Il “bullismo” di Di Maio contro Berlusconi ha una logica che non fa ben sperare

Il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio chiude a Silvio Berlusconi e non intende accettare ministri di Forza Italia in un eventuale governo insieme al centro-destra. La contrapposizione rischia di farci tornare nel buio degli ultimi decenni

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio chiude a Silvio Berlusconi e non intende accettare ministri di Forza Italia in un eventuale governo insieme al centro-destra. La contrapposizione rischia di farci tornare nel buio degli ultimi decenni

E’ muro contro muro tra centro-destra e Movimento 5 Stelle nel giorno in cui si aprono le consultazioni al Quirinale. Il capo dello stato, Sergio Mattarella, quasi certamente concluderà questo primo giro entro domani senza assegnare l’incarico di premier ad alcun leader. Il veto che in queste ore sta facendo discutere e divide è quello posto da Luigi Di Maio contro Silvio Berlusconi e la sua Forza Italia. Il pentastellato ha chiuso a un qualsiasi accordo di governo con gli azzurri e spiega di confidare nella rottura dell’alleanza del centro-destra. Tuttavia, dalla Lega è arrivato uno stop ai grillini, con Giancarlo Giorgetti a chiarire che non possono pretendere di separare il Carroccio da Forza Italia, essendosi presentati i due partiti uniti alle scorse elezioni.

E dagli azzurri definiscono “bullismo” politico quello di Di Maio, il quale starebbe subendo le pressioni crescenti di sostenitori come Marco Travaglio nel panorama giornalistico-culturale, affinché non si azzardi a formare alcun esecutivo con ministri di Forza Italia, dopo lo smacco dell’elezione a presidente del Senato di Maria Elisabetta Alberti Casellati, fedelissima berlusconiana. In quell’occasione, il leader grillino si era già rifiutato di rispondere alla chiamata di Berlusconi, un fatto che a Palazzo Grazioli è stato accolto con un senso di umiliazione e di stupore. Forza Italia avrà anche perso la sfida interna alla coalizione di centro-destra per la leadership, ma resta uno dei principali partiti del sistema parlamentare italiano, in cui si è perfettamente integrato e legittimato da un quarto di secolo di discesa in campo del suo fondatore ed ex premier.

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La logica della contrapposizione cieca

Eppure, oggi Il Sole 24 Ore ha pubblicato i risultati di un monitoraggio di Reti, secondo cui i temi che uniscono l’M5S a Lega e persino a Forza Italia sarebbero superiori a quelli che dividono le parti. Viceversa, con il PD i grillini avrebbero meno a che spartire sul piano programmatico. E allora, da cosa deriva questa chiusura aprioristica a un dialogo con il partito dell’ex premier? I programmi non c’entrano, nonostante Di Maio si presenterà domani al Colle con alcuni punti su cui chiederà la convergenza delle altre forze politiche. Il 31-enne di Pomigliano d’Arco manda avanti la triste tradizione italica della contrapposizione senza compromessi.

La Prima Repubblica aveva visto scontrarsi Democrazia Cristiana e Partito Comunista sul terreno delle ideologie e dell’appartenenza ai diversi blocchi geopolitici post-bellici. La Seconda Repubblica nacque e si sviluppò tutta sull’asse berlusconiani da una parte e anti-berlusconiani dall’altra, in parte anch’esso ideologico (grosso modo, centro-destra contro centro-sinistra), eredità che l’M5S vorrebbe raccogliere, ora che sembrava tramontata definitivamente, per tenere alti i propri consensi e ringalluzzire la base, mostrandole un nemico facile da individuare, peraltro, per molti elettori trattandosi di una vecchia avversione.

I grillini sono nati come movimento politico contro il berlusconismo, oltre un decennio fa. Negli ultimi anni, si sono accaniti perlopiù contro il PD, essendo stato il principale partito di governo nella scorsa legislatura. Il problema non è solo di un attaccamento alle origini, quanto di rispolverare un modus operandi, per cui bisogna crearsi un nemico pubblico per dare un senso a sé stessi. La sinistra, uscita malconcia dalla caduta del Muro di Berlino, rimasta orfana di un’ideologia accettata dal vasto ceto medio e incapace di elaborare una nuova visione della società, vide in Berlusconi l’obiettivo dei propri attacchi, riuscendo così a colmare il vuoto ideale e programmatico sul piano del dibattito pubblico.

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Nulla di buono in vista

L’M5S parte già senza alcuna ideologia, cosa che lo ha sin qui avvantaggiato, mietendo consensi sia a destra che a sinistra, complice una Seconda Repubblica dagli esiti fallimentari in ogni campo. Ma una volta arrivati al governo, la musica rischia di cambiare, specie se il nuovo panorama politico-parlamentare fosse caratterizzato da minori contrapposizioni tra schieramenti e una più fattiva collaborazione su temi specifici. A quel punto, conterebbero i fatti, le proposte e parte del consenso potrebbe andare perduto, perché è evidente che passare dalle promesse alle leggi scontenterà qualcuno di quelli che il voto a Di Maio lo avevano dato per pura protesta o sui temi più popolari, come l’abolizione dei vitalizi.

Da qui, la necessità tattica e strategica al tempo stesso dei grillini di non mollare la presa, di proporsi come un partito anti-sistema, dove il sistema verrebbe stavolta individuato nella persona di Berlusconi, fatto fuori Matteo Renzi. E, però, se la storia degli ultimi decenni ci insegna qualcosa, da un simile scontro non ricaveremo alcunché di positivo, se non una nuova ondata di odio e delegittimazione politici, scarsa attenzione ai programmi, alto valore assegnato agli slogan e tanto trasformismo. Perché in assenza di un dibattito incentrato sui programmi, tutti possono stare con tutti e decidere di recitare una qualunque parte in commedia.

Ecco perché ora Berlusconi vuole allearsi con Di Maio

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Argomenti: Politica, Politica italiana