Brexit, Londra allontana i “gufi” tagliando le tasse alle imprese

Brexit, Londra promette il taglio delle tasse al 15% per frenare la possibile fuga dei capitali.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Brexit, Londra promette il taglio delle tasse al 15% per frenare la possibile fuga dei capitali.

Vi ricordate la tremenda minaccia alla vigilia del referendum del Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, “se vince la Brexit alzeremo le tasse e taglieremo la spesa pubblica“? Pura propaganda pre-elettorale, si sapeva, perché è lo stesso ministro del Tesoro britannico, ormai con un piede fuori dal governo, essendo state annunciate le dimissioni del premier David Cameron per il mese di ottobre, ad avere promesso un taglio della tasse sulle imprese (“corporate tax”) di oltre il 5% al 15%, in modo da reagire all’uscita del Regno Unito dalla UE.

Londra segnala così di volere rimanere una società “aperta agli affari”, anche quando non sarà più un membro della UE. E quale migliore annuncio, se non quello di un taglio delle tasse per le imprese con sede nel paese? Se il piano sarà attuato davvero, i britannici godrebbero di una delle tassazioni più leggere di tutto l’Occidente, vicina al 12,5% dell’Irlanda, che potrebbe beneficiare più di ogni altro paese europeo dalla Brexit, potendo aspirare ad ospitare a Dublino molte delle società, banche e dei fondi in fuga da Londra.

Taglio tasse imprese contro fuga capitali

Chissà che in molti, tra quanti nei giorni scorsi hanno paventato l’addio alla City, non si ricredano. D’altronde, se il governo britannico fosse in grado di rinegoziare un accordo per il mantenimento del libero scambio con Bruxelles, l’impatto della Brexit sul business ordinario sarebbe praticamente quasi azzerato.

Sarà forse anche per la fiducia nella reazione positiva dei britannici, che la Borsa di Londra ha guadagnato nell’ultima settimana ben il 10%, salendo oltre ai livelli pre-referendum e mettendo a segno un rialzo di circa il 9% quest’anno, quando le borse europee hanno perso mediamente il 10% nel 2016 (-25% Piazza Affari).

La sterlina resta certamente debole contro l’euro, scivolando nell’ultima settimana di un altro 1,5% e portando all’8,6% le perdite complessive dal giorno del referendum. Contro il dollaro, il cambio si mostra quasi stabile nei 7 giorni, ma cedendo l’11,5% con la Brexit.

 

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Argomenti: Brexit, Economia Europa, Economie Europa