Cambiamenti climatici: Trump sotto attacco sull’Accordo di Parigi, ma ecco l’Europa è ipocrita

Donald Trump ritira gli USA dall'Accordo di Parigi contro i cambiamenti climatici, ma i veri inquinatori del pianeta non sono gli USA. Eppure, l'Europa finge di non conoscere i dati e spara a zero contro la Casa Bianca.

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Donald Trump ritira gli USA dall'Accordo di Parigi contro i cambiamenti climatici, ma i veri inquinatori del pianeta non sono gli USA. Eppure, l'Europa finge di non conoscere i dati e spara a zero contro la Casa Bianca.

Donald Trump ha scatenato le reazioni furenti di tutto il resto del pianeta, dopo la decisione annunciata di ritirare gli USA dall’Accordo di Parigi, sottoscritto nell’ottobre di due anni fa da quasi 200 stati della Terra per cercare di porre un freno ai cambiamenti climatici. “Sono stato eletto per fare gli interessi di Pittsburgh, non di Parigi”, ha tuonato l’inquilino della Casa Bianca, a quanto pare in rotta di collisione sul tema anche con la figlia Ivanka, favorevole al mantenimento delle promesse sottoscritte dalla precedente amministrazione Obama.

I commenti più furenti si sono registrati in Europa e in Cina, dove Trump è stato accusato di scarsa sensibilità per i destini della Terra. In particolare, il presidente francese Emmanuel Macron ha rivolto un appello a scienziati e ricercatori americani, affinché continuino a produrre i loro studi in Francia, paese intenzionato a dare seguito all’accordo. (Leggi anche: Accordo TTIP, Trump a sorpresa riapre alla UE)

Il precedente di Kyoto

Eppure, Trump sta mantenendo una promessa elettorale, per cui stupisce lo stupore di questi giorni degli altri leaders mondiali, come se non si aspettassero che l’America trumpiana avrebbe svoltato proprio con riferimento alla lotta ai cambiamenti climatici. E c’è di più: Barack Obama, consapevole che non avrebbe potuto fare passare l’adesione all’Accordo di Parigi al Congresso, che era e resta in mani repubblicane, decise allora di avvalersi di ordini esecutivi, per cui mai deputati e senatori americani avevano formalmente potuto esprimersi su un tema così cruciale.

Peraltro, lo stesso Obama decise di avallare l’accordo solo a un anno dalla fine del suo secondo e ultimo mandato, così come il Protocollo di Kyoto fu siglato nel 1997, quando l’amministrazione Clinton aveva già superato lo scoglio della rielezione. Fare gli ambientalisti è sempre bello, ma costoso e nessun presidente americano ha mai potuto imbracciare l’arma della lotta ai cambiamenti climatici a inizio mandato. Non si vede perché Trump, che ambientalista nemmeno lo è, dovrebbe comportarsi più rettamente dei suoi predecessori.

Europa ipocrita su Cina e India

Ma non è tutto. L’Europa e la Cina dimostrano un’enorme ipocrisia sul tema, come se ignorassero chi sarebbero i grandi inquinatori del pianeta. Stando ai dati del 2016, il 28,2% delle emissioni di CO2 arrivano proprio dalla Cina, economia che rappresenta circa l’11,5% del pil mondiale e il 18%, se teniamo conto del reale potere di acquisto (PPA).

Gli USA seguono con il 16%, ma si tenga conto che l’economia americana vale quasi il 25% di quella dell’intero pianeta e il 15,6% secondo la PPA. L’idea per cui l’America inquini troppo non trova conferme scientifiche. Vero è che le sue emissioni risultano molto più elevate di quelle europee, ma per il semplice fatto che anche la sua economia sia più grande. La Cina, invece, mostra di essere un grande inquinatore, rapportando le sue emissioni alla sua quota di pil.

Emissioni CO2 aumentano in Asia

C’è un altro aspetto su cui si sta sorvolando in questi giorni: l’adempimento degli accordi internazionali. A sottoscriverli siamo bravi tutti. Vi ricordate quando l’Italia al G8 di Genova si era impegnata a sborsare fior di quattrini per combattere l’Aids in Africa? Ebbene, chiedete a Bono Vox degli U2 quanto di quell’impegno sia stato rispettato dal nostro paese, oltre che dagli altri partecipante al summit.

E il Protocollo di Kyoto insegna che una cosa è firmare intese internazionali ambiziose, un’altra è rispettarle. L’accordo del ’97 previde l’abbattimento delle emissioni inquinanti di ogni paese aderente al 5% in meno dei livelli del 1990 e del 18% per il periodo 2013-2020. Chi e in che misura ha rispettato tali impegni? Gli USA avevano abbattuto le loro emissioni di CO2 di oltre il 15% al 2013, i membri dell’OCSE, ovvero delle principali economie mondiali, le avevano tagliate di appena l’8%. L’Europa, va detto, le ha ridotte del 20% al 2015. La Cina le ha viste esplodere nei 25 anni del 345%, complice il boom economico degli ultimi decenni, l’India del 257%, il Giappone le ha aumentate del 10%, mentre la Russia le ha abbassate di un quarto.

Cina grande inquinatrice del pianeta

Cosa ci insegna la precedente esperienza? Il taglio delle emissioni inquinanti procede sostanzialmente molto bene tra le economie avanzate, mentre va malissimo altrove, specie in Asia, dove continuano ad aumentare. L’ipocrisia europea, per cui se Trump si ritira dall’Accordo di Parigi, saranno Cina e India i suoi principali partners sul tema è palese. A Pechino l’aria è diventata così irrespirabile, che la qualità della vita è notoriamente pessima, con milioni di persone costrette a indossare la mascherina per non respirare l’aria malsana di una metropoli, quotidianamente immersa in una nuvola gigante di fumo.

E se in tutto l’Occidente le energie rinnovabili stanno compiendo passi da giganti, non lo stesso si può dire dell’Asia, nonostante Cina e India ambiscano ad alzare decisamente la quota di auto elettriche entro la fine del prossimo decennio. Vedremo, nel frattempo sappiamo che Trump è in croce per avere indietreggiato da un accordo mai approvato dal Congresso americano, mentre i cinesi, che fanno uso intensivo di carbone e che inquinano sostanzialmente per il 50% in più della loro quota di reddito mondiale, vengono lodati come se stessero salvandoci da un destino terribile. In effetti, se iniziassero a inquinare di meno, farebbero forse la loro parte. (Leggi anche: Auto elettriche, Cina e India fanno tremare i petrolieri)

 

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