi, così come se nel frattempo saranno tornate a salire le quotazioni petrolifere, dopo il brusco calo che più di un analista si aspetta per l’inizio dell’estate. In definitiva, poiché gli effetti delle variazioni del cambio sull’inflazione si hanno con un certo numero di mesi di ritardo, mentre più immediate appaiono le ripercussioni delle variazioni dei prezzi energetici, è prevedibile che l’inflazione possa anche tornare sotto lo zero in piena estate, tra luglio e agosto, ma si tratterebbe di una fase temporanea.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, dal Giappone un monito a Draghi su inflazione e ripresa    

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