Brexit, sterlina giù di poco: cosa farà ora Johnson?

Brexit rinviata a gennaio o c'è ancora speranza per il governo Johnson di uscire dalla UE ad Halloween? E la sterlina oggi va giù di poco, vediamo cosa succede.

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Brexit rinviata a gennaio o c'è ancora speranza per il governo Johnson di uscire dalla UE ad Halloween? E la sterlina oggi va giù di poco, vediamo cosa succede.

Un emendamento dell’ex deputato conservatore Oliver Letwin e presentato nella seduta di sabato scorso al Parlamento di Westminster sembra avere affossato le probabilità che la Brexit possa esservi entro fine mese. Approvato con maggioranza di 322 deputati contro 306 contrari, esso prevede il previo esame della legislazione legata all’accordo siglato tra il premier Boris Johnson e la Commissione europea.

Essendo i tempi tecnici relativamente lunghi, impossibile teoricamente che il divorzio tra Londra e Bruxelles possa esservi entro il termine del 31 ottobre. E così, il premier si è visto costretto a inviare una lettera alla UE con la richiesta di ulteriore proroga di 3 mesi del termine, rinviato così al 31 gennaio 2020, in attesa che i commissari accettino o respingano la richiesta.

Il pomo della discordia nella stessa maggioranza rimane l’Irlanda del Nord. Sulla base dell’accordo, essa sarebbe “de iure” commercialmente nel Regno Unito, ma “de facto” resterebbe nel mercato comunitario, con la frontiera doganale UE ad essere spostata nel Mare d’Irlanda, quel tratto che separa la Gran Bretagna dall’isola celtica. Inaccettabile per il Democratic Union Party, il partito unionista nordirlandese, che non vuole sentire parlare di separazione dal resto della nazione e che con i suoi 10 deputati è determinante per la maggioranza di governo. Contro hanno votato anche i “falchi” pro-Brexit dei Tories e i conservatori anti-Brexit espulsi dal partito da Johnson qualche mese fa.

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Sterlina giù, ma non crolla

La sterlina era salita ai massimi dal maggio scorso contro il dollaro, sfiorando 1,30 nel corso della seduta di venerdì. Nella mattinata odierna, ripiega di quasi mezzo punto, ma non segnala alcun tonfo, forse anche perché le chance di chiudere la vicenda non sarebbero definitivamente affossate. Johnson è tornato a chiedere un nuovo voto del Parlamento, sostenendo di avere adesso i numeri per farsi approvare l’accordo. Non sappiamo quanto di vero ci sia dietro, sebbene sembri un azzardo una seconda votazione senza avere raggiunto un’intesa preliminare almeno entro i confini della maggioranza, per cui qualcosa effettivamente si starebbe muovendo in tal senso.

Nel caso in cui non ottenesse il via libera all’accordo, Downing Street avrebbe pronta la richiesta di elezioni anticipate per il 28 novembre. Stando alle intenzioni di voto rilevate dai sondaggi, i Tories vincerebbero con un margine medio di 10 punti percentuali sui Labour e, in teoria, Johnson avrebbe vita più facile in Parlamento, sempre che fosse in grado di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. Per il momento, l’unica certezza resta l’incertezza. E la sterlina non arretra, perché l’unico fattore che teme è il “no deal”. Ma il Parlamento ha votato per impedire uno scenario simile, per cui o il Regno Unito resta nella UE o esce con un accordo in tasca, va bene lo stesso per il cambio. E anche la City oggi quasi snobba Westminster, salendo di un quarto di punto percentuale in mattinata.

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