Call center di Milano non trova dipendenti: “reddito di cittadinanza e modello Ferragni” tra le cause?

Un'altra storia ordinaria: il call center milanese che offre 1200 euro ma non trova operatori.

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Un'altra storia ordinaria: il call center milanese che offre 1200 euro ma non trova operatori.

Trovare lavoro non è facile al giorno d’oggi ma ultimamente la cronaca racconta anche di aziende che cercano personale ma non riescono a trovarlo come abbiamo già visto in vari articoli.

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Il caso del call center milanese

L’ultimo caso lo racconta il Corriere della Sera e riguarda l’azienda Goodman & Marshall di Corsico, alle porte di Milano, che da tempo sta cercando giovani laureati in materie giuridiche o economiche ma non riesce a trovare nessuno.

Si tratta di un call center che come riporta Il Corriere “si occupa di gestione e recupero crediti societari”. Eppure dei tanti Cv arrivati nessuno o quasi si è presentato al colloquio o hanno rinunciato in seguito.

Dei venti posti soltanto la metà è occupato, sembra un paradosso in un periodo in cui molti giovani non riescono a trovare un lavoro o sono costretti a ricevere il reddito di cittadinanza per andare avanti. Il quotidiano milanese ha contattato l’amministratore delegato della società, Riccardo Terrana, il quale ha spiegato che il contratto prevede 900 euro netti iniziali e 1200 euro dal quarto mese con assunzione a tempo indeterminato e quattordicesima eppure molti hanno rinunciato, spesso a causa dell’ubicazione dell’azienda che si trova a Corsico, fuori Milano. Molti dei giovani che avevano inviato il cv erano residenti nel capoluogo, altri erano neolaureati che chiedevano mansioni dirigenziali già al primo incarico, pur non avendo alcuna esperienza lavorativa” oppure con l’idea di “fare un lavoro e guadagnare molto come Chiara Ferragni”. Ancora una volta si fa riferimento al reddito di cittadinanza, incolpando il sussidio della poca voglia dei giovani di lavorare oppure a modelli social da seguire a tutti i costi. 

Il Corriere ha poi contattato alcuni dei giovani che avrebbero rinunciato al posto. Una ragazza ha confermato di aver detto no perché non vuole lavorare fuori città, un altro perché vorrebbe trovare un posto migliore e un altro ancora che aveva preferito un lavoro sotto casa.

 

Le polemiche social

La notizia, come era accaduto per il caso di Gabicce, ha fatto il giro dei social e ancora una volta non sono mancati i commenti di dissenso in cui la maggior parte crede che un laureato in giurisprudenza non può aspirare a lavorare in un call center o quelli che ci hanno lavorato descrivendo paghe basse e tante ore di lavoro o ancora chi è convinto che ormai tutti danno la colpa al reddito di cittadinanza quando non trovano dipendenti. L’idea, insomma, è che casi simili sono destinati ad aumentare e creare sempre più un polverone su Facebook, dove notizie del genere creano sempre un certo dissenso e una sorta di guerra tra i giovani di oggi che aspirano ad un posto nel mondo e le aziende. 

Se volete dire la vostra scrivete a: [email protected] 

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