Briatore, la verità sui permessi, davanti al Twinga di Otranto, i bagni sono vietati dal 2013

Twinga Otranto di Briatore, la verità sui permessi, già esisteva un'ordinanza che vietava la balneazione dal 2013, l'area è stata classifica come elevato e alto rischio idrogeologico.

di Angelina Tortora, pubblicato il
Twinga Otranto di Briatore, la verità sui permessi, già esisteva un'ordinanza che vietava la balneazione dal 2013, l'area è stata classifica come elevato e alto rischio idrogeologico.

Twiga di Briatore, la verità sui permessi. Davanti la struttura Twiga di Otranto, la falesia si sgretola. Tutta la zona al centro dell’inchiesta della Procura di Lecce, che ha disposto il sequestro del cantiere Twiga il 15 maggio scorso. La Procura indaga sulle autorizzazioni di tre stabilimenti, e sul crollo delle pareti rocciose e sfaldamenti.
Flavio Briatore sperava che il tutto si sarebbe risolto in tempi brevi, come ha affermato al TgZero di Radio Capital, ma non sarà così.

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I controlli della polizia provinciale e dei carabinieri della forestale, riguardano principalmente la documentazione del Piano assetto idrogeologico (PAI)della Regione Puglia.
L’area è stata classifica come elevato e alto rischio idrogeologico, inoltre le mappe del PAI mostrano le zone ad interdizione della balneazione, come la maggior parte della scogliera sia classificata con forte pericolo di dissesto, e rappresenta la zona destra del Twiga di Briatore. Tale ordinanza già era presente nel 2013.

Il divieto di balneazione sulla costa di Otranto, fu riprodotto nel 2013 per balneazione, navigazione e pesca nello specchio d’acqua tra masseria Cerra e Torre Santo Stefano.

Il comune di Otranto, nell’aprile del 2013, emise un’ordinanza di divieto di transito tra il villaggio La Staffa e la masseria Cerra”. I bagnanti hanno continuato a frequentare le coste. In seguito nacque lo stabilimento Dolce Riva, poi furono accordati permessi alla masseria Cerra e alla Salento Beach. Con il passare del tempo la costa si è sgretolata sempre di più, altri crolli interessarono il Canalone e le piccole baie a nord, la costa davanti al Twiga è stata sgretolata dalle piogge.

Nella zona a rischio interdetta dalla Capitaneria di porto non potrebbe accedere nessuno. Si attende il prosieguo delle indagini per maggiori chiarimenti, per il momento restano indagati per abusivismo il progettista e il direttore dei lavori. La società ha chiesto il dissequestro nella speranza di terminare i lavori e aprire a fine giugno, l’obiettivo è quello di salvare gli investimenti e 60 posti di lavoro.

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Argomenti: Famiglie, Inchieste Politiche, Politica

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