Cacao più caro a Natale? Ecco perché potrebbe costarci di più nei prossimi mesi

La crisi del sistema bancario in Costa d'Avorio rischia di rendere più caro e meno abbondante il cacao sulle nostre tavole da qui a Natale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi del sistema bancario in Costa d'Avorio rischia di rendere più caro e meno abbondante il cacao sulle nostre tavole da qui a Natale.

Quasi la metà di una dei prodotti alimentari più prelibati al mondo – il cacao – si produce solo in un paio di paesi: Costa d’Avorio e Ghana. Quel che accade in queste economie emergenti dell’Africa occidentale ha, quindi, conseguenze dirette e anche profonde sulla materia prima e prima o poi si ripercuote sui nostri acquisti. Per questo, il rischio che questo Natale ci vedrà spendere di più per comprare dolci di cioccolato sembra reale, considerando che il sistema bancario ivoriano versi in condizioni davvero critiche, tanto che l’associazione nazionale che lo rappresenta ha scritto nei giorni scorsi al premier Amadou Gon Coulibaly per chiedere aiuto immediato, prima che sia troppo tardi. Cos’è successo e perché ha a che fare con il cacao?

Crisi del cacao legata alla Brexit colpisce due economie emergenti

Uno dei principali esportatori del prodotto, la SAF-Cacao, è stata posta in liquidazione da parte di un tribunale, essendo risultato inadempiente con riguardo a debiti accertati per 150-155 milioni di franchi CFA, pari a 268-277 milioni di dollari. Difficile che dalla procedura fallimentare le banche riescano a ottenere indietro parte consistente dei prestiti sborsati, in quanto per le leggi ivoriane i loro crediti sono terzi in ordine di priorità, tra l’altro dietro ai pagamenti vantati dai lavoratori dipendenti. Un bel problema, considerando che il Fondo Monetario Internazionale all’inizio di quest’anno avesse evidenziato come ben il 98,9% delle esposizioni delle banche dello stato africano si abbiano nei confronti di appena 5 clienti, tra cui società attive nell’esportazione di cacao. A fronte di una trentina di banche operanti in Costa d’Avorio, poi, appena 5 incidono per il 60% dell’intero credito domestico erogato, 4 delle quali controllate da istituti stranieri. Insomma, pochi davvero prestano e pochissimi ricevono il denaro. Da qui, l’allarme per il default di una singola azienda cliente, ma che rischia di travolgere l’intero sistema bancario nazionale.

I guai delle banche colpiscono il cacao

Adesso che si attende l’inizio della nuova stagione per la raccolta e la vendita del cacao, la bassa liquidità disponibile e i rischi percepiti dagli istituti potrebbero finire per ridurre notevolmente i prestiti erogati tipicamente in questo periodo alle società esportatrici, che hanno bisogno di denaro da fornire agli intermediari, i quali acquistano in anticipo le produzioni. Si stima che, una volta iniziata la stagione, servirebbero 40-50 miliardi di franchi CFA a settimana per far funzionare il mercato, che nella scorsa stagione ha risentito negativamente del tracollo delle quotazioni internazionali, alla base proprio del crac di SAF-Cacao, la quale con 150.000-200.000 tonnellate acquistate all’anno deteneva una quota del 10-15% del mercato domestico. E si tenga conto che la Costa d’Avorio detiene a sua volta una quota del 30% della produzione mondiale, quasi il doppio di quella del Ghana.

SAF-Cacao disporrebbe di rimanenze di magazzino per 50.000 tonnellate, ma pare che si tratti di giacenze di 1-2 anni e la cui qualità, pertanto, risulterebbe scarsa e tale da non fruttare granché per i creditori. I primi raccolti, invece, sono quelli qualitativamente migliori, ma adesso rischiano di restare intrappolati nel paese, nel caso in cui le banche non fossero in grado di fornire adeguata liquidità alle società esportatrici entro ottobre, creando così tensioni sui mercati internazionali e con riferimento ai contratti con consegna a dicembre. Solo a ottobre, ad esempio, nei porti arrivano 220.000 tonnellate della materia prima, pronte per essere esportate.

Cioccolato mai così dolce da anni

Dal canto suo, il Coffee and Cocoa Council, l’organismo pubblico che fissa i prezzi in anticipo rispetto all’inizio della stagione con l’obiettivo di stabilizzare i livelli dei raccolti nelle varie stagioni, ha ridotto da 100 a 30-40 le licenze per gli esportatori di quest’anno, in modo da evitare che il mercato risulti eccessivamente frazionato e incapace di sostenere eventuali oscillazioni sfavorevoli dei costi. Manca, tuttavia, un piano per sventare un collasso del settore del credito e per sostenere la liquidità in favore degli esportatori di cacao. Insomma, noi consumatori europei siamo avvertiti: a Natale il cacao potrebbe risultare più amaro, non per il palato, bensì per le nostre tasche.

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Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, economie emergenti

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