Calcio Serie A con l’acqua alla gola, stipendi dei giocatori in forse per molte squadre

Il semi-lockdown imposto contro il Covid azzanna i conti delle squadre di Serie A. Corsa per trovare soluzioni alla crisi sempre più nera.

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La crisi del calcio italiano diventa ancora più nera

Il calcio italiano ha perso 600 milioni di euro quest’anno a causa dell’emergenza Covid. Di questi, 200 euro fanno riferimento all’ultima parte della scorsa stagione, mentre 400 milioni sono il rosso atteso per dicembre. Il 65% dei mancati incassi riguardano i biglietti agli stadi, il 35% le sponsorizzazioni. I presidenti della Serie A avevano chiesto al governo Conte il “congelamento” dell’IRPEF, ma si sono sentiti rispondere picche. Per quanto non si tratterebbe di per sé di una soluzione scandalosa, dato il contesto, la politica teme l’impopolarità nel consentire al calcio ricco di ritardare o saltare il pagamento di una scadenza fiscale.

Ma 15 su 20 squadre della Serie A starebbero avendo difficoltà a pagare gli stipendi e cresce il timore che già entro la fine di quest’anno più di un club non sia più in grado di reggere finanziariamente alla crisi e collassi. Per questo, una prima ipotesi che starebbe avanzando in Lega consisterebbe nell’erogare un anticipo a favore delle squadre, in relazione agli 1,6 miliardi di euro che verranno incassati con la cessione del 10% dei diritti TV per i prossimi 10 anni alla media company che sta per nascere. I fondi che si sono aggiudicati la partecipazione sono CVC, Advent e Fsi.

Tecnicamente, la proposta comporta un problema: o tutte le squadre richiedono il pagamento di questo primo 10% o l’erogazione diventa impossibile. Perché? I soldi appartengono alla Serie A, che si compone di 20 squadre che di anno in anno parzialmente cambiano con l’ingresso di nuove salite dalla Serie B e la retrocessione di altrettante. Quindi, per quest’anno potranno essere erogati solo i fondi relativi al primo dei 10 esercizi a cui fa riferimento l’accordo di cessione dei diritti e tutti gli aventi diritto dovranno prenderli o nessuno.

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Colpo anche alle scommesse sportive

E i club fanno un passo in avanti, chiedendo che il governo riveda la norma contenuta nel decreto “Dignità”, che vieta loro di essere sponsorizzati da società di scommesse sportive. La rimozione del divieto darebbe una minima boccata di ossigeno. C’è da dire, poi, che lo stesso betting è incappato nel lockdown, dato che le attività di scommesse sono state chiuse fino al prossimo 24 novembre, privando il calcio della quota a cui ha diritto. Il decreto “Rilancio” ha previsto il versamento a favore delle squadre dello 0,50% incassato attraverso le scommesse sportive effettuate in qualsiasi forma, anche elettronica. Il fondo “salva sport” così alimentato arriverebbe fino a 40 milioni di euro quest’anno e fino a 50 milioni nel 2021.

Per il resto, inutile discutere di riapertura degli stadi, quando siamo tornati a chiudere le scuole. E’ un problema serio per il calcio, che spera in un mezzo miracolo sul fronte dei diritti TV da parte del manager che sarà chiamato a gestire la media company. Avanza il nome del tedesco Christian Seifert, che la stampa in patria ritiene sia a un passo dalla rottura del suo rapporto con la Deutsche Fussball Liga, di cui è il ceo da ben 15 anni. Praticamente, traslocherebbe in Italia, dove darebbe una mano alla Serie A a massimizzare le entrate attraverso la vendita dei diritti. Serviranno anni e pazienza per toccare con mano risultati concreti. Nel frattempo, bisogna iniziare a incassare qualcosa degli 1,6 miliardi offerti dai fondi d’investimento.

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