Buoni i voti sulla pagella di metà anno per la maggior parte dei mercati

Saranno in grado i mercati azionari di essere tutti promossi a pieni voti anche a giugno? Il commento degli esperti

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Saranno in grado i mercati azionari di essere tutti promossi a pieni voti anche a giugno? Il commento degli esperti

Per chi ha figli in età scolare, la fine di gennaio e l’inizio di febbraio sono il periodo delle pagelle di metà anno. La pagella è un documento sintetico: ci dice come uno studente ha messo a frutto le sue potenzialità nello studio. Spesso si riscontra una certa coerenza fra il rendimento scolastico e quello futuro, all’università o sul lavoro. Eppure sarà capitato a tutti di conoscere qualche bravo studente che all’Università ha finito per rendere meno che al liceo, o avere una carriera meno brillante di quanto i suoi voti lasciassero supporre. Così come a tutti sarà capitato anche il contrario: vedere studenti che, nell’età da pagella, non spiccavano per rendimento, diventare universitari o professionisti eccellenti.

L’avvio di 2018 dei mercati azionari è stato folgorante. La pagella di fine gennaio è quindi molto buona – commenta Luca Tobagi, CFA Investment Strategist di Invesco -. Cerchiamo di capire, osservando la storia dei mercati finanziari, se e quanto le performance a fine gennaio siano indicatori attendibili dei risultati dell’intero anno. Iniziamo col dire che partire bene storicamente è stata un’ottima cosa. Per l’S&P 500, con 90 anni di storia, l’evidenza è che nell’80% degli anni in cui gennaio ha chiuso positivamente, l’intero anno si è chiuso positivamente. Un gennaio positivo è un miglior viatico solo per l’MSCI World e il Nasdaq, con guadagni annuali nell’87% e 83% rispettivamente degli anni in cui il primo mese ha fatto registrare una performance positiva. Peggio hanno fatto i Paesi Emergenti, dove la corrispondenza fra andamento di gennaio sopra lo zero e annata positiva è più bassa: è infatti avvenuta “solo” nel 56% dei casi.

 

Le cose cambiano di poco quando la performance positiva di gennaio supera un certo livello: con rialzi di oltre l’1%, il 2%, il 3% o il 5% nel primo mese dell’anno, considerando la media fra i vari indici, la frequenza di un consuntivo annuale positivo sale in modo abbastanza ordinato.  Si nota che, in modo apparentemente contro intuitivo, la percentuale di anni positivi quando gennaio è molto forte, cioè con performance superiori al 5%, per alcuni importanti indici, come l’S&P 500 e il Topix, è minore di quando i rialzi sono più contenuti. Questo si può spiegare in due modi. Innanzitutto, il numero di volte in cui i rialzi in un singolo mese sono così grandi è minore, quindi il peso di un eventuale risultato negativo per l’intero anno è superiore. In secondo luogo, alcuni degli anni con il gennaio molto forte sono stati in un passato distante e volatile, in cui i mercati hanno vissuto fasi di brusco rovesciamento (ad esempio 1929-31, 1934 e 1946 per l’S&P, 1953, 1961-62, 1964 e 1974 per il Topix).

Quanto hanno guadagnato gli investitori nei mesi con gennaio positivo? Da un punto di vista statistico – dice Tobagi possiamo analizzare la performance dei mercati azionari a dodici mesi negli anni con un gennaio positivo in due modi. Il primo è considerare solo gli anni in cui la performance complessiva è positiva. Si tratta del sottoinsieme di situazioni più positive di tutte e la media aritmetica, in aggregato, è del 23% o superiore. Se volessimo includere nell’analisi sia gli anni con gennaio in rialzo e andamento complessivo positivo, sia quelli con performance finale negativa – come riteniamo metodologicamente più corretto – le indicazioni della storia sono meno favorevoli di quando si considerano solo le annate positive, ma ugualmente confortanti: la performance media, in aggregato, si attesta fra il 14% e il 20% circa. Questo dato comprende anni come il 2001 e il 2011, in cui l’andamento finale di vari mercati azionari è stato negativo e addirittura in doppia cifra.

La conclusione da trarre non è scontata. Non possiamo escludere a priori – prosegue Tobagi  – che il 2018 possa essere un anno di rovesci sui mercati azionari. Le indicazioni storiche, tuttavia, sono favorevoli. Ricordiamo che gli anni con gennaio positivo e l’intero anno positivo non necessariamente sono stati una cavalcata trionfale di rialzi ininterrotti. È possibile assistere a qualche correzione fisiologica, soprattutto dopo un percorso pluriennale di rialzi, e poi recuperare, conseguendo un risultato positivo sull’intero anno. Secondo Keynes, “l’espansione, non la recessione, è il momento giusto per l’austerità”. Parafrasando il grande economista britannico, è quando le cose vanno bene che è opportuno pensare a come preparare i portafogli ad affrontare eventuali fasi di turbolenza. Sempre ricordando che, con un’espansione economica in atto e una dinamica dei prezzi positiva e controllata, il contesto è favorevole alle attività finanziarie rischiose, più sensibili al buon andamento del ciclo. Tutto può succedere – conclude Tobagi  – ma la storia ci suggerisce che in oltre tre casi su quattro simili a oggi, l’anno borsistico si è chiuso positivamente: un segnale da non trascurare.

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Argomenti: bolla finanziaria

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