Brexit, UE dovrà cambiare atteggiamento con Trump o rischia la crisi

La Brexit si fa più dura con l'elezione di Trump a presidente USA, ma ai danni della UE. La possibile alleanza tra Londra e Washington potrebbe creare problemi all'Europa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Brexit si fa più dura con l'elezione di Trump a presidente USA, ma ai danni della UE. La possibile alleanza tra Londra e Washington potrebbe creare problemi all'Europa.

Un memo relativo a un incontro tra il ministro del Commercio britannico, Liam Fox, e un politico irlandese, Mary Mitchell, pubblicato ieri dalla stampa londinese, spiega che il primo avrebbe affermato che la UE dovrebbe trovarsi un altro partner commerciale, nel caso non consentisse più al Regno Unito di accedere al mercato comune, in seguito alla Brexit. Una posizione di sfida, che il ministro ha già tenuto anche in pubblico nei confronti di Bruxelles, che chiarirebbe meglio il sentimento, con cui il governo May si accinge a intavolare il negoziato con la UE, pur diviso al suo interno tra “falchi” e “colombe”. (Leggi anche: Brexit, laburisti non escludono negoziato duro)

In sostanza, Londra rigira la frittata, sostenendo che sarebbe la UE ad avere problemi, nel caso in cui il Regno Unito non fosse più parte del mercato comune da 500 milioni di consumatori, tanto che potrebbe rendersi necessario stringere accordi commerciali più stretti con realtà come la Corea del Sud, sempre Fox. In effetti, i numeri ci dicono che il saldo commerciale è negativo di oltre una settantina di miliardi di euro per l’economia britannica, ovvero Londra esporta verso il resto della UE beni per quasi 90 miliardi in meno di quelli che importa da essa, mentre le esportazioni di servizi restano di quasi una ventina di miliardi in più delle importazioni.

La vittoria di Trump stravolge lo scenario in favore di Londra

La sola Germania vanta un attivo commerciale di 50 miliardi verso il Regno Unito, corrispondente a circa l’1,7% del pil tedesco. Che cosa significa? Sarebbe la UE ad avere più bisogno dei britannici che viceversa. E l’elezione di Donald Trump alla presidenza USA cambia lo scenario e potenzialmente in favore del governo May.

Il legame tra USA e Regno Unito è sempre stato storicamente molto saldo, ma potrebbe diventare ancora più forte con il tycoon alla Casa Bianca, il quale ha già segnalato di sostenere la Brexit sin dalla campagna elettorale, incontrando come primo leader politico straniero dopo la vittoria proprio Nigel Farrage, che è a capo dell’Ukip, il partito indipendentista anti-UE. (Leggi anche: Brexit, sterlina ripiega: Trump opportunità o rischio per Londra?)

 

 

 

Un TTIP in formato mignon?

Come potrebbe correre Trump in soccorso di Londra? Stipulando un accordo di libero scambio, che abbatterebbe le barriere tariffarie e non tra i due paesi. Una sorta di TTIP in piccolo, che il presidente eletto non dovrebbe siglare con la UE, ma che forse potrebbe accettare a fini strategici con la sola economia britannica, con la quale gli americani condividono non solo valori, ma anche criteri produttivi e un atteggiamento molto più pro-business. (Leggi anche: Brexit, vittoria Trump una benedizione per May)

Le imprese britanniche perderebbero così lo sbocco commerciale europeo, ma ne acquisterebbero un altro ancora più ricco, senza tenere conto che avrebbero a disposizione anche le economie del Commonwealth, retaggio dell’impero coloniale di Sua Maestà, tra cui Sudafrica, Australia, India e Canada.

La UE, al contrario, non ha esordito granché bene con il prossimo inquilino della Casa Bianca, tanto che il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è lanciato in espressioni sciagurate sul piano diplomatico, venerdì scorso, sostenendo che “perderemo almeno due anni a spiegare a Trump come funziona l’Europa”. Se già il TTIP sembrava difficile da siglarsi sotto la nuova amministrazione, adesso appare un miraggio. Lo segnala la mancata risposta da parte del presidente eletto all’invito di Bruxelles per un vertice con i leader europei, oltre che lo stesso bilaterale con Farrage.

 

 

 

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Argomenti: Brexit, Economia Europa, Economie Europa

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