Brexit, sterlina ai massimi da anni sul trionfo dei conservatori di Johnson

Le elezioni nel Regno Unito assegnano ai conservatori di Boris Johnson la netta maggioranza dei seggi per portare a compimento la Brexit. Sconfitta bruciante per i laburisti di Jeremy Corbyn, che avevano puntato sul voto degli europeisti.

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Le elezioni nel Regno Unito assegnano ai conservatori di Boris Johnson la netta maggioranza dei seggi per portare a compimento la Brexit. Sconfitta bruciante per i laburisti di Jeremy Corbyn, che avevano puntato sul voto degli europeisti.

E’ il trionfo di Boris Johnson nel giorno delle elezioni generali nel Regno Unito. Altro che “hung Parliament”, il Partito Conservatore del premier uscente si è aggiudicato una vittoria schiacciante, assicurandosi la netta maggioranza dei seggi alla Camera dei Comuni. Quando mancano i risultati degli ultimi 3 su 650, i Tories ne hanno conquistati 362, guadagnandone 66; i laburisti di Jeremy Corbyn ne hanno presi 202 e persi 42; gli indipendentisti scozzesi hanno fatto il botto con 48 (+13) e i liberaldemocratici hanno fatto flop con 11 (-10) e la loro leader Jo Swinson ha perso il suo di seggio, in favore dei nazionalisti scozzesi, subendo un’umiliazione politica imbarazzante.

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Il significato di queste elezioni è chiarissimo: la Brexit s’ha da fare. Del resto, il messaggio di Johnson è stato molto efficace. Quel suo “Get Brexit done”, che potremmo tradurre con “Facciamo la Brexit”, non lascia più margini di dubbio sulla volontà dei sudditi di Sua Maestà di uscire al più presto dall’Unione Europea, quando sono già passati tre anni e mezzo dal referendum. Sono stati puniti tutti i partiti europeisti, specie i LibDem, che pur guadagnando qualche consenso sul piano dei voti espressi, dimezzano il numero dei seggi. Il loro messaggio di rinuncia unilaterale ad uscire dalla UE non è parso convincente nemmeno agli occhi dei “Remain”.

A questo punto, la Brexit sarà effettiva entro il 31 gennaio 2020, termine ultimo concordato già dal governo uscente con Bruxelles. E un accordo commerciale potrebbe trovarsi entro un anno da oggi, per stessa ammissione del premier spagnolo Pedro Sanchez, che in tal senso si è espresso ieri a urne ancora aperte. Si capisce perché la sterlina si sia impennata all’uscita del primo exit poll. Contro il dollaro scambia adesso 1,34705, ai massimi da maggio dello scorso anno, guadagnando il 3% in poche ore. Contro l’euro, si porta a 0,82909, ai massimi dal dopo il referendum di giugno 2016.

Il tracollo dei laburisti

Per l’economia britannica, la vittoria netta di Johnson significa la fine delle incertezze sulla Brexit, il probabile ri-afflusso dei capitali esteri nel Regno Unito, compreso il mercato immobiliare, e una politica fiscale più favorevole a imprese e famiglie, venendo meno il timore di un ritorno agli anni Settanta dopo che il laburista Corbyn aveva presentato un programma tutto farcito di nazionalizzazioni e aumento delle tasse sui redditi più alti.

Egli si prenderà “un periodo di riflessione” prima di dimettersi, ma ha già fatto sapere che non sarà il candidato del suo partito per le prossime elezioni.

Mai così male i Labour dal 1935, mentre per i Tories mai così bene dal 1987, quando Margaret Thatcher ottenne il suo terzo mandato consecutivo. Non hanno pagato le ambiguità di Corbyn sull’Europa, né sull’antisemitismo; e a guardare la mappa elettorale, la destra si conferma molto forte in Inghilterra, con l’eccezione di Londra, dove a prevalere di gran lunga è il colore rosso della sinistra. La scommessa di Johnson è, dunque, vinta e cancella l’ignominia del flop di due anni e mezzo fa, quando l’allora premier Theresa May dissipò un vantaggio apparentemente abissale rispetto agli avversari, finendo per perdere la maggioranza assoluta dei seggi e per dilaniare il paese per altri due anni sulla Brexit, a causa della sua insipienza come leader.

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